BRICIOLE DI VANGELO

2 Novembre 2026

Come se fosse il primo

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo

Ap 21,1-5a.6b-7
 
Io, Giovanni, vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più. E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.
Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva:
«Ecco la tenda di Dio con gli uomini!
Egli abiterà con loro
ed essi saranno suoi popoli
ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio.
E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi
e non vi sarà più la morte
né lutto né lamento né affanno,
perché le cose di prima sono passate».
E Colui che sedeva sul trono disse:
«Ecco, io faccio nuove tutte le cose.
Io sono l’Alfa e l’Omèga,
il Principio e la Fine.
A colui che ha sete
io darò gratuitamente da bere
alla fonte dell’acqua della vita.
Chi sarà vincitore erediterà questi beni;
io sarò suo Dio ed egli sarà mio figlio».

Il commento

“Io, Giovanni, vidi un cielo nuovo e una terra nuova” (21,1).

L’Apocalisse descrive l’ultima pagina di questa storia affascinante e drammatica: “Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio” (21,3). L’ultimo tornante della storia non è il nulla che consuma ogni cosa ma una tenda in cui Dio e l’uomo saranno uniti in una comunione che non sarà più minacciata dal male e dalla sofferenza. In quel giorno, e non prima, Dio “asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno” (21,4).

La memoria liturgica che oggi celebriamo non è, come purtroppo avviene, una dolente commemorazione dei nostri cari, ma l’annuncio luminoso di quella beata eternità che Dio ha preparato per noi. Di questo annuncio oggi c’è più che mai bisogno.

L’uomo non è capace di dare un senso ultimo all’umana esistenza. La ragione può solo intravedere un oltre ma il suo orizzonte resta fondamentalmente limitato. David Maria Turoldo, sacerdote e poeta, vede la morte come “una fessura attraverso cui guardare i colori della vita, apprezzarne i valori”. E aggiunge:

“La morte è una presenza positiva, fa apprezzare meglio il tempo, fa giudicare meglio le cose. Ogni mattina dico, se questo è il mio ultimo giorno non posso perderlo. Vivo ogni giorno, non come fosse l’ultimo, ma il primo”.

Parole che tutti possono condividere, anche chi non crede. La fede allarga i confini necessariamente ristretti della ragione. La speranza cristiana non coincide con l’orizzonte terreno ma guarda oltre il muro della morte. Cristo è venuto per dare un senso pieno alla vita, cioè la possibilità di vivere questo tempo nella letizia e di gustare così nell’oggi fuggitivo di questa vita quella gioia che potrà ricevere solo quando entrerà nella luce. Oggi vi propongo di pregare così: “Padre buono, dona pienezza di vita ai fratelli che ci hanno preceduto e concedi a noi la grazia di custodire e testimoniare la speranza nell’eternità beata. Amen”.

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Briciole di Vangelo

di don Silvio Longobardi

s.longobardi@puntofamiglia.net

“Tutti da Te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno”, dice il salmista. Il buon Dio non fa mancare il pane ai suoi figli. La Parola accompagna e sostiene il cammino della Chiesa, dona luce e forza a coloro che cercano la verità, indica la via della fedeltà. Ogni giorno risuona questa Parola. Ho voluto raccogliere qualche briciola di questo banchetto che rallegra il cuore per condividere con i fratelli la gioia della fede e la speranza del Vangelo.


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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.

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