Spiritualità familiare

Tre consigli per pregare con i figli

preghiera

di Giovanna Pauciulo

È difficile trovare il tempo per la preghiera personale, ma ancora più arduo è educare i figli alla preghiera, soprattutto quando sono piccoli e amano correre e giocare. Alcuni utili suggerimenti per insegnare ai nostri bambini il dialogo con Dio.

I nostri i figli sono immersi in mille faccende, continuamente connessi con il mondo: impegniamoci a connetterli con Dio. Come fare per aiutarli a sintonizzarsi con Dio? Quando invitarli a pregare?

Se i figli sono piccoli sarà la gioia con la quale i genitori vivono la preghiera ad attrarre il figlio e a spingerlo all’imitazione. I tempi dei genitori saranno i loro tempi: è bene per un genitore con bimbi piccoli non pregare solo quando il bambino dorme o è impegnato in altre attività, ma educare il bambino a stare alla presenza di Dio, a fare silenzio, a stare fermo. Ricordo quando alla mia primogenita chiedevo di imparare a stare seduta per qualche minuto, perché se stavamo in chiesa non poteva correre. “La chiesa non è il parco – le dicevo – come a te piace giocare così a me piace andare da Gesù. Se vuoi farmi contenta, devi essere buona, quindi devi imparare a stare un po’ ferma”. Facevamo degli esercizi e allungavo poco alla volta i minuti in cui le domandavo di star ferma e pregare, magari chiedendole di dire qualcosa a Dio nel suo linguaggio. Così, poi, anche in chiesa cantava o pregava a modo suo. Ricordo ancora la mia disperazione per la terzogenita chiacchierona, che mi impediva di partecipare a messa, perché continuava a parlare. Le chiesi di stare in silenzio, perché in Chiesa parla Gesù attraverso il sacerdote e noi dobbiamo ascoltare. Per la mia preghiera personale in casa, le chiedevo di aiutarmi con il silenzio, perché le avrei raccontato dopo quello che Gesù mi diceva. Questo allenamento a casa è stato funzionale anche per il silenzio in chiesa.

Se i figli sono più grandi occorre aiutare loro a capire che Dio ha una parola per la loro vita ed in ogni momento, in ogni circostanza, ascoltare Dio, porsi alla presenza di Dio, permette di essere se stessi e dare così il meglio di sé. Nessuno di noi si è fatto da solo, se non si parte dalla sorgente difficilmente riusciamo a comprendere ed arrivare alla destinazione.

La preghiera non ha bisogno di molto tempo, ma di uno spazio preciso, sì.

È necessario che fin da piccoli i figli siamo educati alla presenza di Dio, a fare della loro  vita un inno di ringraziamento, affinché i loro occhi siano capaci di scrutare nelle vicende quotidiane la mano del Signore.

Quando scopriamo la malattia di un giovane amico di nostro figlio, possiamo aiutarlo a cercare la migliore struttura specialistica ma possiamo anche fermarci e riconoscere che è il tempo per pregare. Con l’aiuto dei genitori, i figli imparano a dialogare con Dio prendendo spunto da una molteplicità di motivi che rendono la loro preghiera ogni giorno diversa per la tonalità che la ispira. È come dire: “Non accade nulla che Dio non voglia”. La preghiera diventa lo spazio in cui cerco di comprendere perché Dio mi permette di vivere un’esperienza, cosa vuole dirmi e quale risposta si aspetta da me. Questo tipo di preghiera è uno stile, è un atteggiamento, è un modo per fare della propria vita una preghiera e di portare gli altri e la vita stessa nella preghiera.

Ecco allora che è possibile rispondere alla domanda “Quando pregare?” con la risposta “sempre”, perché il sempre non è circoscritto in uno spazio temporale, ma è un atteggiamento del cuore. Proviamo a stilare qualche indicazione per educarci ed educare a trasformare tutta la nostra vita in preghiera, e quindi stabilire quando e come pregare:

Per far diventare la preghiera un impegno costante occorre cominciare a fissare  un tempo, anche se breve, ma che sia preciso e stabilito, e a cui si resta fedeli anche se si è stanchi, svogliati o distratti. È bene procrastinare, ristabilire l’orario ma non far saltare l’appuntamento con la preghiera. Per i figli è molto importante la stabilità e la fedeltà. Assicurare che tutti i giorni, anche se brevemente, ci sia il tempo della preghiera. Stabiliamo con i figli quale è il minimo, per esempio tre momenti (o almeno uno): la preghiera personale al mattino e la benedizione da parte dei genitori ai figli prima di uscire di casa; preghiera ai pasti, la sera preghiera comune come famiglia, e benedizione ai figli. L’impegno è la fedeltà: si tratta di non lasciar passare un giorno.

Esiste il rischio di una preghiera astratta, impersonale, abitudinaria, forse anche noiosa, perché ripetitiva e quindi incapace di creare un autentico dialogo con Dio. In famiglia la preghiera ha bisogno del respiro della vita quotidiana, che la rende sempre nuova e diversa. Per fare della vita quotidiana una preghiera occorre affinare lo sguardo del cuore e quindi modulare la bocca perché pronunci parole di benedizione, di ringraziamento, di lode. Esercitiamoci e chiediamo ai nostri figli di esercitarsi durante la giornata a ringraziare Dio se sono arrivata in ufficio o a scuola in orario, se non ho trovato traffico, se l’interrogazione è andata bene. E se c’è una incertezza, una situazione difficile da affrontare, chiedere l’aiuto di Dio, invocarlo. Chiediamo a Dio di intervenire, di manifestarsi, affidiamoci a Lui durante la giornata e rendiamoci a lui disponibili chiedendo di servirsi di noi. In questo modo, tutta la nostra giornata diventa preghiera – è come intessuta nella preghiera – e sarà più facile sia vivere stando alla presenza di Dio che restare fedeli ai tempi stabiliti e fissati per la preghiera nella giornata.

Il nostro agire è sempre condizionato dall’egoismo: mi impegno nello studio o nel lavoro perché faccio fruttificare i talenti e costruisco il Regno di Dio o perché aumento il mio amor proprio e guadagno di più? Compio un gesto di carità perché nel povero c’è mio fratello e Gesù o perché mi sento migliore?

Insegnare ai figli a purificare le intenzioni e a fare tutto per il Signore compie il percorso dell’educarsi ed educare a vivere il sempre della preghiera. Lo si può fare imparando ogni giorno a fare un atto di offerta. Come è bello quel salmo che dice “Ogni azione abbia in te l’origine e in te il compimento”.




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