Vita

In Umbria obbligo di ricovero di tre giorni per aborto farmacologico

pillola

a cura della Redazione

Niente aborto “fai da te” o day hospital. Le donne che vorranno fare ricorso all’aborto farmacologico dovranno necessariamente essere ricoverate per tre giorni. A deciderlo è la giunta della Regione Umbra.

Umbria – L’aborto farmacologico non potrà più avvenire in day hospital. Le donne che vorranno farvi ricorso dovranno necessariamente essere ricoverate tre giorni. Lo ha deciso la giunta guidata da Tesei, su proposta dell’assessore Luca Coletto, abrogando le disposizioni adottate dalla precedente giunta dem di Catiuscia Marini.

La legge 194 prevede il ricovero ospedaliero, ma concede alle Regioni la possibilità di organizzarsi in modo differente. Per questo, nel 2018, in Umbria era stata introdotta la possibilità di abortire con la pillola RU486entro la settima settimana di gravidanza, in day hospital e con terapia domiciliare. E ora da sinistra arrivano accuse di «crociata» e di «follia contro la legge e il buonsenso».

La presidente leghista della Regione Umbria, Donatella Tesei, difende la decisione che, come prevedibile, ha scatenato dure polemiche e dice che non si tratta di un passo indietro rispetto alla libertà della donna di interrompere la gravidanza, ma di una decisione che mira a tutelare la salute della donna stessa. «Ho applicato la legge nazionale non per togliere un diritto delle donne. Al contrario, da avvocato impegnata nella tutela dei diritti individuali penso che abbiamo aggiunto la garanzia di poter abortire in sicurezza. Siccome i rischi ci sono e sono evidenti, incidenti di percorso ci possono essere e ci sono stati». La Tesei non si esprime sulla scelta di abortire ma non manca di sottolineare che le donne che arrivano a prendere questa decisione non lo fanno a cuore leggere e parla di una «scelta individuale difficile e sofferta». Ma sulle obiezioni che in tempi di Covid si potrebbero intasare gli ospedali reagisce: «Nei nostri ospedali la percentuale Covid è bassissima. Non ci sono problemi».

Mentre l’Associazione Luca Coscioni chiede un incontro urgente con i vertici della Regione Simone Pillon, uno dei promotori del Family Day e commissario della Lega in Umbria commenta: «Da oggi evitiamo che la donna sia lasciata sola davanti a eventuali rischi come emorragie, infezioni o altre complicanze».




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