Coppia

La radice del fidanzamento? Dio ovviamente…

18 Febbraio 2021

fidanzati

Ogni amore sembra rievocare l’incontro tra Adamo ed Eva nel giardino di Eden. Anche qui, Dio conduce Eva ad Adamo e unisce le mani dei due, benedicendoli. Adamo nel vedere Eva comprende chi è, quale posto deve occupare nel giardino e qual è la sua missione: diventare una cosa sola con Eva e renderla felice.

Lasciandoci guidare ancora una volta dalla storia d’amore tra Isacco e Rebecca, cerchiamo di fare un ulteriore passo in questa vicenda biblica così lontana da noi ma, per certi aspetti, tanto vicina. Ci guida l’intento di portare all’attenzione l’importanza della preghiera e del discernimento che hanno accompagnato questi due giovani al matrimonio. Isacco viene presentato dalla Sacra Scrittura come un uomo gentile, dolce, riflessivo. L’unico tra i patriarchi ad aver avuto una sola moglie, avendo rifiutato anche le concubine. Questa scelta rende Isacco, ai nostri occhi, amato, fuori dagli schemi dell’epoca e quindi anche un po’ profeta, anticipatore del matrimonio unico ed indissolubile, confermando la sua indole riflessiva e dolce. Cercò sempre di evitare ogni conflitto, allontanandosi dai suoi avversari. Rebecca è una donna bella, intelligente e non passiva. Parla al servo di Abramo per lei straniero, riempie la sua brocca di acqua, si adopera per dissetare i cammelli di lui, dà il consenso al matrimonio e decide di partire con Eliezer senza indugio. Una donna forte, determinata, è la più intelligente e la più autorevole delle matriarche. Essa incarna la femminilità nella sua bellezza, nella virtù del suo comportamento, nella sua cortesia premurosa e nella sicurezza di sé. 

Il servo di Abramo chiese alla famiglia di Rebecca: «“Lasciatemi andare dal mio padrone”. Ma il fratello e la madre di lei dissero: “Rimanga la giovinetta con noi qualche tempo, una decina di giorni; dopo, te ne andrai”. Rispose loro: “Non trattenetemi, mentre il Signore ha concesso buon esito al mio viaggio. Lasciatemi partire per andare dal mio padrone!”. Dissero allora: “Chiamiamo la giovinetta e domandiamo a lei stessa”. Chiamarono dunque Rebecca e le dissero: “Vuoi partire con quest’uomo?”. Ella rispose: “Sì”. Allora essi lasciarono partire la loro sorella Rebecca con la nutrice, insieme con il servo di Abramo e i suoi uomini» (Gn 24, 54-60). Ci piace immaginare che Rebecca nel tempo che intercorre tra l’incontro al pozzo e la scena sopra riportata, preghi il Signore per avere la forza di fidarsi di Dio, per pronunciare il suo sì pieno e compiere la Sua volontà. Non era semplice lasciare la sua famiglia, la sua gente, il suo paese per andare in moglie ad un uomo mai visto prima. Ella trova, tuttavia, nella preghiera, la forza di fidarsi di Dio dando totale obbedienza al Suo volere, acconsentendo di sposare un uomo sconosciuto. Rebecca lascia la casa di suo padre e l’addio è accompagnato da una benedizione contenente un augurio di fertilità pronunciata da suo fratello: «Tu, sorella nostra, diventa migliaia di miriadi e la tua stirpe conquisti la porta dei tuoi nemici» (Gn 24, 60). Ancora oggi, il giorno del matrimonio dei contadini o dei beduini palestinesi, sulla soglia della casa o all’ingresso della tenda dei nuovi sposi si schiaccia una melagrana i cui chicchi simboleggiano i figli numerosi augurati alla coppia. Nonostante la benedizione ricevuta, la giovane, come Sara, conoscerà la sofferenza lacerante della sterilità per ben venti lunghi anni. Anche di fronte a tale sofferenza ella, assieme ad Isacco, non si scoraggia, si fida di Dio fino a che le loro preghiere verranno esaudite con la nascita di due gemelli, dono di Dio, per la fedeltà alla promessa fatta ad Abramo di avere una discendenza numerosa. Gli eventi che si succederanno dal sì pronunciato da Rebecca daranno sempre più conferma che sia stata scelta da Dio per essere moglie di Isacco. A leggere il testo sacro si ha la sensazione che i due giovani, pur non essendosi mai visti prima, siano legati da un filo misterioso che non li fa sentire estranei. Sembra percepire che siano stati scelti da Dio fin dal “principio” per essere una cosa sola. Forse è proprio questa percezione che ha dato il coraggio ad Isacco di non seguire le usanze dell’epoca e scegliere Rebecca come sua unica sposa. Il loro primo incontro è affascinante per semplicità e dolcezza. Ci addentriamo in esso in punta di piedi proprio come quando si entra in un luogo sacro per incontrare Dio, perché è Lui che s’incontra nell’amore delicato di questi due giovani. Il testo sacro ci narra che Isacco, essendo uscito una sera a meditare, dunque pregare, forse impaziente per il ritorno del servo del suo padre o forse perché la sua vita di lì a poco sarebbe cambiata, cercando forza e luce in Dio, scorse in lontananza una carovana di cammelli. Rebecca, vedendo un uomo venirle incontro, chiese di chi si trattasse. Quando venne a conoscere l’identità di Isacco, si coprì immediatamente con il velo, come doveva fare ogni ragazza davanti al promesso sposo.

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Immaginiamo la scena, ci troviamo nelle steppe del deserto di Giuda al termine di una giornata di fronte ad un tramonto bellissimo. Isacco cammina tra quelle steppe con il cuore ancora gonfio di tristezza per la morte di sua madre, Sara, interrogandosi sul suo futuro. Forse si chiedeva cosa sarebbe diventata la sua vita. Lui, il figlio della promessa che Dio aveva donato ai genitori per poi richiedere indietro la sua stessa vita come sacrificio, che direzione avrebbe preso? Quand’ecco che i suoi pensieri vengono interrotti perché all’orizzonte compare la carovana di cammelli. Egli intuisce che forse è il corteo della sua futura sposa e, quindi, che la risposta di Dio al suo discernimento non si era attardata. È come se Dio acquietasse l’animo del giovane prendendolo per mano e conducendolo dalla sua Rebecca. Il narratore biblico pone in risalto il gioco degli sguardi dei due promessi sposi. Isacco «alza gli occhi» e vede la carovana, Rebecca «alza gli occhi» e vede Isacco e subito si copre con il velo che doveva nascondere il volto alle donne. Questo alzare gli occhi è affascinante e misterioso. È come se i due ragazzi chiusi nelle loro storie familiari, uscissero fuori, facessero un balzo in avanti per essere introdotti in una nuova storia, la storia della salvezza, preparata e voluta da Dio. Alzare gli occhi rievoca il nostro “in alto i nostri cuori” pronunciato dal sacerdote all’interno della divina liturgia che indica lo slancio dell’anima verso Dio, l’essere proiettati e abbandonati totalmente in Lui. Isacco e Rebecca, sembrano fare questa simile esperienza. La carovana si fermò e appena furono presentati, «Isacco introdusse Rebecca nella tenda che era stata di sua madre Sara; si prese in moglie Rebecca e l’amò. Isacco trovò conforto dopo la morte della madre» (Gn 24, 67). Possiamo solo immaginare le emozioni, il fremito sulla pelle, il battito veloce dei due cuori, gli occhi fissi l’uno sull’altro, gli odori della steppa e il vento caldo che accarezzava i volti e i vestiti mentre il sole scompariva all’orizzonte donando uno spettacolo di colori meravigliosi. In questo quadro, quasi da Eden ritrovato, Isacco prende per mano la sua sposa e la introduce nella tenda femminile della tribù, quella precedentemente occupata dalla madre Sara, moglie di suo padre Abramo. Questo gesto significava che da quel momento in avanti Rebecca diventava la “principessa” del clan. Questo passo sembra rievocare l’incontro tra Adamo ed Eva nel giardino di Eden. Anche qui, Dio conduce Eva ad Adamo e unisce le mani dei due, benedicendoli. Adamo nel vedere Eva comprende lui chi è, quale posto deve occupare nel giardino e qual è la sua missione nei confronti di Eva. Possiamo dire che Adamo compie il suo discernimento comprendendo che è maschio, dunque diverso da Eva, e quale la sua missione: diventare una cosa sola con Eva e renderla felice. 

Forse una cosa simile accade tra Isacco e Rebecca. Gli sguardi s’intrecciano tra passione, pudore, attrazione fisica e spirituale così forte da far mancare il fiato, si accende la scintilla dell’amore. In questa mescolanza di sentimenti, emozioni, storie diverse, anime che si incontrano dopo essersi affidate a Dio, bellissima è la sobria annotazione finale che ci consegna l’autore sacro: «Isacco trovò conforto dopo la morte della madre». La solitudine dell’uomo Isacco, la sua tristezza e le sue amarezze, la vita non ancora definita sono cancellate dalla presenza della sua donna. Anche Adamo, prima dell’incontro con Eva, vive la stessa situazione e anche oggi molti giovani vivono gli stessi sentimenti. Una solitudine interiore pur avendo tanti compagni, ma nessuno che è simile al quale poter aprire totalmente il cuore e con il quale poter costruire una vita assieme. La solitudine di Isacco ci riporta alla mente anche il rincorrersi dei due sposi del Cantico dei Cantici prima di coronare il loro amore: «Sono venuto nel mio giardino, sorella mia, mia sposa, e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo; mangio il mio favo e il mio miele, bevo il mio vino e il mio latte» (CC 5, 1). Sembra di intravedere la sposa che guarda lo sposo solitario. Sembra di vederla mentre gli si avvicina per fargli da compagna, da aiuto che gli è simile per tutta la vita, perché non è bene per l’uomo vivere da solo, perché l’amore che unisce due sposi dà sapore e colore a tutta la vita perché in esso si tocca l’amore di Dio che li rende una cosa sola. La vita di Isacco e Rebecca non si presenta come facile, ma in loro troviamo sempre “quell’alzare gli occhi” a Dio che fece iniziare la loro storia d’amore e che li accompagnò lungo tutta la loro esistenza terrena. 

Questa storia ci mette in discussione sia come sposi che come genitori cristiani. Come sposi ci chiediamo se prima di pronunciare il nostro sì al coniuge abbiamo innalzato lo sguardo a Dio. Abbiamo piegato le nostre ginocchia davanti al tabernacolo meditando e chiedendo a Dio il discernimento? Come genitori cristiani, invitiamo i nostri figli alla preghiera del discernimento? Prospettiamo loro le due vie vocazionali: Ordine e Matrimonio? Oppure tutto è lasciato al caso ed in balia delle emozioni che per loro natura sono passeggere? La scelta vocazionale è un passaggio molto complicato da compiere perché se si sbaglia vocazione ci si apre ad una vita infelice e piena di insoddisfazioni. Ecco perché la preghiera e il discernimento sono di vitale importanza per coloro che non si accontentano di relazioni banali e ambiscono ad un amore forte più della morte.




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