La dignità svenduta dei corpi in vendita

fiore

Possiamo davvero dirci una società civile se accettiamo e spesso legalizziamo la prostituzione? Prego per le ragazze che si vendono sulla strada o in una vetrina. In giro c’è tanto buio ma anche tante luci. Una di queste? Don Oreste Benzi.

Parliamo da mesi, ogni venerdì, di temi legati alla purezza, alla castità, alla dignità del corpo, alla sacralità dell’atto sessuale. Eppure, con sofferenza, dobbiamo riconoscere che ci sono situazioni lontane anni luce dallo splendore del disegno voluto dal Creatore sulla sessualità umana. C’è chi, purtroppo, non sa quanto valgano la vita, la corporeità e l’intimità.

Quando il corpo – il dono più grande che abbiamo – viene messo in vendita

Penso spesso ad una piaga sociale che mi genera sofferenza indicibile: la prostituzione.

Spesso ci sentiamo evoluti, ma ammettiamolo: non lo siamo poi tanto se nelle nostre società moderne e all’avanguardia ancora ai bordi delle strade ci sono ragazze, spesso provenienti da paesi poveri, sfruttate e trattate come oggetti.  Come facciamo a parlare di “progresso” quando ancora accettiamo – senza intervenire in modo serio e decisivo – che delle persone siano messe in vendita?

E… come possiamo dire che “non c’è nulla di male”?

Quanta tristezza mi fa vedere che, di tanto in tanto, qualcuno – politici compresi – avanza la proposta di legalizzare la prostituzione: uno dei tanti modi in cui, per far guadagnare lo Stato, si pensa di istituzionalizzare (e quindi legittimare!) il male invece di estirparlo alla radice. Quanto risponderemo davanti a Dio di questa insensibilità, di questo pensare solo al profitto, di questo non vedere che in ogni persona si nasconde Gesù che vuole essere amato. Quando frequentavo il liceo sono stata in gita ad Amsterdam. E le ho viste con i miei occhi quelle ragazze in vetrina, con tanto di prezzo addosso. Ho pregato il Signore, lo ricordo bene, ho pregato che entrasse in quei cuori e facesse capire loro che la vita, il corpo, l’intimità non hanno prezzo. Piango pensando che dietro a quei volti ammiccanti si nasconde una bambina che non è stata amata abbastanza e una donna cui nessuno ha mai detto: “Meriti di più, meriti di essere amata da un uomo, non usata”.

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“Ma se sono libere di svendersi così?”

Ricordo ancora lo scandalo che hanno provocato in me le parole di una professoressa che ci accompagnava: “Almeno non sono per strada, sono protette, lo Stato le tutela, non come in Italia…”. “No, lo Stato è il primo a sfruttarle!”, ha replicato un’altra professoressa. “Ma se loro sono libere? Se lo hanno scelto? Se sono d’accordo?”, è stata l’obiezione. Ed ero sconvolta perché a dire questo era una donna sposata, con una famiglia. Al di là del fatto che nessuno è libero di svendere il proprio corpo (anche se lo “fai liberamene” è perché sei vittima di un inganno: non sai che hai diritto ad essere accolta), lo Stato di fatto lucra sulla mancanza di autostima, su delle ferite, sull’incapacità di riconoscersi doni preziosi. E può forse starci bene questo, senza battere ciglio? Non è che, dietro a tanto progresso e a tanta presunta libertà, si nasconde il fallimento della cosiddetta “civiltà dell’amore” che Gesù ci chiede di costruire da 2000 anni?

Il dolore degli altri sia anche il nostro dolore

Prego spesso per le vittime della prostituzione: prego perché possano trovare la verità e perché come società possiamo arginare e risolvere il problema. E mi dona speranza vedere che nel buio ci sono luci che splendono.

Penso al sacerdote, attualmente servo di Dio, don Oreste Benzi: uno di quei preti che Gesù lo hanno preso alla lettera e sono andati davvero nelle periferie, dove Cristo oggi è Crocifisso e soffre di più. Che meraviglia pensare a questo sacerdote puro di cuore, che si avvicinava a delle anime ferite e offriva loro un’alternativa. Sì, un’alternativa. Perché è più facile lasciare che tutto resti com’è. È più facile pensare di rendere legale questo dramma (come successo in Olanda) e guadagnarci sopra. È più difficile promuovere il bene integrale di ogni persona, dire “sì sì” o “no no”, di fronte alle proposte di Satana, senza compromessi.

Eppure, quante benedizioni avremmo dal Cielo se iniziassimo davvero a occuparci degli ultimi, se ci fidassimo di Cristo e cercassimo il Bene, senza “se” e senza “ma”! Torneremo su questo argomento anche venerdì prossimo: vi racconterò qualcosa di più su don Oreste Benzi, un esempio davvero prezioso, un testimone credibile, che ha fatto molto per aiutare le donne a riconoscere che non sono merce in vendita! Vi aspetto…




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.


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