CORRISPONDENZA FAMILIARE

I tanti volti del male. La forza dell’amore

11 Aprile 2022

Croce

Molti oggi si sentono smarriti e disorientati, come i discepoli di Gesù il Sabato Santo. Non riusciamo a capire come sia possibile usare tanta violenza e uccidere persone innocenti. L’unica certezza, che ci impedisce di cadere nella palude della rassegnazione, è sapere che Dio non abbandona l’umanità e sa come trasformare il male in bene.

Il male incute paura, stordisce e ottunde la coscienza. Non solo la guerra, il male ha tanti volti: l’ingiustizia e la menzogna, l’odio e il disprezzo, l’intolleranza e l’emarginazione, la disonestà e l’indifferenza. È male anche fabbricare notizie false. Il male più grande, tuttavia, è quello di giustificare il male. Chi agisce così uccide la coscienza. 

Rassegnarsi a vedere il male è l’esito peggiore della cronaca mediatica. Ed è anche peggio che fare il male. Possiamo abituarci al male, iniziare a guardarlo come qualcosa di inevitabile. Si può arrivare a pensare che, in fondo, se nel mondo ci sono lupi e agnelli, può accadere che i primi impongano il diritto del più forte. 

La parabola culturale dell’aborto è un esempio significativo di come il male sia diventato parte del nostro abituale modo di pensare. Nella prima fase è stato giustificato e legittimato come un necessario; e così, poco alla volta ci siamo abituati a sopprimere la vita dell’innocente. Nella seconda fase il potere culturale ha fatto di tutto per negare un volto e una dignità a quel piccolo essere che iniziava la sua avventura nel grembo della madre. Nella terza fase, quella di oggi, l’aborto emerge come un diritto assoluto che non può essere soggetto a critica da nessuno e per nessun motivo. È questo il trionfo del male. 

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Il male va disprezzato e condannato sempre e con fermezza. Ma non basta, anzi rischia di diventare un esercizio retorico che dà l’impressione di aver fatto la propria parte. Il male si vince quando iniziamo a fare il bene. Il male fa sempre male ma diventa davvero nocivo quando suggerisce l’idea che non c’è più spazio per il bene o quando di fatto impedisce di compiere il bene. Non dobbiamo permettere al male di soffocare il bene. Per stare all’attualità, resistere all’aggressione militare è certamente un dovere etico ma se l’unica forma di resistenza è quella delle armi, a vincere è sempre e solo la guerra. Abbiamo bisogno di mettere in atto azioni diversificate per evitare che l’unica parola sia quella della forza e l’unica forza sia quella delle armi. 

Siamo entrati nella Settimana Santa, in questi giorni contempliamo la croce del Signore. Se la vicenda della passione fosse solo la cronaca della violenza, non farebbe più notizia. In realtà quelle pagine, avvolte nell’oscurità del male, annunciano che la luce splende in mezzo alle tenebre. Il male non soffoca l’amore anzi lo fa apparire in tutta la sua luminosa bellezza. L’amore di Dio trasforma l’umana ingiustizia in una sorgente inesauribile di grazia. “Senza la croce, l’uomo non ha radici, è distrutto”, ha detto Giovanni Paolo II. 

La guerra non ha tolto il coraggio di fare il bene, anche a rischio della vita. È questa la splendida testimonianza di Odoardo Focherini (1907-1944), sposo e padre di sette figli. La sua vicenda si scrive nel contesto della Seconda Guerra Mondiale. Di professione era giornalista ma non poteva zittire il grido dell’umanità che sorgeva in lui dinanzi al dramma degli ebrei. Scelse perciò di aderire ad un’organizzazione che si preoccupava di fornire agli ebrei documenti e soldi per fuggire all’estero. Scoperto e arrestato, non volle collaborare. Per questo fu inviato in diversi campi di concentramento. Morì il 24 dicembre 1944. È stato beatificato nel 2013. Quando fu incarcerato, il dolore più grande era proprio quello di abbandonare la famiglia, come appare in una lettera alla moglie Maria: “Talvolta ho l’impressione… di sentire l’accorato interrogativo tuo e dei piccoli che pesano come tremendo rimprovero” (Fossoli, 26 luglio 1944). Nella stessa lettera arriva a chiedersi: “I bambini mi capiranno?”. A distanza di anni, la figlia Olga afferma: “Credo che, alla fine, tutti abbiamo capito, grazie anche a mia madre…”. 

Molti oggi si sentono smarriti e disorientati, come i discepoli di Gesù il Sabato Santo. Non riusciamo a capire come sia possibile usare tanta violenza e uccidere persone innocenti. L’unica certezza, che ci impedisce di cadere nella palude della rassegnazione, è sapere che Dio non abbandona l’umanità e sa come trasformare il male in bene. All’inizio della Quaresima ho consegnato agli amici della mia Fraternità una preghiera, vi invito a riprenderla in questi giorni. Il Signore ci doni pace e misericordia. 

Signore Gesù,
ti preghiamo con le parole della liturgia: 
“guidaci con la tua grazia alla vittoria pasquale”. 
Non farci restare nel deserto delle buone intenzioni, 
donaci di gustare la vittoria sul male 
che sempre insidia la nostra vita. 
E donaci di sperimentare 
la forza del tuo amore. 
Sei Tu, e Tu solo, 
che puoi vincere. 
Donaci di abbandonare l’orgoglio, 
e la pretesa di gestire la vita, 
fa’ che ci arrendiamo all’amore 
lasciando a Te 
il compito di guidare i nostri passi. 
Con Te siamo certi di arrivare alla meta. 
Con Te ogni croce diventa 
un albero fecondo di vita. 
Amen.




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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.

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