La Madonna di Kazan’ e… quel bacio di Putin

30 Aprile 2022

Uno storico esemplare dell’icona della Madonna di Kazan’ fu donato nel 1993 al papa san Giovanni Paolo II, che la conservò in Vaticano e che – in occasione di una sua visita ufficiale in Italia – la mostrò al presidente russo Putin, il quale volle addirittura baciarla. Prima o poi Putin si ricorderà di questo bacio?

«È il cuore della devozione mariana a Busto Arsizio, è il santuario della Madonna dell’Aiuto, la “mamma celeste” dei bustocchi. Dall’altro giorno sull’altare davanti alla statua della Madonna, che secondo la tradizione popolare fermò l’epidemia di peste alzando la mano durante una processione, c’è un piccolo quadro, raffigura un’icona tra le più diffuse tra gli ortodossi, ucraini e russi, quella della Madre di Dio di Kazan’. La Madonna dell’Aiuto e la Madonna di Kazan’ a unire i fedeli, cattolici e ortodossi, nella preghiera perché si ponga fine ad una guerra che ogni giorno si fa più devastante, la “peste” di questi giorni da fermare». 

Parole che la giornalista Rosella Formenti ha scritto lo scorso 22 marzo per “il Giorno” di Milano, e che purtroppo sono ancora attuali, visto che la guerra continua a infuriare. Mi colpiscono perché in quegli stessi giorni era capitato anche a me di sostare davanti a quell’icona, esposta sull’altare della chiesa di Santa Maria in Piazza, un gioiello rinascimentale che non ci si aspetterebbe di trovare in una città tutta industria e commercio come Busto Arsizio. (Sono gli affascinanti segreti della nostra Italia che, ovunque si vada, non manca mai di stupirci…)

Ma la storia di quell’icona è, se possibile, ancora più affascinante del mirabile scrigno architettonico che la ospita. È stata infatti donata alla città da una delle tante badanti ucraine che si occupano delle nostre mamme e dei nostri papà. Si tratta dell’immagine riprodotta della Madonna di Kazan’ (importante città a est di Mosca), che ritrae a mezzo busto la Vergine con in braccio il Bambino, il quale benedice con la mano destra. L’originale giunse nel Medio Evo a Kazan’ da Costantinopoli, da dove sparì, sembra a causa dell’invasione dei Tartari, per ricomparire miracolosamente qualche secolo dopo, diventando una delle più venerate immagini sacre della Russia. In particolare, era considerata la protettrice della famiglia: una sua copia veniva donata agli sposi per diventare il cuore della nuova casa. 

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Bisogna notare che, nella spiritualità ortodossa e del cattolicesimo orientale, un’icona non è semplicemente una sacra raffigurazione ma ha in sé una funzione dinamica, efficace: essa è in grado di interagire con chi la contempla in preghiera. Uno zio di mia moglie, caduto malato durante la sciagurata campagna di Russia voluta da Mussolini, venne accolto in un’isba da una famiglia di contadini, che – nonostante fosse un “nemico” – lo curò amorevolmente e gli cedette persino l’unico vero letto della casa. Ricordava lo zio che, di fianco al focolare, era appesa una sacra icona (forse la Madonna di Kazan’?) da cui irraggiava santità su tutta la casa e che a sua volta ne riceveva preghiere di lode e suppliche. Ecco il segreto di tanta carità cristiana! 

Uno storico esemplare dell’icona fu donato nel 1993 al papa san Giovanni Paolo II, che la conservò in Vaticano e che – in occasione di una sua visita ufficiale in Italia – la mostrò al presidente russo Putin, il quale volle addirittura baciarla. Undici anni dopo l’icona fu “restituita” dal Papa – per il tramite del cardinal Kasper – nelle mani del patriarca di Mosca Alessio II, in uno squisito gesto di fratellanza ecumenica. Il cui senso venne spiegato dal Papa stesso nella memorabile Udienza generale del 25 agosto 2004, proprio nell’occasione della “restituzione” della sacra immagine alla Russia, con queste parole:

“Quante volte ho invocato la Madre di Dio di Kazan’, chiedendole di proteggere e guidare il popolo russo che le è devoto, e di affrettare il momento in cui tutti i discepoli del suo Figlio, riconoscendosi fratelli, sapranno ricomporre in pienezza l’unità compromessa. Fin dall’inizio, ho desiderato che questa santa Icona facesse ritorno sul suolo della Russia, dove – secondo attendibili testimonianze storiche – è stata per lunghissimi anni oggetto di profonda venerazione da parte di intere generazioni di fedeli. Intorno all’Icona della Madre di Dio di Kazan’ si è sviluppata la storia di quel grande popolo. La Russia è una nazione da tanti secoli cristiana, è la Santa Rus. Anche quando forze avverse si accanirono contro la Chiesa e tentarono di cancellare dalla vita degli uomini il nome santo di Dio, quel popolo rimase profondamente cristiano, testimoniando in tanti casi con il sangue la propria fedeltà al Vangelo e ai valori che esso ispira. È perciò con particolare emozione che rendo grazie con voi alla Divina Provvidenza, che mi concede oggi di inviare al venerato Patriarca di Mosca e di tutte le Russie il dono di questa santa Icona. Dica, questa antica immagine della Madre del Signore, a Sua Santità Alessio II e al venerando Sinodo della Chiesa Ortodossa russa l’affetto del Successore di Pietro per loro e per tutti i fedeli loro affidati. Dica la sua stima per la grande tradizione spirituale di cui la Santa Chiesa russa è custode. Dica il desiderio e il fermo proposito del Papa di Roma di progredire insieme con loro nel cammino di reciproca conoscenza e riconciliazione, per affrettare il giorno di quella unità piena dei credenti per la quale il Signore Gesù ha ardentemente pregato (cfr Gv 17, 20-22). Carissimi Fratelli e Sorelle, unitevi a me nell’invocare l’intercessione della Beata Vergine Maria, mentre consegno la sua Icona alla Delegazione che, a nome mio, la recherà a Mosca”.

Parole ancora attualissime, e che neppure una guerra scellerata come quella che si sta combattendo sul suolo ucraino può rendere vane. Anche perché, prima o poi, il presidente Putin dovrà pur ricordarsi di quel bacio che un giorno aveva impresso sull’icona della Madonna di Kazan’…




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Gianni Mussini

Gianni Mussini, quinto di otto figli, è nato a Vigevano nel 1951. Laureato a Pavia, alunno dell’Almo Collegio Borromeo fondato da san Carlo (e citato da Manzoni nei Promessi sposi). Docente di Lettere (da ultimo al Liceo classico “Ugo Foscolo”), ha anche insegnato per 12 anni alla Scuola interuniversitaria lombarda per la formazione degli insegnanti. Autore di due libri di poesia (tra cui Rime cristiane eccellentemente recensito dal Corriere della sera e da Avvenire) e di molti studi ed edizioni specialmente sul poeta Clemente Rebora, ma anche su altri autori (tra cui Jacopone da Todi, Cesare Angelini, Manzoni), per Garzanti, Scheiwiller, Piemme, De Agostini, Storia e Letteratura. Ha collaborato a testi scolastici (La Scuola, Le Monnier, De Agostini) e raccolto in volume testimonianze di Vite salvate (Interlinea, Novara, con prefazione di Claudio Magris), ora moltiplicate nel volume Donne in cerca di guai, uscito nel 2018. Per 8 anni è stato presidente dei Centri di aiuto alla vita della Lombardia e per 12 vicepresidente nazionale del Movimento per la vita. Dal 2005 al 2012 ha invece presieduto il Consultorio familiare onlus di Pavia (dedicato al servo di Dio Giancarlo Bertolotti), del quale è stato fondatore. Ha organizzato diversi convegni, nazionali e internazionali, sui temi della vita e della famiglia, e anche corsi di aggiornamento, anche letterari, rivolti a insegnanti. Per 17 anni ha infine organizzato il Festival nazionale “Cantiamo la vita”, con la partecipazione di ospiti di fama internazionale. Last not least. È sposato con Maria Pia, e con cui ha generato Cecilia, Giacomo e Lorenza.

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