CORRISPONDENZA FAMILIARE

Aggiornamento o tradimento. La Chiesa in balìa delle mode culturali?

12 Settembre 2022

Sinodo sulla Famiglia

Negli anni ’70 Paolo VI aveva denunciato l’esistenza di una crescente dicotomia tra la dottrina insegnata dalla Chiesa e la prassi dei fedeli. Egli intendeva così invitare i Pastori a vigilare perché la parola del Vangelo non fosse inquinata dalla cultura mondana. Per questo ha scritto che ogni autentica evangelizzazione deve avere e custodire un particolare “culto della verità”. Oggi qual è la fotografia della Chiesa?

Non ho trovato commenti sulla recente Assemblea del Cammino sinodale della Chiesa tedesca (8-10 settembre). Eppure, la cronaca delle votazioni ha riservato una sorpresa di non poco conto: il documento sulla sessualità – “Vivere in rapporti riusciti – vivere l’amore nella sessualità e nella coppia” – è stato sonoramente bocciato dal collegio dei vescovi: 62 i vescovi presenti, 56 i votanti: 31 hanno approvato il testo, 22 i contrari, 3 gli astenuti. Stando agli Statuti dell’Assemblea sinodale, il voto dei vescovi è vincolante e l’approvazione richiede il favore dei 2/3 dei votanti.

L’esito ha sorpreso tutti perché le voci episcopali che pubblicamente avevano avuto il coraggio di prendere le distanze erano minoritarie e niente faceva pensare che il documento non avrebbe ricevuto il consenso necessario. Tutti erano pronti a stappare la bottiglia di champagne per festeggiare il nuovo corso, convinti che quello che oggi avviene nella Chiesa tedesca è solo l’inizio della grande rivoluzione sessuale. I principali protagonisti del Sinodo tedesco non hanno mai nascosto le loro ambizioni, anzi le hanno sempre sventolate con orgoglio. 

In primo piano, manco a dirlo, appare l’onnipresente questione omosessuale. Sono tante le questioni che vengono discusse ma, a leggere la stampa, sembra che questo sia il punto decisivo, la cartina di tornasole del rinnovamento ecclesiale. D’altra parte, i Vescovi tedeschi fanno di tutto per avvalorare questa ipotesi. In più di un’occasione il cardinale Marx, arcivescovo di Monaco, che ha proposto e sostenuto il cammino sinodale, ha dichiarato apertis verbis che la Chiesa deve modificare la dottrina del Catechismo. Un altro illustre presule, mons. Heiner Koch, arcivescovo di Berlino, ha presentato le sue scuse agli omosessuali per le discriminazioni che hanno subito. Sulla stessa linea, anzi in una forma ancora più esplicita Marc Frings, segretario generale del Comitato centrale dei cattolici tedeschi, ha scritto che su questo tema il Sinodo rappresenta un “annuncio consapevole contro il catechismo cattolico”. 

Leggi anche: “L’educazione sessuale e quel vuoto lasciato dalla Chiesa nella mia adolescenza”

Negli anni ’70 Paolo VI aveva denunciato l’esistenza di una crescente dicotomia tra la dottrina insegnata dalla Chiesa e la prassi dei fedeli. Egli intendeva così invitare i Pastori a vigilare perché la parola del Vangelo non fosse inquinata dalla cultura mondana. Per questo ha scritto che ogni autentica evangelizzazione deve avere e custodire un particolare “culto della verità”. Colui che annuncia il Vangelo “non tradisce né dissimula mai la verità per piacere agli uomini”. Al contrario, “anche a prezzo della rinuncia personale e della sofferenza, ricerca sempre la verità che deve trasmettere agli altri” (Evangelii nuntiandi, 78). Parole sante, eco di una sapienza antica. 

La dicotomia non si riduce cambiando la dottrina ma promuovendo una fede più matura e consapevole. Non è questa la strategia dei vescovi tedeschi e di tanti altri Pastori e laici che propongono un aggiornamento della dottrina ecclesiale basato sull’accoglienza di quelli che vengono presentati come nuovi e inalienabili diritti. In questo modo, si dice, viene finalmente superata la frattura tra il magistero e la prassi dei credenti, tra la rigida dottrina morale sulla sessualità e il vissuto affettivo di una parte considerevole del mondo cattolico. La dottrina si adegua alla prassi. E così, quell’insegnamento che la Chiesa ha sapientemente custodito lungo i secoli – e che nessun Concilio ha mai pensato di mettere in discussione – può essere tranquillamente sistemato in soffitta a favore di una cultura che cambia sostanzialmente l’identità della persona e la grammatica delle relazioni. Il tradimento viene presentato come aggiornamento, anzi come rinnovamento. 

Faccio notare un dettaglio non marginale: i vescovi che avevano pubblicamente manifestato la loro contrarietà al nuovo corso erano in numero assai più limitato rispetto a quelli che hanno poi votato contro il documento. Mi pare un segno evidente di quel clima culturale e mediatico che di fatto impedisce di manifestare le proprie opinioni, a meno di non essere candidati al martirio. Siamo in una situazione di strisciante totalitarismo dettato da un’ideologia che, malgrado le affermazioni di principio, non riconosce alcun diritto di cittadinanza a chi pensa diversamente. Molti vescovi scelgono perciò il silenzio per evitare inutili polemiche ma questo atteggiamento non aiuta il popolo di Dio a comprendere la rotta da seguire né ad apprendere la lotta da perseguire per restare fedeli al Vangelo. Paolo VI ricordava che la “timidezza dei buoni” finisce per diventare un’oggettiva complicità con il male, offre una sponda alla “temerità dei cattivi” (Evangelii nuntiandi, 80).

Vi sono quelli che guardano alla Chiesa tedesca come ad un laboratorio in cui si pongono le premesse della Chiesa del futuro. Non voglio soffocare quest’ingenua speranza ma l’esperienza ci dice che, Dio non voglia, dai laboratori possono uscire anche virus letali. Non sono i documenti a rinnovare la Chiesa ma i santi. A loro affidiamo questo tempo così carico di ombre ma anche di nuove e straordinarie opportunità per vivere la fede.




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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.




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