Educazione e tecnologia

Tecnologia: educare i figli facendo squadra tra genitori? I “patti digitali” e come stipularli

tablet

Per fornire un aiuto concreto ai genitori nell’educazione al digitale è nata un’iniziativa. Si tratta del sito www.pattidigitali.it che propone alle famiglie di stipulare un patto – all’interno di una classe, di un gruppo all’oratorio, di una società sportiva e in altri contesti simili – per impegnarsi a seguire un percorso condiviso…

“Per educare un figlio ci vuole un villaggio”, il proverbio africano, citato anche da Papa Francesco, sembra ancora più attuale oggi con la presenza sempre più pervasiva delle tecnologie che mettono genitori ed educatori spesso in situazioni difficili, in cui non è chiaro quale sia la scelta migliore da fare. 

Un esempio è la decisione di regalare uno smartphone. 

Qual è l’età giusta? E dopo, in che modo impostarne l’utilizzo in famiglia? Quali regole possono essere utili? 

Spesso in realtà le idee sono abbastanza chiare, ma il contesto rende difficile metterle in pratica. Una ricerca dell’Università Bocconi evidenzia ad esempio come tra le motivazioni principali nella scelta dell’età in cui regalare uno smartphone (in media tra i 10 gli 11 anni) ci sia: “Tutti gli amici lo avevano”. E in effetti in molti casi è proprio così: all’interno di una classe di prima media può succedere che siano davvero pochi i ragazzini ancora senza cellulare, a volte soltanto uno – eppure l’età minima richiesta per l’uso della maggior parte dei social media è 13 anni. 

È chiaro che si tratta di una situazione molto difficile per chi è convinto che non sia ancora il momento giusto perché il proprio figlio o figlia entri in possesso di uno smartphone. Per fornire un aiuto concreto ai genitori è nata un’iniziativa promossa da Università Bicocca, con le associazioni Aiart Milano, MEC e Sloworking. 

Si tratta del sito www.pattidigitali.it che propone alle famiglie di stipulare un patto – all’interno di una classe, di un gruppo all’oratorio, di una società sportiva e in altri contesti simili – per impegnarsi a seguire un percorso condiviso per l’educazione dei propri figli all’uso degli strumenti digitali. A ispirare il progetto è l’idea che la sfida del digitale si possa vincere soltanto insieme, secondo il modello di un’educazione di comunità. 

Leggi anche: “L’educazione digitale è “un impegno inderogabile” (puntofamiglia.net)

In particolare sono tre i punti principali di un patto: il primo riguarda l’età in cui introdurre i vari dispositivi tecnologici nella vita dei ragazzi, con la proposta di attendere fino alla fine della seconda media per la consegna di uno smartphone personale, la seconda punta sull’impegno di genitori e figli a seguire percorsi di formazione sull’uso delle tecnologie, con incontri di approfondimento e scambi di esperienze, che mirino soprattutto a favorire un utilizzo condiviso e creativo delle tecnologie in famiglia. Lo scopo è abituare i bambini a vedere questi strumenti come un mezzo per esprimere la propria creatività e non soltanto per ricevere passivamente contenuti prodotti da altri.  

Si può cominciare da attività molto semplici, come organizzare le foto delle vacanze o realizzare un video insieme su un argomento che interessa. Il terzo punto del patto tocca un tema sempre difficile, ma quanto mai necessario al tempo del digitale, ovvero quello delle regole. 

Ai gruppi che vorranno sottoscrivere un patto è proposto di mantenere lo smartphone trasparente ai genitori fino ai 14 anni, di stabilire luoghi e orari per l’utilizzo (no a tavola e no a letto), e di rispettare sempre le limitazioni di età per app, videogiochi e social media. Oltre a questi punti principali, ogni gruppo che sottoscriverà un patto potrà aggiungerne altre, legate al proprio contesto specifico. Sul sito è reperibile l’elenco dei patti già sottoscritti (a Milano sono operativi in un paio di scuole, mentre il comune di Vimercate e scuole e realtà territoriali in Friuli Venezia Giulia hanno promosso iniziative analoghe) e sono disponibili tutte le informazioni per sottoscrivere un patto. 




Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia

Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).

CONTINUA A LEGGERE



Stefania Garassini

Stefania Garassini, insegnante di Editoria Multimediale, Content Management e Digital Journalism all’Università Cattolica di Milano, collabora con il mensile Domus e con il quotidiano Avvenire ed è presidente di Aiart Milano, associazione nazionale che opera nella formazione a un uso consapevole dei media. Autore di "Dizionario dei new media" (Raffaello Cortina Editore, 1999)
autore di "I nuovi strumenti del comunicare" (con Gianfranco Bettetini, Barbara Gasparini, Nicoletta Vittadini) (Bompiani, 2001) autore di "Digital Kids", guida ai migliori siti web videogiochi e cd rom per bambini e ragazzi (Raffaello Cortina, 2001) e di "Smartphone. 10 ragioni per non regalarlo alla prima Comunione (e magari neanche alla Cresima)", (Ares, 2019). Curatore di "Clicco quindi educo. Genitori e figli nell'era dei social network", (Ets, 2018).




ANNUNCIO

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per commentare bisogna accettare l'informativa sulla privacy.