Può il matrimonio diventare un ostacolo per la nostra felicità?

10 Dicembre 2022

(Foto: Antonio Guillem - Shutterstock.com)

Sei nel deserto: avere acqua nello zaino e portare il peso delle bottiglie senza bere è inutile. Si rischia di morire assetati e schiacciati dal peso. Bisogna bere! Vale così anche per il matrimonio. L’indissolubilità è un dono, ma bisogna riconoscerlo come tale e attingere alla potenza del sacramento. 

In un articolo pubblicato di recente, dicevamo che sapere di aver ricevuto un dono con il sacramento del matrimonio è solo il primo passo, ma non basta… Perché?

Perché c’è bisogno della fede. 

Sapere di avere l’acqua nello zaino e decidere di continuare a portare solo il peso e non bere è inutile: si rischia di morire assetati e schiacciati dal peso. Bisogna bere! Bisogna vivere di questa Grazia ricevuta, altrimenti si muore e ci si separa proprio come è successo all’uomo di cui vi ho parlato nel precedente articolo. 

La Grazia ricevuta potrebbe essere trasformata da noi in un ostacolo. La nostra mente, la nostra anima, se non accogliamo quotidianamente la luce di Cristo incontrandolo nella Parola e nell’Eucaristia, si offuscano e ciò conduce gli uomini a rincorrere gioie effimere e, quindi, a desiderare di liberarsi precocemente dell’indissolubilità del matrimonio

Questo rischio è molto alto sia per coloro che inseguono le gioie del mondo e sia per quanti vivono di un certo fanatismo religioso che, ancora oggi, serpeggia tra i cristiani. Per comprendere di cosa parlo fu scritta una vicenda nota come la storia del “Falso asceta”: «Un uomo – sposo e padre – era arrivato alla convinzione che Dio lo chiamasse sul monte per una vita di contemplazione. 

A mezzanotte l’aspirante asceta annunciò: “Questo è il tempo di lasciare la mia casa e di andare finalmente in cerca di Dio. Chi mi trattenne tanto e a lungo in questa illusione?” Dio sussurrò: “Io”.

Ma l’uomo aveva le orecchie turate. Col bimbo addormentato sul seno sua moglie dormiva placidamente su un lato del letto. L’uomo disse: “Chi siete voi che mi avete ingannato per tanto tempo?” Ancora quella voce mormorò: “Essi sono Dio”. Ma l’uomo non intese. Il bimbo pianse nel sonno e si strinse accanto alla madre. 

Leggi anche: Matrimonio indissolubile: e quando stare insieme diventa “un peso”? (puntofamiglia.net)

Dio comandò: “Fermati sciocco! Non abbandonare la tua casa”. Ma egli ancora non udì. Dio allora, tristemente sospirando, disse: “Perché il mio servo mi abbandona per andare in cerca di Me?”». La storiella, paradossale solo fino ad un certo punto, ci conduce dritti a soffermarci a riflettere sulle volte che si abbandona la “propria carne” per andare alla ricerca di una gioia illusoria. Quante volte assistiamo a coniugi che abbandonano la “propria carne” per servire Cristo al di fuori, mentre uccidono Cristo vivo presente in loro? Qualcuno li ha definiti vedovi e vedove “bianche”. 

È anche per questo motivo che il sacramento del matrimonio non può essere dato in modo superficiale. L’uomo e la donna, così come è detto negli itinerari catecumenali per la vita matrimoniale, che chiedono il sacramento del matrimonio, devono volersi unire secondo il piano di Dio per l’amore umano.

Qual è il piano di Dio per l’amore umano? Esso, riassumendo all’osso, si poggia su quattro pilastri: la libertà, l’unicità (assenza di adulterio), l’indissolubilità (in eterno), l’apertura alla vita (amore fecondo biologicamente e/o spiritualmente). Senza la consapevolezza e la comprensione (cum-prendere, fare proprio) di questi quattro pilastri non si è immersi in Cristo, non si è in grado di accogliere il dono del sacramento finendo col trasformarlo in peso…

Continueremo il discorso al più presto, non mancate!




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Assunta Scialdone

Assunta Scialdone, sposa e madre, docente presso l’ISSR santi Apostoli Pietro e Paolo - area casertana - in Capua e di I.R.C nella scuola secondaria di Primo Grado. Dottore in Sacra Teologia in vita cristiana indirizzo spiritualità. Ha conseguito il Master in Scienze del Matrimonio e della Famiglia presso l’Istituto Giovanni Paolo II della Pontificia Università Lateranense. Da anni impegnata nella pastorale familiare diocesana, serve lo Sposo servendo gli sposi.

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