Petrarca e Dante: come parlano d’amore? Riflettendo dopo la festa di San Valentino

15 Febbraio 2023

Ancora nei paraggi di San Valentino, vale la pena di riflettere sull’amore: la parola più bella e più abusata. Oggi vorrei riflettere sul modo in cui Petrarca e Dante vedono l’amore: il primo pone l’accento sulla sensualità, dimenticando la tenerezza, il secondo, invece, riesce a integrare spiritualità e carnalità.

«La figura di Laura assorbì tutta la tenerezza del poeta. La sua sensualità egli la rivolse ad altro (ebbe – si racconta – non infecondi amori ancillari) … Ma l’amore, l’Amore vero, l’amore intero, vuole una cosa e l’altra; vuole la fusione perfetta della sensualità e della tenerezza: anche questo è raro. Così non c’è, in tutto il Canzoniere di Petrarca, un verso, uno solo, che possa propriamente dirsi d’amore; molte cose ci sono, ma non La bocca mi baciò tutto tremante, il più bel verso d’amore che sia stato scritto». 

Ancora nei paraggi di San Valentino, vale la pena di riflettere sull’amore: la parola più bella e più abusata. Riproduco sopra una citazione che ho già una volta presentato su Punto Famiglia, ma ben cinque anni fa. E poi come diceva l’editore Vanni Scheiwiller, che ho avuto la fortuna di conoscere, non c’è nulla di più inedito del già edito… 

Queste parole fanno parte di Scorciatoie e raccontini, il delizioso libretto in prosa di Umberto Saba (per me il più talentuoso poeta del nostro Novecento). Con la capacità rabdomantica dei veri poeti, Saba intuisce e spiega qui una grande verità. Ci dice, in sostanza, che la bella Laura cantata da Petrarca nelle 366 poesie del Canzoniere (una di proemio e le altre a costituire una sorta di breviario amoroso lungo tutto l’anno) non è mai oggetto di un amore vero, completo. Un amore che, cioè, comprenda la perfetta fusione di sensualità e tenerezza. Se c’è solo sensualità, ecco l’amore solo carnale (Petrarca, dice Saba, ebbe diverse storie occasionali, e anche dei figli); se invece c’è solo tenerezza, ecco un amore sterile e tutto mentale, se non infantile. 

Leggi anche: La mascolinità, la femminilità e… la santità del corpo (puntofamiglia.net)

Rileggetevi il Canzoniere: la “bella donna”, i “capei d’oro”, il “vago lume” degli occhi, il “divin portamento”, ecc. Tutti termini magnifici ma sublimanti, come se il poeta avesse paura della carne. Cosa che non succede a Dante, non solo nel verso sopra citato (tratto dal canto V dell’Inferno, quello di Paolo e Francesca) ma addirittura quando ritrova Beatrice nel XXX del Purgatorio

E lo spirito mio, che già cotanto
tempo era stato ch'a la sua presenza
non era di stupor, tremando, affranto,
sanza de li occhi aver più conoscenza,
per occulta virtù che da lei mosse,
d'antico amor sentì la gran potenza.

Visto? Sta procedendo verso il Paradiso, eppure Dante trema d’amore per Beatrice avvertendone la “gran potenza”. E se è vero, come spiegano a scuola, che Beatrice rappresenta la grazia di Dio, ciò avviene proprio perché si tratta di un amore vero, pulsante. È il meccanismo del “realismo figurale” messo bene in luce da un sommo critico tedesco, Erich Auerbach: la realtà è figura e rappresentazione anche di altro.

Certo, Petrarca rimane un grandissimo poeta: il suo italiano è impeccabile, senza la pur minima sbavatura, e i suoi versi fluiscono come oro liquido. Ma Dante è più in sintonia con la dimensione corporea della persona umana, più in sintonia con la logica dell’Incarnazione, niente meno.

È qui che si individua una radice comune a quella Teologia del corpo promossa da san Giovanni Paolo II in memorabili catechesi del Mercoledì, e ripresa ora da Francesco nell’Amoris Laetitia

Spirito e corpo resi inscindibili, quando, con supremo atto d’amore, il Signore decise di farsi uomo nel grembo umilissimo di una ragazza di Galilea.




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Gianni Mussini

Gianni Mussini, quinto di otto figli, è nato a Vigevano nel 1951. Laureato a Pavia, alunno dell’Almo Collegio Borromeo fondato da san Carlo (e citato da Manzoni nei Promessi sposi). Docente di Lettere (da ultimo al Liceo classico “Ugo Foscolo”), ha anche insegnato per 12 anni alla Scuola interuniversitaria lombarda per la formazione degli insegnanti. Autore di due libri di poesia (tra cui Rime cristiane eccellentemente recensito dal Corriere della sera e da Avvenire) e di molti studi ed edizioni specialmente sul poeta Clemente Rebora, ma anche su altri autori (tra cui Jacopone da Todi, Cesare Angelini, Manzoni), per Garzanti, Scheiwiller, Piemme, De Agostini, Storia e Letteratura. Ha collaborato a testi scolastici (La Scuola, Le Monnier, De Agostini) e raccolto in volume testimonianze di Vite salvate (Interlinea, Novara, con prefazione di Claudio Magris), ora moltiplicate nel volume Donne in cerca di guai, uscito nel 2018. Per 8 anni è stato presidente dei Centri di aiuto alla vita della Lombardia e per 12 vicepresidente nazionale del Movimento per la vita. Dal 2005 al 2012 ha invece presieduto il Consultorio familiare onlus di Pavia (dedicato al servo di Dio Giancarlo Bertolotti), del quale è stato fondatore. Ha organizzato diversi convegni, nazionali e internazionali, sui temi della vita e della famiglia, e anche corsi di aggiornamento, anche letterari, rivolti a insegnanti. Per 17 anni ha infine organizzato il Festival nazionale “Cantiamo la vita”, con la partecipazione di ospiti di fama internazionale. Last not least. È sposato con Maria Pia, e con cui ha generato Cecilia, Giacomo e Lorenza.

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