Il Vangelo letto in famiglia

TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE – Anno A – 6 AGOSTO 2023

Solo Gesù può renderci persone luminose

Gesù è luce dei miei occhi affinché anch’io possa diventare luce per gli altri con l’esempio della mia vita! Tutto è bello nella vita, ma non tutto è utile. Certo, ogni iniziativa può entusiasmarci, ma siamo invitati a domandarci quanto dura poi questa gioia del mondo, quanto le emozioni passeggere aiutano a maturare, a dare slancio alla nostra vita. La vita è molto di più di una emozione passeggera. La vita è un progetto di Dio!

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 17,1-9)
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

IL COMMENTO

di don Gianluca Coppola

La liturgia della Parola di questa diciottesima domenica del Tempo Ordinario è interrotta dalla Festa della Trasfigurazione di Gesù. La festa fu istituita da papa Callisto III nel 1457 e viene celebrata in questo giorno perché, secondo una tradizione, l’episodio della Trasfigurazione sarebbe avvenuto 40 giorni prima della Crocifissione di Gesù, ricordata il 14 settembre con la festa dell’Esaltazione della Santa Croce. Così, la Trasfigurazione si colloca come senso della crocifissione che, se vista da sola, avrebbe soltanto il sapore della morte e dell’angoscia. La Trasfigurazione, quindi, anticipa la vita gloriosa di Gesù e ci aiuta a comprendere la provvisorietà della Croce. Don Tonino Bello scriveva così: «Sul Golgota Gesù restò dalle 12 alle 15: oltre questo orario c’è divieto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio».

Nella Prima Lettura leggiamo queste parole del profeta Daniele: «Continuavo a guardare, quand’ecco furono collocati troni e un vegliardo si assise. La sua veste era candida come la neve…Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco venire con le nubi del cielo uno simile a un figlio d’uomo; … gli furono dati potere, gloria e regno…». Gesù stesso farà propria questa espressione come leggiamo in molti passi dei Vangeli: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo» (Mt 8,20); oppure, come abbiamo ascoltato in queste domeniche, «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo…il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli…» (Mt 13, 37.41). Infine, nello stesso testo evangelico odierno Gesù richiama il Figlio dell’uomo.  

Nei primi versetti leggiamo: «Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce».Richiamando il profeta Daniele, anche in questo caso volto e vesti cambiano d’aspetto. È una luce che viene fuori dal di dentro, dal profondo di sé, a riprova di quanto dichiarerà Gesù in altro contesto: «Io sono la luce» (Gv 8,12).  

E poi ancora: «Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: “Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia».Elia, padre dei profeti, Mosè, custode della legge. In loro si raccoglie l’intera storia dell’Antico Testamento. Mosè aveva ricevuto in dono diverse manifestazioni di Dio e proprio per questa intimità di amicizia, il suo volto brillava. Ma sappiamo anche che Mosè era in qualche modo atteso. Le attese riguardanti Mosè ed Elia trovano compimento in Gesù, l’atteso delle genti. Dal testo si intuisce che Pietro rimane folgorato da questa «luce» e da queste «vesti» tanto da sperare che tutto questo permanga il più possibile: «Facciamo tre tende».  

Ma la proposta di Pietro trova risposta nelle parole del Padre: «Ed ecco una voce dalla nube che diceva: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”».Non è tanto nel «fare tende», ma nell’ascoltare Gesù, nel rimanere con Lui e in Lui che io posso dilatare nel tempo questa esperienza di luce. Questo è l’atteggiamento più vero, maturo del discepolo: ascoltare la Parola, custodirla nel cuore per poter brillare della stessa luce di Dio, come capitò a Mosè che scendendo dal monte aveva la pelle tanto luminosa che le persone non riuscivano a guardarlo.  C’è un dettaglio che merita attenzione: i discepoli «alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo». Ormai tutto chiede di orientarsi verso Gesù, solo verso Gesù. Così scriverà anche l’Apostolo Pietro in una sua Lettera che la liturgia ha scelto oggi come seconda lettura: «Questi è il Figlio mio, l’amato, nel quale ho posto il mio compiacimento”. Questa voce noi l’abbiamo udita discendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte. E abbiamo anche, solidissima, la parola dei profeti, alla quale fate bene a volgere l’attenzione come a lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e non sorga nei vostri cuori la stella del mattino». Ben vengano i profeti, ma deve arrivare il momento in cui scegliere unicamente il Signore Gesù perché «In nessun altro c’è salvezza: perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati» (At 4,12). Ormai solo Gesù va ascoltato, perché Lui è Salvezza, Lui è la Parola vivente, Parola di vita e verità (cfr Gv 14,6).  

In questa “coincidenza” della Trasfigurazione con la domenica, non possiamo non cogliere un dono di Dio, un segno della sua Provvidenza. In queste  domeniche siamo stati invitati a stare dietro al Signore Gesù, a lasciarci coinvolgere nella sua stessa missione, siamo stati invitati a coltivare la fiducia che il Signore non si spaventa delle nostre paure, difficoltà  e fragilità, perché Lui è con noi, come dolce ospite dell’anima e che proprio lasciandoci guidare da Lui  sapremo cogliere il bello della vita rendendo sempre lode al Padre  che è nei cieli, ben sapendo che nel solco del terreno del nostro cuore Dio sempre getta il  seme della sua Parola e non teme la zizzania perché Lui  guarda, e ci educa a fissare lo sguardo, al tesoro presente nel terreno del cuore. È un cammino che chiede tempo, pazienza, fiducia, sacrificio, ma alla fine porta a una vita bella, felice, trasfigurata.  Capiamo allora che questa Festa è provvidenza, in quanto ci riporta alla ragione ultima del perché accettare questa sfida, del perché vale la pena stare con il Signore e dietro al Signore. Perché Lui solo può renderci persone luminose, contente della propria vita.

Gesù è luce dei miei occhi affinché anch’io possa diventare luce per gli altri con l’esempio della mia vita! Tutto è bello nella vita, ma non tutto è utile. Certo, ogni iniziativa può entusiasmarci, ma siamo invitati a domandarci quanto dura poi questa gioia del mondo, quanto le emozioni passeggere aiutano a maturare, a dare slancio alla nostra vita. La vita è molto di più di una emozione passeggera. La vita è un progetto di Dio!

La Trasfigurazione di Gesù si rivela così come un mostrare la verità profonda oltre l’apparenza. Possiamo dire che in questo mistero Gesù ci fa contemplare il segreto delle cose, ciò che è nascosto in Lui e che Lui vuole mostrare ai tre discepoli. Come con loro, presi in disparte da Gesù, così Gesù vuole prendere in disparte anche noi, fuori dalla confusione, per aiutarci a cogliere che c’è un oltre a ciò che noi vediamo e tocchiamo. C’è un oltre in Gesù e c’è un oltre anche in ciascuno di noi, così come in ogni esperienza che viviamo. Non possiamo accontentarci di una vita superficiale, banale. La luce della Trasfigurazione aiuterà sempre a ricordare, accompagnare, capire che dietro ad ogni realtà e anche dietro te stesso si nasconde qualcosa di nuovo che sta nascendo. Sbaglieremo, scapperemo, ma non siamo e non saremo mai il nostro sbaglio. Noi siamo e resteremo sempre immagine di Dio.




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Gianluca Coppola

Gianluca Coppola (1982) è presbitero della Diocesi di Napoli. Ha la passione per i giovani e l’evangelizzazione. È stato ordinato sacerdote il 29 aprile 2012 dopo aver conseguito il baccellierato in Sacra Teologia nel giugno del 2011. Dopo il primo incarico da vicario parrocchiale nella Chiesa di Maria Santissima della Salute in Portici (NA), è attualmente parroco dell’Immacolata Concezione in Portici. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato Dalla sopravvivenza alla vita. Lettere di un prete ai giovani sulle domande essenziali (2019) e Sono venuto a portare il fuoco sulla terra (2020).

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