16 Febbraio 2024

Condividere la sofferenza di Dio

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 9,14-15)
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».

Il commento

Verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno” (9,15). Nella vita di fede la gioia è saldamente intrecciata con il dolore, sono due facce della stessa medaglia, impossibile separarli. L’alleanza è già stata realizzata una volta e per sempre e riversa nel mondo grazia abbondante ma… non è ancora compiuta. Ed è questo il motivo vero che spinge il credente a fare penitenza. Il digiuno invita a condividere la sofferenza di Dio per questa umanità che cammina con fatica e sperimenta ancora la schiavitù del peccato, un’umanità immersa in tante ingiustizie che causano enorme sofferenza. Ci priviamo del cibo, che pure è un bene essenziale, per imparare a relativizzare tutto ciò che non è destinato all’eternità. Fare a meno di un bene invita a considerare ciò che è davvero essenziale per entrare nella vita eterna.

Alcuni vivono e propongono il digiuno solo in un’ottica orizzontale di solidarietà, per questo invitano a dare in offerta la somma destinata al nutrimento. Una dimensione interessante e pedagogicamente utile ma riduttiva se diventa l’unica o la principale motivazione. Capisco e condivido che la scelta volontaria di privarsi del cibo fa pensare a quelli che mancano delle cose essenziali, la fame fa pensare a tutti coloro che non ricevono ciò di cui hanno diritto. È una riflessione legittima e carica di buone intenzioni ma… la Chiesa non propone il digiuno per alimentare la coscienza etica e provocare un’effettiva condivisione. Nella Bibbia il digiuno ha un valore essenzialmente religioso. E difatti il Vangelo afferma che la presenza dello Sposo giustifica la festa e ci esonera da ogni forma di penitenza. Il digiuno nasce dalla consapevolezza che lo Sposo è stato e viene ancora rifiutato. Facciamo penitenza per chiedere che venga il suo regno, cioè che possa manifestarsi ancora e sempre meglio l’amore salvifico di Dio. Se questa è la motivazione, è ovvio che, attraverso il digiuno, chiediamo la grazia di essere purificati per collaborare più attivamente alla storia di Dio.



Briciole di Vangelo

di don Silvio Longobardi

s.longobardi@puntofamiglia.net

“Tutti da Te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno”, dice il salmista. Il buon Dio non fa mancare il pane ai suoi figli. La Parola accompagna e sostiene il cammino della Chiesa, dona luce e forza a coloro che cercano la verità, indica la via della fedeltà. Ogni giorno risuona questa Parola. Ho voluto raccogliere qualche briciola di questo banchetto che rallegra il cuore per condividere con i fratelli la gioia della fede e la speranza del Vangelo.


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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.

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