22 Febbraio 2024

Presiede nella carità

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 16,13-19)
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Il commento

Beato sei tu, Simone, figlio di Giona” (16,17). L’evangelista Matteo è l’unico che riporta questo dialogo tra Gesù e Simone, subito dopo la confessione di fede, un dialogo in cui Gesù consegna al discepolo una nuova vocazione. Lo aveva chiamato una prima volta, sul lago di Tiberiade (Mt 4,18). E una seconda volta, quando lo inserisce nella comunità apostolica (Mc 3,13-15). Ora giunge una nuova chiamata, tutta racchiusa nel nome: “tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa” (16,18). In quel nome c’è già il ministero che egli è chiamato a svolgere, come spiega Benedetto XVI: “Simone, che per primo ha confessato Gesù come il Cristo ed è stato il primo testimone della risurrezione, diventa ora, con la sua fede rinnovata, la roccia che si oppone alle forze distruttive del male” (19 febbraio 2012). Gesù sceglie Simone come suo diretto interlocutore, il primo degli apostoli, l’intermediario necessario nelle cose che riguardano Dio. Tutto questo è sapientemente espresso nel simbolo delle chiavi: “A te darò le chiavi del regno dei cieli” (16,19). “Le chiavi indicano la potestà, indicano la facoltà di disporre, di aprire e di chiudere per incarico del padrone di casa” (Paolo VI, 28 giugno 1972). Pietro riceve il potere di guidare il popolo di Dio perché sia primizia e annuncio del Regno che verrà.

Grande è l’autorità affidata a Pietro. Ma egli potrà esercitarla nella misura in cui resta un umile servitore. Se vuole essere una viva immagine di Cristo, il Papa deve farsi piccolo come il suo Signore, è chiamato a incarnare l’umiltà di Dio, vivere in obbedienza totale a Lui. Sulle orme di Cristo, egli testimonia e insegna che la vera grandezza non sta nel raggiungere il successo ma nell’amare fino alla croce, proprio come ha fatto Gesù. Il vescovo di Roma, scrive Ignazio di Antiochia, è colui che “presiede nella carità”. Non importa se il suo magistero non trova accoglienza, il Signore non gli chiede di convincere tutti ma di amare tutti. È questa la preghiera che oggi presentiamo per il nostro Papa Francesco.



Briciole di Vangelo

di don Silvio Longobardi

s.longobardi@puntofamiglia.net

“Tutti da Te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno”, dice il salmista. Il buon Dio non fa mancare il pane ai suoi figli. La Parola accompagna e sostiene il cammino della Chiesa, dona luce e forza a coloro che cercano la verità, indica la via della fedeltà. Ogni giorno risuona questa Parola. Ho voluto raccogliere qualche briciola di questo banchetto che rallegra il cuore per condividere con i fratelli la gioia della fede e la speranza del Vangelo.


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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.

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