CORRISPONDENZA FAMILIARE

Luigi e Zelia, un modello per tutti gli sposi. Lo dice Papa Leone

20 Ottobre 2025

Foto papa Leone XIV derivata da: Edgar Beltrán, The Pillar, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

Una lettera appassionata, quella che Papa Leone ha inviato a mons. Bruno Feillet, vescovo di Séez, la diocesi francese in cui i santi Luigi e Zelia Martin hanno vissuto la loro avventura nuziale. Poche parole, meno di due pagine, ma dense di significato. Un vero e proprio annuncio che esalta il valore e la bellezza della famiglia “come il Creatore l’ha voluta”. Sì, proprio quella famiglia che spesso, e con una punta di disprezzo, viene definita tradizionale, cioè qualcosa che appartiene al passato. Un passato che non ritorna.

È una propaganda che purtroppo fa proseliti nelle nuove generazioni. Il Papa, perciò, mette in guardia da tutti quei “contro-modelli di unioni effimere, individualiste ed egoiste” che oggi vengono proposti ai giovani e ricorda che i santi sposi di Alençon, abbracciando e vivendo la famiglia secondo il disegno di Dio,

“furono felici, profondamente felici, donando la vita, irradiando e trasmettendo la fede, vedendo le loro figlie crescere e fiorire sotto lo sguardo del Signore”.

La Lettera è stata scritta in occasione del 10° anniversario della Canonizzazione di Luigi e Zelia, “la prima coppia canonizzata come tale”. Un dettaglio non secondario perché, a giudizio del Papa, presenta il matrimonio come via di quella quotidiana santificazione a cui sono chiamati tutti i battezzati. A chi pensa, e sono ancora tanti nella Chiesa, che si tratta di una via minore, Leone XIV risponde: “Tra le vocazioni alle quali uomini e donne sono chiamati da Dio, il matrimonio è tra le più nobili e alte”. Mi pare il migliore assist che si possa dare al fine di promuovere nella Chiesa una pastorale familiare che ha il coraggio di proporre agli sposi di camminare nelle vie Vangelo e di fare della santità l’orizzonte ideale di ogni scelta.

Il Papa ricorda che la santità che gli sposi sono chiamati a vivere consiste nel portare il Vangelo nella quotidianità della vita, accogliendo con amore e vivendo con generosità le responsabilità proprie della vita coniugale e familiare: la sfida della coniugalità, l’accoglienza e l’educazione dei figli, l’attività professionale, l’esercizio della carità verso i poveri, l’impegno nella comunità parrocchiale.

Tanti e diversi capitoli che spesso rendono molto faticosa la vita domestica e impediscono di tenere lo sguardo rivolto a Dio. Non è così per Luigi e Zelia, essi hanno scelto di dare a Dio il primo posto e, malgrado i numerosi impegni, hanno saputo custodire e alimentare la fiamma della preghiera. Per questo, scrive il Santo Padre, la loro vita “in apparenza comune” a quella di tanti altri sposi, in realtà era “abitata dalla presenza a dir poco straordinaria di Dio”.

Luigi e Zelia non hanno messo in atto il loro desiderio di diventare santi e di educare i figli alla santità ritirandosi dal mondo. Essi hanno vissuto il loro dovere di stato nell’ordinarietà della vita quotidiana: fanno parte di quella «folla immensa dei santi della porta accanto» di cui ha spesso parlato Papa Francesco.

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Luigi e Zelia sono vissuti nell’Ottocento, hanno celebrato le nozze nel 1858. La loro esperienza può apparire lontana nel tempo, troppo lontana e troppo diversa dalle problematiche del nostro tempo. È un’obiezione legittima che nasce però da un presupposto sbagliato: imitare i santi non significa fare esattamente come loro, Carlo Acutis ricorda che Dio non vuole fotocopie. Come ogni uomo è creatura unica e irripetibile, così ogni santo ha la sua specifica identità. Siamo piuttosto invitati a individuare le scelte che hanno fatto e hanno permesso loro di vivere e custodire la fede in mezzo alle inevitabili tempeste della vita. Non importa cosa hanno fatto ma come hanno accolto e testimoniato il Vangelo.

In questa prospettiva Papa Leone non teme di presentare gli sposi di Alençon come “un modello luminoso e incoraggiante per le anime generose che si sono impegnate in questa via o che progettano di farlo”. Anzi, manifesta e consegna un desiderio, chiede espressamente che:

“questo anniversario sia un’occasione per far meglio conoscere la vita e i meriti di questi sposi e genitori incomparabili, affinché le famiglie – tanto care al cuore di Dio, ma talvolta così fragili e provate – possano trovare presso di loro, in ogni circostanza, il sostegno e le grazie necessarie per proseguire il cammino”.

Il Papa ricorda che i santi non sono solo modelli di vita evangelica ma anche e soprattutto amici che intercedono per noi, ci sostengono nella fatica della vita e ci aiutano a fare i passi che Dio chiede. Questa certezza è ben presente nel popolo di Dio. Ho avuto il privilegio e la gioia di accompagnare l’urna che raccoglie le reliquie di Luigi e Zelia, abbiamo attraversato l’Italia da nord a sud, dalla Lombardia alla Sicilia, e posso attestare che ovunque ho visto la gente avvicinarsi all’urna con una fede umile e sincera e consegnare ai santi sposi desideri e lacrime. E tanti hanno ricevuto grazie.

I santi non sono modelli da ricopiare ma testimoni che indicano con chiarezza la bellezza e la fecondità di una vita illuminata dalla fede. I santi hanno raccolto la sfida del Vangelo. La loro vita diventa perciò una parola che sfida il nostro quieto vivere e sollecita scelte più significative. È questa la conclusione che Papa Leone consegna a tutti gli sposi, la Lettera si conclude con questa significativa esortazione:

“Cari sposi, vi invito a perseverare coraggiosamente nel cammino – talvolta difficile e faticoso, ma luminoso – che avete intrapreso. Prima di tutto, mettete Gesù al centro dellevostre famiglie, delle vostre attività e delle vostre scelte. Fate conoscere ai vostri figli il suo amore e la sua tenerezza senza limiti, e impegnatevi a farlo amare come Egli merita: questa è la grande lezione che Luigi e Zelia ci offrono oggi, e di cui la Chiesa e il mondo hanno tanto bisogno”.

Pur nella sua brevità, e forse proprio per questo, la Lettera è un vero manifesto della famiglia. Un annuncio che deve risuonare e deve essere consegnato a tutti gli sposi. Leggere frettolosamente e mettere nel cassetto queste parole sarebbe una colpevole omissione. Impegniamoci tutti, e ciascuno per la sua parte, a proclamare il Vangelo dell’amore e del matrimonio.

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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.

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