CORRISPONDENZA FAMILIARE

“La famiglia occupa un posto importante”. Parola di Papa Leone

8 Ottobre 2026

Foto sfondo di aldomurillo da Getty Images Signature tramite Canva.com Foto Papa Leone Immagine derivata da: Edgar Beltrán, The Pillar, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons

“La famiglia ha sempre occupato un posto importante nella preoccupazione pastorale del Successore di Pietro”: inizia così il lungo discorso con il quale ieri Papa Leone ha accolto i partecipanti all’incontro che raccoglie in Vaticano i capi delle Chiese Orientali e tutti i Presidenti delle conferenze episcopali. Non è un incontro accademico che si limita ad offrire un approfondimento teologico ma un meeting di natura pastorale che ha lo scopo di condividere l’impegno che la Chiesa ha messo in campo per sostenere la famiglia. 

Questo incontro avviene nel 10° anniversario di Amoris laetitia, l’Esortazione Apostolica pubblicata da Papa Francesco al termine di un duplice Sinodo sulla famiglia. Nasce perciò dal desiderio di verificare l’impatto che questo documento ha avuto nei diversi contesti culturali e pastorali nei quali la Chiesa vive ed opera. Nel Messaggio inviato alcuni mesi fa il Papa aveva già manifestato chiaramente l’intenzione di promuovere “un discernimento sinodale sui passi da compiere per annunciare il Vangelo alle famiglie oggi, alla luce di Amoris laetitia e tenendo conto di quanto si sta realizzando nelle Chiese locali”. 

Nessuno dubita che Amoris laetitia sia una tappa significativa del magistero di Papa Francesco. Tant’è vero che l’attuale Pontefice oggi chiede di verificare quali percorsi ha suscitato nell’agire ecclesiale e se è stato davvero capace di “avviare processi”, per usare un’espressione molto cara a Bergoglio. Questo documento non è passato inosservato e non è rimasto negli scaffali delle biblioteche. Permettetemi però di fare una riflessione preliminare.

Chi ha seguito con interesse la celebrazione dei due Sinodi sulla famiglia (2014 e 2015) sa che l’attenzione prevalente dei mezzi di informazione – quelli che davano voce al confronto sinodale – non era concentrata tanto sulla famiglia con tutte le sue problematiche quanto sulla questione dei divorziati risposati. E difatti, la successiva pubblicazione di Amoris laetitia (2016) è stata accompagnata dalla grancassa mediatica che parlava di una grande svolta epocale e faceva intendere che Papa Francesco aveva finalmente aperto quella porta che, malgrado le oggettive e sempre più numerose separazioni coniugali, era rimasta rigorosamente chiusa sotto il pontificato di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. 

In quegli anni mi è capitato di presentare in diverse occasioni l’esortazione Amoris laetitia ed ho notato che l’interesse degli operatori pastorali (preti e laici) era fortemente legato al capitolo ottavo. Quello dedicato agli sposi che, dopo la separazione, avevano scelto di iniziare una nuova e stabile relazione affettiva. Il motivo di tanta attenzione è fin troppo comprensibile, anche a me è capitato più volte di accogliere sposi che si trovavano in questa situazione e vivevano con disagio la loro condizione all’interno della comunità ecclesiale. 

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È comprensibile, certo. E tuttavia … ho la netta sensazione che questa prevalente attenzione non ha aiutato affatto la pastorale familiare, anzi ha finito per distogliere lo sguardo da quel ministero che la Chiesa deve offrire alla comunità domestica. La dinamica affettiva della famiglia è fatta di diversi capitoli che, nella gran parte dei casi, non hanno ancora ricevuto una specifica progettualità:

l’esperienza del fidanzamento, rigorosamente distinta dalla preparazione al matrimonio; la comunione coniugale, il tempo della vedovanza, il tema dell’adozione, l’attesa e alla nascita di un figlio, le famiglie che devono fare i conti con la disabilità dei figli… 

Sono questi i diversi capitoli di una pastorale che realmente si propone di accompagnare e sostenere la famiglia. Sarebbe interessante verificare se e cosa è stato fatto in questi anni per dare risposte non legate a eventi occasionali ma progettuali e perciò capaci di costruire una storia. 

Ad essere onesti, devo aggiungere che Amoris laetitia ha offerto una lettura ampia e dettagliata (per quanto sia possibile in un testo magisteriale) della problematica familiare. Papa Francesco non si è limitato ad affrontare alcune questioni ma ha cercato di scandagliare la realtà della famiglia in tutta la sua complessità. Limitarsi a leggere il capitolo ottavo e/o fare l’esegesi di una singola frase o addirittura di un aggettivo, come alcuni hanno fatto, a me pare francamente falsificante, oltre che riduttivo. Mi pare giusto ricordare che, nel presentare il documento, lo stesso Autore ha scritto che i capitoli centrali sono il quarto e il quinto (AL 6), quelli che raccontano la dinamica dell’amore coniugale: L’amore nel matrimonio (AL 89-164); L’amore che diventa fecondo (AL 165-198). Possiamo dunque cogliere un chiaro orientamento a considerare la coniugalità sponsale come punto di partenza di una più ampia e articolata proposta pastorale. 

Quello scritto da Papa Francesco è certamente un documento significativo ed offre non pochi spunti e provocazioni ma deve essere letto in continuità con il magistero precedente e, in particolare con quello di Giovanni Paolo II, il Papa che ha presentato la famiglia come riferimento imprescindibile di quel Vangelo che cambia il volto della storia. Fino al punto da affermare che “l’avvenire dell’umanità dipende dalla famiglia” (Familiaris consortio, 86). In piena continuità con quest’affermazione, nel discorso che ieri ha rivolto ai partecipanti, Papa Leone ha ricordato che i Padri conciliari 

“riconobbero che la vita familiare offre un punto di accesso privilegiato alle grandi questioni culturali, economiche, sociali e politiche del nostro tempo, compresa l’opera di promozione della pace tra i popoli” (7 ottobre 2026).

Stando a queste parole, che pongono l’accento sul ruolo che la famiglia può svolgere nel rinnovamento della vita sociale, l’attenzione alle tante questioni che oggi assillano la mente e il cuore di tutti, invece di togliere energie alla promozione della famiglia, come di fatto avviene, dovrebbero suscitare un impegno ancora più grande a servizio della comunità domestica. 

Giovanni Paolo II e Papa Francesco hanno un linguaggio diverso e, inutile nasconderlo, diversi sono pure le priorità e le modalità dell’azione ecclesiale. E tuttavia, il loro magistero appartiene all’unica dottrina e deve essere giudicato in base a quella verità che la Chiesa ha ricevuto da Dio e ha il dovere di trasmettere fedelmente, come ha ribadito Papa Leone: “Come pastori, abbiamo ricevuto la responsabilità, a tempo opportuno e inopportuno, di proclamare la bellezza del piano di Dio per il matrimonio e la famiglia e la sua chiamata all’amore e alla tenerezza” (7 ottobre 2026). 

Anzi, con l’evidente intenzione di abbattere quei muri che dividono e contrappongono, all’interno della Chiesa cattolica, correnti di pensiero che si rifanno all’uno e all’altro pontefice, nel Messaggio pubblicato nel decimo anniversario di Amoris laetitia, Leone XIV scrive che 

“le due Esortazioni apostoliche Familiaris consortio – data da San Giovanni Paolo II nel 1981 – e Amoris laetitia ( AL) hanno entrambe stimolato l’impegno dottrinale e pastorale della Chiesa al servizio dei giovani, dei coniugi e delle famiglie” (19 marzo 2026). 

Se il Papa chiama a raccolta tutta la Chiesa per riflettere sulla famiglia, quella fondata da un uomo e una donna, di questi tempi è bene ribadirlo, se sceglie questo tema e non un altro, vuol dire che senza la famiglia, e senza sposi educati a vivere secondo il Vangelo, l’agire ecclesiale rischia di girare a vuoto. La scelta di Leone XIV impegna tutti ad agire con maggiore determinazione per ridare agli sposi il cibo adeguato di cui hanno bisogno per vivere la loro vocazione a servizio del Vangelo. 

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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.

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