CORRISPONDENZA FAMILIARE
Sposi e missionari. L’esperienza di una coppia
19 Ottobre 2026
Dalla bellezza dell’amore coniugale alla missione di accompagnare altri sposi: Massimo e Ilaria raccontano come la fede, nutrita dall’Eucaristia e vissuta nella quotidianità, abbia trasformato la loro casa in un luogo di accoglienza e di annuncio del Vangelo. Una testimonianza che mostra come il servizio alla Chiesa non sottragga nulla alla vita di coppia, ma possa diventare una grazia capace di rafforzare il matrimonio e renderlo fecondo.
Caro don Silvio,
abbiamo incontrato la Fraternità quand’eravamo giovani, 25 anni fa, abbiamo avuto la grazia di essere accompagnati da una coppia di sposi che ci ha fatto conoscere Gesù, la bellezza dell’amore coniugale e la gioia di mettersi a servizio degli altri. Grazie a loro, fin dall’inizio abbiamo compreso che il Vangelo deve illuminare ogni angolo della vita. La loro testimonianza ci ha stimolati a pensare la famiglia come una casa abitata da Dio. Per questo, quando abbiamo celebrato le nozze abbiamo scelto di proclamare il brano in cui Gesù chiede ai discepoli di essere “luce del mondo” e “sale della terra”. Non potevamo sapere i progetti di Dio ma quel giorno gli abbiamo detto che poteva fidarsi di noi.
E così la vita domestica con tutte le sue tappe ed esigenze, a cominciare dall’arrivo dei figli, è stata sempre accompagnata dal desiderio di servire la Chiesa. Il nostro caro amico Gesù non ha voluto vederci solo come fruitori di un cammino ma ci ha chiesto di impegnarci in prima persona come catechisti, prima dei giovani, poi degli sposi e infine dei fidanzati. La nostra casa è diventata un luogo in cui la vita ordinaria – i tre figli, la preghiera coniugale e familiare, il lavoro di entrambi, le mille cose da fare – s’intreccia stabilmente con il ministero ecclesiale. A sera la casa si trasforma in luogo di accoglienza per giovani fidanzati e sposi che vengono a condividere con noi il loro cammino per essere aiutati a custodire l’amore e la fede.
Ogni persona e ogni coppia viene accolta nel nome di Gesù. A tutti diamo quello che noi stessi abbiamo ricevuto grazie al cammino in Fraternità, consegniamo la nostra esperienza di fede, invitiamo a pregare più intensamente, specie con l’adorazione eucaristica. I figli non sono sempre contenti di vedere la casa sempre piena di altre persone ma con il tempo anche loro hanno compreso che ogni volta che accogliamo qualcuno è come aprire le porte a Gesù. E noi speriamo – e chiediamo continuamente al Signore – che questa esperienza possa essere per loro un buon seme di Vangelo.
Per molti anni siamo stati catechisti dei giovani, oggi accompagniamo gli sposi. L’esperienza ci permette di dire che il ministero con gli sposi è molto più impegnativo, specie nel nostro tempo la famiglia è compressa da tante e diverse necessità. Senza dimenticare che gli sposi sono… due. E naturalmente hanno un diverso sguardo e una diversa sensibilità. La comunione non è automatica né si raggiunge senza una sincera disponibilità.
Accompagnare gli sposi nel loro cammino richiede molto tempo e tanta disponibilità. L’esperienza di questi anni ci ha fatto toccare con mano la nostra povertà, le risorse che mettiamo a disposizione sono insufficienti rispetto alle necessità. C’è bisogno di una grazia speciale, quella che riceviamo attraverso la preghiera. Facciamo riferimento anzitutto alla Santa Messa e all’adorazione eucaristica.
Nell’ultimo periodo io, Massimo, ho avuto un problema con il lavoro e sono rimasto a casa per più di un mese. Inutile dire lo sconforto iniziale e il timore di non riuscire a trovare in tempi brevi un altro lavoro. Questo problema non cambiato in alcun modo il nostro rapporto coniugale, anzi lo ha rafforzato. Ilaria non ha mai mostrato segni di insofferenza, al contrario ogni giorno mi invogliava a mettermi alla ricerca del lavoro e mi diceva di avere pazienza. In questa sofferenza l’Eucaristia quotidiana è stata per me luce e forza e mi ha permesso di avere un cuore più docile e accogliente.
Qualcuno può pensare che l’impegno ecclesiale comporti una dispersione per la coppia. Non è così, per noi non è stato così. Il ministero di catechisti, che abbiamo sempre vissuto come coppia, ha rafforzato il nostro legame e ci ha permesso di radicare l’amore in Gesù. A distanza di anni possiamo affermare con tutta certezza che essere missionari del Vangelo non è un peso ma una grazia, non ha rallentato ma ha favorito il nostro cammino, diventando il punto di forza del nostro matrimonio.
Caro don, impossibile dire tutto quello che il Signore ha fatto per noi ma non possiamo dimenticare che, grazie alla Fraternità, abbiamo conosciuto i santi Luigi e Zelia Martin, la loro testimonianza ci ha fatto capire cosa significa vivere il Vangelo nella quotidianità della vita domestica. Siamo davvero grati al Signore per tutto quello che ci ha donato. Non potevamo pensare niente di più bello. Grazie anche a te, il tuo ministero ci aiuta a riconoscere e a vivere il matrimonio nella luce di Dio. Accompagnaci con la parola e la preghiera.
Massimo e Ilaria
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Cari amici,
vi ringrazio per aver accolto il mio invito a raccontare la vostra esperienza, con particolare riferimento al ministero di catechisti che esercitate da tanti anni, so bene che avreste preferito restare nell’ombra ma, a volte, il Signore ci chiede di condividere il bene che facciamo non per vantare meriti ma per manifestare la gioia di essere operai del Vangelo e testimoniare che tutto è sempre e solo opera Sua.
Ho avuto la gioia di accompagnarvi alle nozze e ricordo bene quel giorno in cui, invocando e accogliendo lo Spirito Santo, avete iniziato la vostra avventura. C’era tanta trepidazione in voi ma, vi assicuro, anche in me. Permettetemi perciò di ri-consegnarvi alcuni passaggi dell’omelia.
Oggi chiedete al Signore di essere sale e luce. È una richiesta coraggiosa. Il mondo ha bisogno di persone che invece di lamentarsi vivono con gioia, persone che non si limitano a denunciare il male altrui ma si preoccupano di diffondere il bene. Accendere una luce, per quanto piccola, è l’unico modo per sconfiggere le tenebre. È vero che il male fa più rumore del bene, ma è anche vero che spesso i buoni rimangono a guardare. Essere umili non significa essere passivi e paurosi. Al contrario, l’umile è audace perché si fida di Dio. Nel mondo ci sono persone che fanno il male ma assai più numerosi sono quelli che sono preoccupati solo del proprio benessere. Essere sale e luce significa non vivere per sé stessi, non fare del proprio benessere l’unico e decisivo criterio di riferimento. Uno stile di vita così non si inventa ma cresce poco alla volta, con pazienza e fatica. E soprattutto con la grazia di Dio.
Volete essere sale e luce: non lo dite con l’orgoglio di chi si crede migliore degli altri, ma con l’umiltà di chi sa che tutto ha ricevuto. Vi chiedo di tenere sempre a mente che non siamo noi la luce ma Cristo. Ma è proprio Lui che, unendoci a Sé, facendoci diventare una sola cosa con Lui, ci dona la grazia di essere luce. Voglio perciò consegnarvi il segreto della santità: l’Eucaristia è la fonte dell’unità, dell’unità con Cristo e tra di voi. Accostatevi spesso e con fede alla mensa del Signore, nutritevi di quel Pane in cui il Signore dona tutto Se stesso. Se l’Eucaristia, celebrata e adorata, sarà il centro e il cuore della vostra esistenza, riceverete con abbondanza lo Spirito che vi dona la grazia di diventare pane per i vostri fratelli, ad immagine di Colui che per noi ha donato il suo Corpo.
Cari amici, il Signore ha bisogno di voi. Nel vostro cammino di fidanzamento avete sperimentato l’importanza di essere accompagnati e avete manifestato il desiderio di impegnarvi per accompagnare gli altri. È una cosa bella e gradita a Dio. Quanti giovani arrivano al matrimonio con buone intenzioni ma senza alcuna preparazione né sul piano umano né su quello della fede. Chiedete oggi al Signore che vi dia una “faccia tosta”, come quella che ha dato a Ezechiele (Ez 3,8), e un’audacia apostolica. Evangelizzare il matrimonio è un’impresa di cui non tutti oggi comprendono la necessità. Noi invece avvertiamo che questo è un ambito decisivo in cui si gioca il destino della Chiesa e dell’umana società.
Affidate al Signore il vostro desiderio e chiedete la grazia di essere testimoni e annunciatori del mistero nuziale. Anzitutto testimoni: mostrate la forza della fede attraverso un amore fedele e fecondo, fate della vostra casa una sorgente di acqua alla quale molti possano attingere gioia e speranza. E poi, forti della vostra esperienza, diventate annunciatori lieti e fieri della parola che salva. Il Signore porti a compimento la sua opera e vi dono di gustare e donare la dolcezza del suo amore.
Rileggendo queste parole, a più di vent’anni di distanza, mi pare di poter dire che il seme gettato nella terra ha portato tanti buoni frutti. Quell’ingenuo desiderio, che vi ha fatto chiedere di essere luce e sale, non è rimasto una pia intenzione, come spesso accade in tanti sposi pur animati da buona volontà, ma si è tradotto in una vita bella e feconda. Il Signore vi doni la grazia di custodire e alimentare questa fede appassionata e la gioia di vedere altri e più abbondanti frutti. Vi ringrazio di cuore e vi consegno all’amore di Dio.
Don Silvio
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Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).


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