Francesco e le donne: uno sguardo evangelico, rivoluzionario per il suo tempo
Che rapporto aveva San Francesco d’Assisi con le donne? Egli non combatte la misoginia del suo tempo con trattati accademici o dispute teologiche: sceglie la via del Vangelo e dei gesti rivoluzionari. Francesco torna alla radice evangelica, a quel Cristo che conversa con la Samaritana al pozzo di Sichar, che accoglie le lacrime della peccatrice e che, all’alba di Pasqua, affida proprio a Maria di Magdala l’annuncio della Risurrezione, rendendola l’Apostola degli Apostoli…
Nel panorama del Duecento italiano, le letture più rigide della Patristica avevano portato a guardare alla donna attraverso la lente della diffidenza. Tertulliano e san Girolamo avevano enfatizzato il pericolo della seduzione della carne. Tertulliano arrivò a definire la donna come “la porta del diavolo” (ianua diaboli), ricordando costantemente il legame con il peccato originale. Sant’Agostino, invece, pur riconoscendo la piena uguaglianza spirituale dell’anima femminile e maschile davanti a Dio, manteneva una visione gerarchica del creato in cui l’uomo rappresentava la ragione e la donna la dimensione affettiva o sensibile, giustificando così una subordinazione sociale e familiare.
Nel Basso Medioevo, la riscoperta del pensiero aristotelico attraverso la Scolastica portò a una sistematizzazione filosofica di questa visione. San Tommaso d’Aquino, riprendendo Aristotele, nella Summa Theologiae (Iª, q. 92, a. 3), descriveva la donna, sul piano biologico e fisico, come un “maschio mancato” (mas occasionatus), attribuendo la sua origine a una debolezza del seme o a fattori ambientali. Tuttavia, sul piano teologico e della grazia, Tommaso affermava con chiarezza che la donna possiede un’anima immortale dotata della stessa dignità dell’uomo e che la sua creazione da una costola di Adamo – e non dai piedi o dalla testa – simboleggiasse il suo ruolo di compagna, destinata a stare al fianco dell’uomo e non a esserne calpestata o dominata arbitrariamente. Per Tommaso, la donna è biologicamente e socialmente subordinata all’uomo per via delle dinamiche della natura e dell’ordine sociale del suo tempo, ma è metafisicamente e teologicamente eguale all’uomo per dignità d’anima, disegno divino e destino di salvezza.
Sul piano del Magistero e del Diritto Canonico (a partire dal Decretum Gratiani del XII secolo), la Chiesa mantenne una posizione complessa. La donna aveva pieno accesso ai sacramenti, compreso il matrimonio, che richiedeva obbligatoriamente il consenso libero di entrambi gli sposi per essere valido: un principio giuridico rivoluzionario per l’epoca, che tutelava le donne dai matrimoni forzati. D’altro canto, permaneva l’esclusione delle donne dal ministero ordinato ed il divieto di insegnare il Vangelo pubblicamente.
Nonostante le limitazioni giuridiche e sociali, la Chiesa medievale offrì alle donne uno dei rari canali di emancipazione e autorevolezza dell’epoca: la vita religiosa e monastica.
I monasteri femminili diventarono centri propulsori di cultura, gestione economica e potere politico. Figure come Ildegarda di Bingen (badessa, teologa, scienziata e consigliera di imperatori) o Caterina da Siena (che interpellò direttamente i papi a Avignone e Roma) dimostrano come il misticismo fosse riconosciuto dal Magistero come una fonte legittima di autorità spirituale, capace di superare le gerarchie di genere del tempo.
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È in questo scenario che la figura di Francesco d’Assisi irrompe come una carezza sovversiva. Francesco non combatte la cultura del suo tempo con trattati accademici o dispute teologiche: sceglie la via del Vangelo e dei gesti rivoluzionari. Mentre la società del XII e XIII secolo raccomandava agli uomini di Chiesa una rigorosa distanza dal mondo femminile, Francesco torna alla radice evangelica, a quel Cristo che conversa con la Samaritana al pozzo di Sichar, che accoglie le lacrime della peccatrice e che, all’alba di Pasqua, affida proprio a Maria di Magdala l’annuncio della Risurrezione, rendendola l’Apostola degli Apostoli. Francesco intuisce che l’Amore non teme, non emargina e non sospetta. Nei suoi scritti raccomanda prudenza e rispetto, ma nella vita di tutti i giorni guarda alle donne non con il pregiudizio dell’epoca, ma come a compagne di strada dotate di una fedeltà limpida e incrollabile. Nella Regola non bollata (Capitolo XII; FF 38), Francesco scrive: «E tutti i frati, ovunque siano o vadano, si guardino dai cattivi sguardi e dalla frequenza delle donne. E nessuno si trattenga a consiglio con esse, o vada in viaggio con esse o mangi nello stesso piatto. […] Ma tutti parlino con le donne con ogni purità e modestia».
Il confine posto da Francesco non nasce dalla misoginia medievale, ma dalla volontà di proteggere i suoi frati e le donne stesse da ambiguità, restituendo ad ogni incontro una trasparenza sacra. Quando parla direttamente alle donne o di esse, il Santo riconosce loro la stessa capacità d’ascolto divino degli uomini.
Tra le donne che Francesco incontra ricordiamo Chiara che, nella notte della Domenica delle Palme del 1211, fugge dal palazzo dorato della sua famiglia per correre alla Porziuncola. La giovane non sta solo fuggendo da un matrimonio combinato, sta inseguendo un ideale di fraternità radicale. Francesco la accoglie, le taglia i capelli in segno di consacrazione e ne accoglie la scelta di spogliazione evangelica.
Tra i due nasce un’alleanza spirituale di altissima densità, che le Fonti Francescane presentano in perfetta simmetria con il legame tra Gesù e Maria di Magdala. Questa comunione d’anime oltre la carne trova una sintesi poetica nei Fioretti (Capitolo XV), dove si narra che quando Francesco e Chiara mangiarono insieme alla Porziuncola, una luce divina così intensa avvolse il luogo che gli abitanti dei dintorni credettero che la selva stesse bruciando: era il simbolo visibile di due anime che riflettevano la medesima fiamma evangelica.
Quando Francesco cade nella notte del dubbio – incerto se dedicarsi unicamente alla preghiera solitaria o continuare a percorrere il mondo per predicare -, si rivolge a Chiara. Nelle Fonti Francescane (I Fioretti, Cap. XVI; FF 1840) si legge il pensiero del Santo: «Andate a donna Chiara e ditele da parte mia che, con alcune delle sue compagne più spirituali, preghi devotamente Iddio che gli piaccia di mostrarmi ciò che è meglio: se ch’io intenda alla predicazione o solo all’orazione». Questo gesto stravolge la gerarchia ecclesiastica del Duecento, il fondatore dell’Ordine affida il discernimento della propria missione alle preghiere e all’intuizione di una donna.
Nelle sue azioni e nelle sue parole, il Santo di Assisi ha mostrato che dove il mondo vedeva debolezza, la fede scorgeva custodia, fedeltà e luce, chiamando le donne senza alcuna timidezza: sorelle, madri e frati.












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