Diritto d’opinione

Solo il gender ci salverà

gender

di don Silvio Longobardi

In nome della libertà, lo Stato moderno occidentale ha rinunciato per principio ad ogni etica in ambito sessuale. Anche l’omosessualità è stata liberata dallo stigma morale. Tutto questo non poteva bastare.

Nell’immediata vigilia del conclave, dal quale sarebbe uscito vestito di bianco, il cardinale Ratzinger parlò della “dittatura del relativismo”. Sembrava solo un’immagine efficace per descrivere una situazione culturale sempre più dominata dal pensiero debole che fugge ogni certezza come una peste. Nessuno poteva immaginare che, pochi anni dopo, quella dittatura avrebbe assunto una veste giuridica e imposto una nuova “colonizzazione ideologica”. Come ha denunciato papa Francesco nel corso del recente viaggio nelle Filippine.

In nome della libertà, lo Stato moderno occidentale ha rinunciato per principio ad ogni etica in ambito sessuale. Anche l’omosessualità è stata liberata dallo stigma morale. Tutto questo non poteva bastare.

Il mondo gay ha chiesto e ottenuto il pieno riconoscimento legislativo. Ma non basta ancora. La cultura omosessualista non si accontenta di avere la libertà di esistere, pretende di cambiare radicalmente il volto della società e propone una diversa antropologia che cancella di colpo la sapienza antica che fino ad oggi ha accompagnato ogni epoca e civiltà. Questa nuova antropologia non dà alcun valore alla diversità maschile-femminile, non la considera come l’inossidabile fondamento della vita sociale, anzi la presenta come la fonte di ogni intolleranza sociale. Solo il gender ci salverà.

La nuova proposta sociale non nasce come un’ipotesi di lavoro ma come un dogma, non come un elemento che arricchisce il dibattito culturale ma come una legge che impone scelte precise (ad esempio nel mondo della scuola) e impedisce ogni forma di dissenso. Al centro del dibattito pubblico vi è una proposta di legge, conosciuta come Legge Scalfarotto, che riduce drasticamente la libertà d’opinione perché considera l’omosessualità come un diritto insindacabile e bolla come omofobia ogni forma di critica su questo tema. Non basta più il linciaggio morale, la legge trasforma il dissenso in un vero e proprio reato. E così, in nome dell’accoglienza della diversità viene soffocata sul nascere ogni diversa opinione.

Qualche mese fa la filosofa Michela Marzano su Repubblica, che difende la proposta di legge, invitava a distinguere l’insulto dall’opinione. Difficile non essere d’accordo. Il problema è un altro: in quali casi l’opinione diventa un insulto? Se ad esempio, affermo che l’omosessualità è un comportamento eticamente sbagliato perché contraddice la grammatica naturale della persona, quella che si esprime nel biblico “maschio e femmina”, sto esprimendo una legittima opinione oppure ho già varcato la soglia dell’insulto e quindi sono passibile di azione penale? A giudizio della Marzano il fatto stesso di riconoscere l’omosessualità come legittima diversità rappresenta già una forma di intolleranza. E come tale deve essere sanzionata dalla legge.

La legge non c’è ancora ma gli attivisti LGBT (lesbian, gay, bisexual, and transgender) si preoccupano di attuarla, impedendo agli altri di esprimere pacificamente il proprio dissenso. Viviamo in un clima di crescente intimidazione che prospera perché gode del favore del mondo politico e culturale.

Non lasciamoci impaurire. Su questo punto, ha detto il cardinale Bagnasco, “noi Vescovi saremo sempre in prima linea a qualunque costo”. È legittimo dissentire, anzi è doveroso opporsi a viso aperto ai  nuovi padroni.

Dobbiamo farlo tutti perché ad essere minacciata non è l’opinione di qualunque ma libertas coscientiae di tutti.




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