Preghiera in famiglia

Un vademecum per vivere la Quaresima in famiglia

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di fra Vincenzo Ippolito

Quali sono le nostre schiavitù? Da quale situazioni dobbiamo uscire personalmente, come coppia ed in famiglia? Sopratutto vogliamo veramente liberarci dalle nostre piccole e grandi difficoltà e vogliamo farlo insieme?

Prima di partire per un viaggio, grandi preparativi prendono la nostra mente. La paura di lasciare qualcosa a casa ci porta ad organizzare tutto. Alcuni sono soliti stilare una lista, cassando volta per volta le cose già messe in valigia. Altri – tra questi ci sono anch’io – mettono tutto sul letto e si guardano intorno, osservando cosa si indossa e pensando a cosa sia più utile portare. Il bello, in questo caso, viene quando la valigia risulta troppo piccola e, iniziando a fare di necessità virtù, si comincia a ridimensionarsi, dicendo a se stessi, quasi a giustificarsi, “Tanto poi non starò fuori tanto“.

Anche la Quaresima é un viaggio, non di breve tempo – dura infatti quaranta giorni – nella solitudine e nel silenzio, nella preghiera e nell’incontro con Dio, nella condivisione della gioia e della fatica con chi ci è accanto. Un cammino antico e sempre nuovo è quello che ci attende ogni anno, quando la Chiesa, da madre, chiede ad ogni suo figlio di spazzare la casa della propria interiorità ed aprire le porte dell’animo perché la grazia del mistero pasquale non ci trovi impreparati all’apparire della luce nuova del Signore risorto. È la valigia del cuore da preparare, svuotandola più che riempiendola di mille cose perché la Quaresima é un viaggio di lento impoverimento perché dalle ceneri dell’uomo che assomiglia più ad Adamo, nasca l’altro somigliantissimo, per la grazia dello Spirito effuso come puro dono d’amore, al Signore Gesù.

È un cammino antico, un pellegrinaggio sempre nuovo quello che ci aspetta. Mosè ha vissuto i suoi quaranta giorni sul monte per attendere il dono del decalogo; il popolo, uscito dall’Egitto, ha camminato per quarant’anni attraverso il deserto per giungere alla terra promessa; Elia,senza sosta, ha camminato quaranta giorni e quaranta notti diretto all’Oreb, con la forza del cibo donatogli dall’angelo. Anche Gesù vive la sua quarantena, solidale con il cammino di ogni uomo, e nell’agone della sua quaresima nel deserto di Giuda, impara a lottare contro l’astuto nemico che non solo non risparmia i suoi colpi, ma lo circuisce come un animale la sua preda. Lo Spirito che lo ha unto nel battesimo lo guida, lo sostiene, lo consola, gli ricorda che lui é il Figlio teneramente amato dal Padre. È qui tutta la forza della sua lotta, il coraggio che vince la paura del combattimento, la sorgente della speranza che il male, figura di quello fisico e morale, non potrà e dovrà mai prevalere sul mistero dell’umana debolezza. Ed è lo Spirito che lo conduce nel deserto a preparare il suo cuore a vivere la compassione delle folle, a farsi divorare come pane che sfama nella predicazione, a donarsi come acqua d’amore che disseta l’arsura del cuore, a lasciarsi toccare perché l’umanità sua santa comunicasse la misericordia che guarisce l’uomo dal peccato e ogni divisione risana. Passando attraverso il crogiolo della tentazione Gesù deve imparare – “imparò l’obbedienza dalle cose che patì” dice l’Autore della Lettera agli Ebrei – che vivere di misericordia e donare misericordia è un gioco da ragazzi solo per chi ha ben fisso nel cuore l’amore del Padre, per chi nella mente lascia ruotare i suoi pensieri intorno alla volontà del Padre, vigilando sul nemico che gli fa continuamente guerra, il proprio io, cavallo indomito che non obbedisce, se non con briglia e morso. Per quaranta giorni il demonio tenta la fede dell’uomo Gesù, cerca di squassare la navicella del suo cuore con i flutti della sua voce suadente che fece precipitare Eva nella disobbedienza, si serve della Parola di Dio per cercare di condurre il Figlio a non tenere conto del Padre che lo ama.

Il silenzio e la solitudine del deserto è il luogo della maturità e della comunione con Dio e con i fratelli. Nella prova viene fuori il carattere, la determinazione, la voglia di lottare, nella difficoltà ci rimbocchiamo le maniche e guardiamo in faccia la nostra vita, sapendo e sperando che Dio sempre viene in aiuto della nostra debolezza e ci sostiene come il bastone il viandante che cammina nel buio. Questo fa Gesù, vive da figlio e si prepara ad insegnare agli uomini che Dio è Padre e lo fa nel deserto dove la sua Parola è sovrana.

Seguiamo Gesù nel deserto e viviamo i nostri quaranta giorni nella consapevolezza che come Israele era folla senza nome e, attraverso il deserto, divenne popolo, così le nostre famiglie sono invitare a crescere nell’accoglienza della verità di se stesse e della vocazione alla comunione.

Come il popolo, per vivere questo tempo dobbiamo avere una meta, una via, come anche il fermo desiderio di partire. Uscire, camminare, arrivare al traguardo: sono le tappe del nostro itinerario di conversione, il tutto unito al coraggio e alla volontà. Israele esce dalla schiavitù dell’Egitto condotto per mano da Dio e noi? Quali sono le nostre schiavitù? Da quale situazioni dobbiamo uscire personalmente, come coppia ed in famiglia? Sopratutto vogliamo veramente liberarci dalle nostre piccole e grandi difficoltà e vogliamo farlo insieme? Desideriamo gridare al Signor dalla nostra prostrazione, invocarlo dalla terra della nostra umiliazione, insieme, come sposi e come famiglia, da amici ed in comunità, vogliamo rompere quello che a noi sembra il silenzio di Dio e che, invece, da parte sua é il linguaggio della pedagogia e della maturità sulla strada dell’amore? Usciti dall’Egitto è necessario camminare. Chi si ferma è perduto, non dobbiamo mai dimenticarlo. Abbiamo una meta a cui giungere? È  la meta, infatti, a determinare il nostro cammino e l’impegno della nostra azione. Senza meta vaghiamo nel deserto, senza direzione perdiamo tempo ed energie, senza senso il nostro cammino diviene inutile. Camminare verso una destinazione è essenziale nella vita personale e di coppia. Questa quaresima ci spinge verso dove? Camminiamo avendo mete uguali nella relazione insieme e nell’educazione di figli, nella programmazione della vita e nell’organizzazione della nostra casa? La persona che mi sta accanto conosce ciò che mi porto nel cuore ed io voglio condividere sul serio quello che sono nel profondo?

Si esce per raggiungere la meta camminando. La vita è un cammino per Mosè ed il popolo, per Elia e per Maria, la giovane gestante che si reca dalla parente Elisabetta. La vita è un cammino fatto insieme come per la famiglia di Nazaret che scappa in Egitto per salvare il suo Bambino. Ci si allontana dalla schiavitù, camminando e camminando la meta diventa più vicina. Camminando si incontra il Risorto sulla strada di Emmaus e si comprende che Dio  sfama con la manna, disseta con l’acqua della roccia, protegge dalla calura con la nube, illumina di notte i passi incerti verso la libertà con la colonna di fuoco. Gesù Cristo è tutto per noi, colui che ci libera dalle schiavitù, la via che il Padre ci dona per raggiungere il suo cuore, il suo tenero abbraccio, meta di ogni nostro cammino.

Davide sconfisse il gigante Golia con pochi ciottoli. I nostri per inoltrarci nel deserto quaresimale sono gli stessi di Gesù: uscire, camminare, raggiungere la metà. Si tratta di pietre ben levigate dalla tradizione della Chiesa perché, colpito al capo come lo filisteo che impauriva le schiere d’Israele, il demonio non ci tragga in inganno. Il digiuno è uscire da se stessi per guardare il mondo con gli occhi di Dio, notando le necessità dei fratelli, pregare vuol dire camminare sapendo che Dio ci parla lungo la strada, offrendoci forza e vigore, vivere di carità è la meta che ci rende misericordiosi come il Padre.

Buon cammino e ciascuno ricordi di portare poche cose nella borsa del cuore per camminare più spediti sulla via di Dio e, con la forza del Risorto, divenire così creature nuove.

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