Pillola abortiva

Tra qualche giorno a Yale un distributore di condom e pillole del giorno dopo

di Ida Giangrande

Pochi giorni ancora e nell’Università di Yale sarà diffuso un distributore automatico. Cosa distribuirà? Non certo caffè macchiato e barrette ai cereali, piuttosto preservativi e, soprattutto, pillole del giorno dopo.

Diciamocela tutta: alla diffusione indiscriminata di preservativi siamo tristemente abituati. Alzi la mano chi non ha mai visto un distributore di condom accanto ad una farmacia ad esempio. Che però si pensi di poter distribuire, in un campus universitario per giunta, anche le famose pillole del giorno dopo, lascia decisamente sgomenti.

In sintesi la notizia è questa: all’Università di Yale verrà presto inaugurata una nuova moda, non solo preservativi nei distributori automatici, ma anche pillole abortive. Un kit completo per chiunque voglia darsi alla pazza gioia insomma. Come a dire: “Fatelo senza riguardo tanto avete a disposizione ogni sorta di stratagemma per evitare rischi indesiderati”. E quando parlo di rischi indesiderati, parlo anche di bambini, ma non solo.

L’installazione del marchingegno, sottolinea il giornale scolastico Yale Daily News, avrà luogo nel Good Life Center del campus e sarà completata prima della pausa invernale. Una volta attivo, il distributore – che fornirà condom, pillole abortive, lubrificanti intimi ed altri farmaci da banco 24 ore su 24, 7 giorni su 7 – determinerà una importante svolta per la vita studentesca. Quale svolta? Me lo chiedo anche io.

La notizia, come prevedibile, è stata largamente festeggiata dai giovani ma soprattutto da Grace Cheung, colei che per prima aveva proposto l’idea di un distributore automatico come quello in via di predisposizione. La Cheung si conferma convinta della necessità di questa “svolta” dal momento che i rapporti non protetti nel campus si verificherebbero frequentemente ma attualmente, a suo dire, chiunque volesse procurarsi della contraccezione d’emergenza, cioè pillola abortiva, dovrebbe fare i conti con un processo scomodo e “umiliante”.

La Cheung ha inoltre messo in evidenza la lacunosa informazione sui “contraccettivi di emergenza” sul sito Yale Health, che dovrebbe essere in qualche modo controbilanciata dalla presenza del nuovo distributore di anticoncezionali. Su questo mi pare non ci sia il minimo dubbio: da anni, infatti, stiamo denunciando la scarsa informazione su quella che viene definita contraccezione d’emergenza che non è un sistema contraccettivo ma abortivo ciò vuol dire che potrebbe avere rischi sulla salute della donna che la assume.

Chi a Yale sostiene l’installazione del nuovo distributore è convinto che ad una maggiore disponibilità di “contraccettivi di emergenza” corrispondano meno aborti. È più o meno la stessa cosa che sostenevano i legislatori quando è stata approvata la legge 194, ma la realtà dimostra l’esatto contrario. Uno studio pubblicato nel 2011 su Contraception metteva per esempio in luce come, nell’arco di una decade, all’aumento del 63% dell’uso dei contraccettivi sia corrisposta una crescita ancora maggiore, pari addirittura al 108%, del tasso di aborto. Analogamente, secondo un’altra rilevazione, in Svezia, tra il 1995 ed il 2001, durante un periodo di facilitazione della diffusione dei contraccettivi, il tasso di aborto tra le adolescenti è lievitato del 32%.

Stando così le cose non sarebbe il caso di smetterla di incoraggiare il sesso libero? Perché non tornare ai vecchi cari distributori automatici di merendine?

 




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