Fede

Si può vivere su questa terra ed essere in realtà già morti?

tempo

di sr. Daniela Cristiana Galletto

Sì, accade ogni volta che ci chiudiamo in noi stessi. Solo aprendoci all’altro torniamo a fiorire. Tutto ciò che è vissuto nell’amore su questa terra sfida la morte e dura per sempre in Dio.

In questi giorni siamo stati tutti a far visita ai nostri cari al cimitero. Così abbiamo ritrovato i volti di persone che hanno condiviso con noi un pezzo di strada o, che comunque sono stati i protagonisti dei racconti dei nostri genitori o dei nostri nonni, e dunque abitano la nostra vita. Ogni volta che varchiamo la soglia di un cimitero ci scontriamo concretamente con la questione dura della morte e sentiamo su di noi il peso di questo nostro limite: siamo tutti esseri mortali, tutti faremo i conti, prima o poi, con la parola fine. Già, perché tutto ciò che la vita ci riserva sembra inevitabilmente segnato da un inizio e una fine. Ma non sempre la parola fine coincide con una perdita: la fine di una salita è il punto di arrivo dopo un tempo di fatica, la fine di un percorso scolastico è il raggiungimento di un traguardo che ci dà soddisfazione, la fine di una malattia è una grazia da gustare nella gratitudine. 

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Ma spesso, di fronte a ciò che finisce prima di quanto potessimo immaginare, ci viene spontaneo, dire: “Se avessi saputo che sarebbe finita così, non avrei sprecato tutto questo tempo!”. Ci capita ad esempio quando abbiamo dedicato del tempo a qualcuno e non abbiamo avuto risultati, quando abbiamo voluto bene a qualcuno e questi ora non ci parla più, quando abbiamo curato un affetto che ora si è spezzato. In tutte queste occasioni ci sembra di aver sprecato qualcosa di noi: tempo, energie, affetto, soldi. Facciamo i conti e i conti non tornano mai. E questo ci rende inquieti, perché sperimentare il limite non piace a nessuno. Sono tanti i limiti con cui facciamo i conti: di tempo, di spazio, di carattere. Il limite di tempo fin da piccoli ci fa sentire in qualche modo insufficiente la nostra vita. Il limite di spazio, per cui posso essere solo in un posto alla volta, ci dà la costante sensazione di vivere un’esperienza perdendone un’altra, perché mentre sono al cinema vorrei essere a un concerto, mentre sto passeggiando in montagna vorrei essere in riva al mare… I limiti del nostro carattere ci fanno misurare con i nostri propositi: tutti vorremmo essere più pazienti, più tenaci, più gentili, più comprensivi… Ci proviamo ogni mattina e ogni sera ammettiamo, con un pizzico di amarezza, di non esserci riusciti, perché i nostri limiti si sono scontrati con quelli dei nostri familiari, vicini, colleghi. Siamo tutti limitati: eppure, solo se prendiamo seriamente in conto il limite impariamo ad essere liberi. Perché la libertà non è una voglia astratta o un ideale irraggiungibile, ma la nostra capacità di dedizione nella limitatezza della realtà. Essere liberi significa accogliere la vita con i suoi spazi e i suoi tempi e darle un senso dentro i suoi limiti concreti, significa giocarci fino in fondo dentro i confini del quotidiano, con il desiderio di aprire sentieri che dall’oggi sappiano condurci un po’ più in là.

Forse, quando ci sentiamo derubati del nostro tempo e il bilancio delle nostre giornate sembra passivo, dovremmo smettere di pensare che ogni gesto d’amore, ogni dono fatto all’altro sia da classificare nella voce “spese, uscite”. Ogni gesto d’amore è da mettere nella voce “entrate”: è bello ragionare così, perché in questo modo più si fa qualcosa per gli altri più lo si fa per sé. Amare gli altri è innanzitutto fare del bene a se stessi, entrare in una relazione per cui se faccio qualcosa per te sono più me. Si può vivere su questa terra ed essere in realtà già morti, spenti dentro, e ciò accade ogni volta che ci chiudiamo in noi stessi. Appassiamo chiudendoci, fioriamo aprendoci. Perché la nostra vera identità non sta prima della relazione, ma dentro di essa. Solo tessendo dei legami ogni giorno diventiamo davvero noi stessi. L’amore è un dono che facciamo innanzitutto a noi. E tutto ciò che è vissuto nell’amore su questa terra ha il colore dell’Eternità, dura per sempre ed è al sicuro in Dio.

In questo orizzonte i giorni sconfinano nell’eterno e la lunghezza di un’esistenza non è più il criterio di pienezza: chi ha scelto di abbracciare con gioia anche i limiti della propria vita regalando speranza e misericordia agli altri, troverà per sé ciò che ha donato e, nel momento della morte, i semi di eternità che avrà lasciato cadere nei solchi dei suoi giorni sulla terra saranno equipaggiamento nel lungo esodo verso il cuore di Dio. A ricordarci, come dice Rilke, che “la nostra morte è la parte della vita che dà sull’altrove. Quell’altrove che sconfina in Dio”.




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