Vita

La maternità surrogata, il delirio della razionalità occidentale…

Generato e non creato. Mistica e filosofia della nascita. La maternità surrogata e il futuro dell’umanità

di Elisabetta Pittino, Movimento per la Vita

Che senso ha l’espressione “maternità surrogata”? E “gravidanza solidale”? Non esiste solidarietà in una gravidanza dove il bambino viene trattato come un oggetto, né esiste una surrogazione di maternità. Siamo spettatori di una logica delirante che ha cambiato anche il linguaggio.

“Generato e non creato. Mistica e filosofia della nascita. La maternità surrogata e il futuro dell’umanità” è la novità editoriale dell’autore Simone Tropea, pubblicata dalla libreria del Santo (https://www.libreriadelsanto.it/). Il filosofo e giornalista Simone Tropea dà una lettura originale della maternità in generale e di quella che viene chiamata impropriamente “maternità” surrogata. Maggio è il mese della festa della mamma. È anche il mese della legge sull’aborto, la 194 del 22 maggio 1978. Quest’anno ci sono altri due anniversari: i 40 anni dall’attentato di Giovanni Paolo II, il Papa della vita, e i 40 anni del referendum sull’aborto. Li cito perché trovo che sia importante questa coincidenza tra vita (la mamma) e morte (l’aborto). 

L’aprire all’aborto ha portato alla follia della “maternità” surrogata. La negazione del figlio e della maternità, cioè l’aborto, e il figlio a tutti i costi di cui l’utero in affitto è l’estremo esempio, esprimono la schizofrenia del nostro tempo. Questo libro, pubblicato dopo 3 anni di lavoro, arriva nel momento opportuno, cioè quando escono una proposta di legge sulla “legalizzazione della maternità surrogata solidale” e la sentenza n. 9006/2021delle Sezioni Unite civili della Cassazione che di fatto apre all’utero in affitto.

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La maternità surrogata è un problema organico e centrale, scrive Tropea, che influisce sul futuro dell’umanità. L’esperienza psichica fondamentale per ogni individuo umano è la relazione con la madre, una relazione che l’autore definisce “preculturale” in quanto “originaria”, senza mediazioni linguistiche, culturali, sociali, di ogni tipo. In quanto tale, questa relazione di 9 mesi tra genitrix, colei che genera (la madre), e il generatus, colui che è generato (il figlio), è il fondamento di ogni logica.

La “maternità” surrogata, secondo l’autore, disgrega ogni discorso logico perché impedisce e spezza la relazione originaria. L’utero in affitto prevede come passaggio necessario della produzione lo strappo violento e innaturale tra la gestante e il figlio che viene consegnato ai committenti. Il figlio è confermato come oggetto e non soggetto, la donna che affitta l’utero (non esiste gestazione altruistica anche quando è “gratis”) diventa oggetto. Rimuovendo il materno, che è l’esperienza fondamentale, nasce quella che Baumann chiama la società liquida, la società della post cultura, che è generalmente sterile e dominata dall’ideologia.

Tropea disegna senz’altro la società di oggi, la sa vedere e ne spiega la genesi. Una società sterile che non genera, ma produce. “La sterilità è il venir meno del frutto della relazione ovvero il nuovo, la sorpresa, l’imprevedibile e concreto contenuto dell’eccedenza”. Nella società post culturale quindi vi è una “riduzione del potenziale creativo”. Se ciò che ci caratterizza tutti è l’essere figli (Tropea parla di dimensione antropologica fondamentale) quando questa esperienza ci viene sottratta si ferisce l’umano (uomo e donna). La prima conseguenza sarà la dimenticanza di essere sostanzialmente un essere nato.

Grazie all’etica della nascita che la gravidanza e la maternità rendono evidente scopriamo che il centro della persona non è l’Io ma è la relazione concreta tra l’Io e il suo tu. La maternità surrogata sposta il centro della persona annientando la relazione. Ne consegue un‘involuzione e perversione del diritto. Anzi, secondo Tropea, l’“età dei diritti” (Bobbio) decreta la fine del diritto. Ancora, la maternità surrogata va a demolire il linguaggio che si “impara” nel grembo materno dalla relazione originaria.

Assistiamo oggi a quella che l’autore definisce “patologia del linguaggio”. La maternità surrogata rappresenta il più lampante dei deliri propri della razionalità occidentale, spiega Tropea. Per rendere accettabile questo “delirio” si è creata una neolingua che parte dalla gestione tecnica integrale della nascita e della riproduzione umana. L’utero in affitto diventa gestazione per altri, maternità surrogata, gravidanza solidale e altruistica tutte terminologie non vere: la maternità non può essere surrogata, l’utero in affitto è l’esatto contrario della solidarietà e dell’altruismo…

Il potere pervasivo dei media che portano avanti una narrazione generale che difende la maternità surrogata tenta di realizzare una sorta di “programmazione integrale dell’esistenza umana su scala planetaria”. Eppure, di fronte a questo panorama, ahimè reale, criticamente motivato, Simone Tropea nelle conclusioni mostra la forza dell’uomo e della donna che hanno in sé l’essere generati, al di là delle modalità che altri vogliono imporre. La modalità distruttiva e folle insita nella maternità surrogata non distrugge l’essere figlio di ogni uomo e donna. Ferisce, limita, indebolisce la nostra umanità, ma “è sempre nell’Essere-Figlio che si gioca il futuro dell’umanità…Chi realizzerà il proprio essere figlio avrà realizzato la sua storia, nella storia di ogni figlio, che c’è un Altro in sé, e che quest’Altro è la nostra verità definitiva”.




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