Guardare una donna nel modo giusto? Consigli pratici…

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Se ci si trova in un luogo dove non è possibile sottrarsi alla provocazione, che consigli dare ad un uomo che vorrebbe mantenere la purezza? Come comportarsi in luoghi dove la tentazione di desiderare una donna nel proprio cuore è maggiore?

Da adolescente, quando – lo ammetto – conoscevo ben poco del sesso opposto, ero dell’idea, come molte delle mie coetanee, che potessi vestirmi come volevo: se un ragazzo mi guardava con malizia, il problema era solo suo. E se mi fischiava quando indossavo una gonna molto corta, era lui ad essere impuro, maleducato e quindi a dover “lavorare sul suo sguardo e sul suo comportamento”.  Questo in parte penso ancora che sia vero. Oggi più che mai credo che un uomo puro – cioè un uomo che ha imparato ad autogovernarsi e a rispettare il corpo delle donne – può avere davanti chiunque, anche una modella nuda, ma continuerà a vedere in quella persona una creatura di Dio, meritevole di rispetto, non un oggetto con cui soddisfare un istinto primordiale. 

Mi vengono in mente uomini “santi” reali (sì, perché esistono), che hanno saputo vedere delle anime sacre, create per il Cielo, dietro a dei corpi svenduti. Penso al servo di Dio don Oreste Benzi, che salvava le prostitute dalla strada e faceva loro conoscere l’amore immenso di Gesù.  Mi vengono in mente uomini fedeli, mariti saldi e completamente donati alle loro spose, che non si lasciano scalfire da immagini volgari e non le cercano neppure (sì, esistono anche loro!); uomini affettivamente maturi che non si lasciano attrarre dal porno o ammaliare da ragazze in topless. Penso, poi, ad adolescenti che non hanno interesse a condividere video sporchi, a fare battute a sfondo sessuale, ad apostrofare le ragazze in modo volgare (mi viene in mente il Beato Carlo Acutis, che a soli 14 o 15 anni diceva alle coetanee che dovevano “proteggere i loro corpi” dagli sguardi maliziosi dei ragazzi, perché valevano troppo per essere guardate come oggetti). 

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Tuttavia, conosco anche tantissimi uomini che questo cammino non lo hanno ancora fatto, non sempre uomini senza cuore, senza sentimenti o pervertiti: molte volte sono uomini fragili, che compensano tante fragilità e molti vuoti soddisfacendo i loro desideri sessuali senza porsi particolari problemi etici. Uomini che se vedono una ragazza vestita in modo provocante, semplicemente si lasciano provocare. E si abbandonano a pensieri impuri, senza contrastarli.  Il più delle volte “l’abuso” si consuma solo nel loro cuore (perché sì, un “rapporto non consensuale”, che non implica relazione e comunione tra i due, è sempre un abuso, spesso appunto consumato solo nei pensieri): i danni sono quindi contenuti e soprattutto invisibili. Nell’intimo, però, quell’uomo ha già peccato di impurità (a dirlo è nientedimeno che Gesù in Mt 5,27-32) e i peccati di impurità sono un male anzitutto per noi stessi. Ci isolano, ci rendono meno vicini al prossimo, mettono una barriera tra noi e i fratelli e le sorelle.

D’estate questo tipo di peccato ha strada facile: l’estate ci sveste. È inevitabile. Basta frequentare una spiaggia, un locale o semplicemente andare a fare la spesa per vedere ragazze praticamente seminude, complice certamente il caldo. L’afa di questi ultimi tempi, in particolare, ci ha portato a coprirci il meno possibile. Eppure, ho scoperto che ci sono modi e modi per non soffrire il caldo. In alcuni casi, lo dobbiamo riconoscere, i nostri abiti non sono solo “leggeri” e “corti” – per evitarci la sofferenza di un caldo infernale – ma anche volutamente provocanti: scollature da paura, trasparenze che creano l’effetto vedo-non vedo, shorts che sembrano slip e costumi a dir poco succinti. Non voglio fare la predica o la morale (ognuno è libero di scegliere come presentarsi agli altri e l’abbigliamento è parte di questa scelta). Piuttosto volevo riflettere (senza edulcorare la realtà) sulle conseguenze che può avere su un uomo questo “spogliarello estivo”.

Ci siamo già chiesti qualche settimana fa perché una donna dovrebbe voler suscitare lo sguardo malizioso di uno sconosciuto. Parlando per me, da adolescente mi piaceva attirare lo sguardo dei ragazzi e credo che fosse dovuto all’insicurezza… volevo sentirmi bella: piacere mi dava sicurezza. Crescendo, però, ho capito sempre di più l’importanza di vestire in modo sobrio. Ho capito che non c’è bisogno “di tutti gli sguardi del mondo”, e nemmeno di molti, ne basta uno solo, ma pieno di amore. Uno sguardo che arrivi oltre le forme e raggiunga la parte più profonda dell’anima.

Ho capito che l’uomo deve sì lavorare sul suo sguardo, però salvaguardare la mia purezza, preservare il mio corpo da sguardi che non voglio attirare, è un problema mio. Sta a me “presentarmi come una ragazza che desidera l’amore, non il sesso facile”. Ma di questo, appunto, abbiamo già parlato qualche settimana fa.

Oggi vorrei concludere questa riflessione cercando di rispondere ad altre domande: se ci si trova in un luogo dove non è possibile sottrarsi alla provocazione, che consigli dare ad un uomo che vorrebbe mantenere la purezza? Come comportarsi in luoghi dove la tentazione di desiderare una donna nel proprio cuore è maggiore?

Non essendo uomo, ho chiesto parere a degli uomini di cui ho stima e che so essere “integri” affettivamente. I consigli principali (li riporto nello stesso linguaggio colloquiale con cui li han detti a me) sono stati: “Girati dall’altra parte, non soffermarti”, “Tieniti impegnato: guarda il tuo libro, gioca a beach, ascolta musica, parla coi tuoi amici”, “Se cadi, non crocifiggerti, esiste il sacramento della confessione. Gesù sa che siamo fragili, non vuole condannarci, ma aiutarci. Lui ci ripulisce completamente, bisogna avere fiducia nel suo perdono e nell’aiuto che viene dalla grazia”.




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.




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