Un decalogo per aiutare i padri a riflettere sul proprio ruolo

padre

Negli ultimi anni la cultura del nostro tempo è andata incontro ad una serie di importanti cambiamenti. L’emancipazione femminile ha portato ad una rilettura dei ruoli uomo/donna, padre/madre. Ma cosa ha comportato tutto questo per la famiglia e per i figli?

In epoche lontane la relazione di coppia e poi quella familiare era rigidamente stabilita in schemi di vita prefissati. Tutto ruotava intorno all’uomo. Nella coppia, la donna era come una madre più giovane che doveva prendersi cura di lui e delle sue esigenze. La famiglia era tipicamente patriarcale, il padre stabiliva tutto, la madre lavorava ai fianchi, mediando tra i figli in modi talvolta diversi. Nel corso degli anni però e, anche di riflesso al cambiamento della donna, la figura maschile è andata via via modellandosi. Lo stereotipo del padre autoritario, burbero che impone delle regole e le fa rispettare è un modello vetusto e superato. Il padre di oggi ha acquisito la dolcezza della madre, è l’amico, talvolta il fratello maggiore, talvolta il mammo. Il pericolo sta nel fatto che non essendoci più degli schemi familiari predefiniti che mettevano ognuno al proprio posto, spesso oggi si finisce col rincorrere la chimera di un ruolo senza mai riuscire ad incarnarlo.

È necessario fare una premessa: il ruolo del padre è decisivo per la crescita affettiva del figlio. Il padre non deve essere il surrogato della madre, né può pensare di sostituirla tout court. Abbandonati gli schemi autoritari e anaffettivi del passato oggi si corre il rischio di annullare il ruolo del padre appiattito su quello materno. Può capitare che, spesso, il padre sia messo in ombra dalla madre. È, invece molto importante che il ruolo paterno sia sostenuto e incoraggiato dalla madre. Alcuni padri, infatti, non riescono ad impostare il proprio ruolo perché le madri non glielo lasciano fare. Credo che la complementarietà dei ruoli nella distinzione ma dentro una specifica alleanza coniugale sia di grande aiuto per lo sviluppo armonico del figlio.

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Ma torniamo a riflettere sulla figura paterna. Il padre di oggi è un padre presente, rispettoso, affettuoso, spesso anche troppo… Questo genera nel figlio un no limits che gli permette di viaggiare come un treno senza binari, come fosse lui il genitore e i genitori di riflesso diventano i figli. Pur nei limiti di ogni elenco, propongo quindi un decalogo per aiutare i padri a riflettere sul proprio ruolo:

  1. Padre per vocazione 

La maternità sembra ritagliata su misura per la donna, anzi in molti casi appare quasi come uno sbocco obbligato della femminilità. Non si può dire altrettanto per la paternità. Il legame tra mascolinità e paternità appare assai più fragile e in ogni caso meno durevole nel tempo. Rispetto alla procreazione, natura e cultura hanno scelto per femmine e maschi ruoli dispari e, proprio per questa differenza, si è rivendicato il ruolo primario della donna. Una realtà incontrovertibile che rende ancor più necessario e urgente indagare e individuare anche le specificità del maschio nella relazione amorosa e educante con il proprio figlio/figlia. Ogni uomo è chiamato a rispondere alla domanda sulla sua paternità oltre e dentro quella biologica. Abbiamo bisogno di padri che si impegnano a riscoprire e realizzare il progetto della propria paternità in vista di un equilibrio coniugale, genitoriale e familiare.

  1. Padre non vuol dire madre

La differenza tra materno e paterno non è diseguaglianza, ma diversità. E la diversità è ricchezza. Ammesso che la paternità non può essere una superficiale imitazione della maternità, perché così facendo dissolviamo la differenza in favore di una frettolosa omologazione, può essere utile pensare che se la madre richiama anzitutto la relazione, e tutte le sfumature che sono ad essa collegate, il padre incarna l’autorità, qui intesa non nel senso tradizionale che l’ha ingiustamente identificata con severità e rigidità, ma come norma ideale, fondamento e garanzia del cammino di una famiglia. Se la figura materna richiama la cura, la protezione, gli affetti e soprattutto le radici familiari, la paternità è posta al confine tra la vita della famiglia e quella della società, favorisce la comunicazione e il transito in tutte e due le direzioni, dalla famiglia al mondo e viceversa.

  1. Padre che sta al suo posto

Dentro la triade padre-madre–figlio il padre svolge un preciso ruolo. Il suo compito specifico è tagliare idealmente il cordone ombelicale. Solo in questo passaggio il figlio avrà la possibilità di affrontare il mondo esterno e costruirsi il proprio percorso di vita. Il padre incoraggia il figlio circa la sicurezza nelle proprie capacità di essere e di stare al mondo, lo proietta verso l’autonomia. L’assenza della figura maschile genera figli incapaci di raggiungere la piena maturità. Un figlio richiede un padre, anche simbolico, che gli permetta di congedarsi dall’infanzia, gli ravvivi l’interesse e il desiderio di crescere. Il ruolo paterno rispetto al ruolo della madre non consiste nel sostituire la madre ma nell’esserle complementare.

  1. Padre a tempo pieno

È necessario che i padri si riscoprano pienamente partecipi e protagonisti della vita familiare. Abbiamo bisogno di padri a tempo pieno che non svolgono solo un ruolo di supporto e non si limitano a dare una mano. Abbiamo bisogno di padri convinti che il lavoro professionale non è il loro compito principale e non può fagocitare la gran parte delle loro energie. Se questa coscienza mette radici a suo tempo produrrà i frutti sperati. Tutto dipende infatti dalla consapevolezza che la condizione di genitore non solo è il primo impegno ma il motivo attorno a cui ruota tutta la vita personale e familiare. Contro ogni tentazione di delega, i padri devono prendere coscienza di essere chiamati a svolgere un ruolo ben preciso e di conseguenza devono acquisire tutte le condizioni per esercitarlo nel migliore dei modi.

  1. L’alleanza con la madre  

Lo stile dell’alleanza educativa non è molto diffuso. Non basta un vago desiderio educativo che s’infrange immediatamente sui primi scogli, occorre un desiderio paziente e tenace e soprattutto una certezza: che l’altro abbia davvero qualcosa da dire e da dare. Ciascuno dei genitori deve fare la sua parte senza sostituirsi e senza confondersi a quello che spetta all’altro. Questo atteggiamento favorisce l’unità coniugale e arricchisce il compito educativo. Non si tratta tanto di prevedere una rigorosa ripartizione dei compiti e delle funzioni, quanto di vivere tutto nel segno della condivisione che permette a ciascuno di mettere il proprio timbro sulle attività comuni. Questa consapevolezza non si raggiunge senza fatica. Tante volte occorre armarsi di prudenza e frenare l’istintiva invadenza, anche quando sembra dettata dalla necessità.

  1. Padre presente

Il dibattito sull’assenza o presenza del padre non può risolversi riflettendo sulla presenza fisica del padre quanto piuttosto sulla necessità di stabilire un codice paterno educativo fatto di vicinanza, di familiarità, di qualità della relazione. Il codice paterno ha la funzione di consegnare le regole della vita sociale, i limiti entro i quali muoversi e in questo senso anche gli spazi di libertà consentiti. Il papà deve esserci, anche quando è fisicamente lontano da casa, deve far sentire il suo sguardo e la sua attenzione sulla famiglia.

  1. Padre affettivo e normativo

I papà oggi sono molto più legati da una relazione di fiducia e affetto con i loro figli. Ma questa dimensione relazionale non deve confondere i ruoli. Meglio non essere troppo papà-amici soprattutto nell’adolescenza. Il papà amico non deve essere il modello scelto per distinguersi dagli errori del passato. La difficoltà educativa dei padri oggi sta nel tenere insieme la carica affettiva e quella normativa. È fondamentale, ovviamente, che il padre sia coerente: un padre che cambia idea, che prima sgrida e poi fa finta di nulla, non è attendibile agli occhi del figlio. E al contempo il padre dovrebbe avvertire il bisogno di suo figlio come qualcosa che caratterizza la sua esistenza di uomo adulto, ogni padre dovrebbe pensare tutti i giorni a quanto vuole bene ai suoi figli e interrogarsi sulla relazione che sta instaurando con loro. Per esempio senza il no del padre l’adolescente rischia di precipitare nel pantano “senza limite”. Ha bisogno di un riscontro da parte di un adulto che, anche se gli darà una risposta che non gli piace, comunque gli permetterà di rallentare la corsa verso l’insidioso “tutto è possibile”.

  1. Papà vuol dire anche autorità

Attenzione alle parole: autorità non significa autoritarismo, che è una modalità violenta. Per guadagnarsi l’autorità dei figli, per essere ascoltato, per accompagnarli nel cammino di crescita, il papà deve possedere alcune e fondamentali caratteristiche. Direi che non possiamo definire il manuale del padre presente, ma certo è importante che il padre ci sia e si metta accanto alla giusta distanza, una distanza non affettiva ma educativa questo per consegnare un’eredità, per donare il segreto prezioso del vivere, per essere quell’elemento conflittuale che permette ai figli di tirar fuori tutte le loro risorse e di farcela. Un padre non deve aver paura di dare delle regole, purché siano chiare, adeguate e contestuali.

  1. Padri per sempre

L’eternità sembra non appartenere alla vita umana perché la morte interrompe l’esistenza ma i padri ci sono per sempre, anche quando hanno concluso il loro viaggio terreno. Quando il padre muore, acquista una dimensione esistenzialmente concreta il Padre eterno. L’assenza terrena del padre è la cartina al tornasole della educazione alla fede che il padre defunto ha esercitato verso i figli. Se la morte del padre apre uno spazio a Dio nella vita del figlio, vuol dire che ha svolto compiutamente il suo compito ed ora può stare alla presenza di Dio, di cui, in tutta la sua paternità terrena, è stato riflesso. 

  1. Padri santi   

La santità, non quella degli altari, è l’orizzonte per i genitori cristiani. È la qualità del padre che in ascolto Dio, fa della sua vita il luogo dell’incarnazione e della manifestazione di Dio. In questo contesto l’esempio di san Giuseppe è una provocazione ad essere santi. san Giuseppe è stato per Gesù esempio, maestro di sapienza che si nutre della Parola di Dio, ha educato il piccolo Gesù ad ascoltare le Sacre Scritture, lo ha accompagnato di sabato nella sinagoga di Nazaret. La fede di Giuseppe ha creato le premesse perché Gesù giungesse a riconoscere e vivere la sua missione. Nella testimonianza delle fede san Giuseppe è una icona per ogni paternità. Sarebbe un grave errore pensare che un padre non può fare nulla per educare i figli a crescere nella grazia di Dio. Giuseppe insieme a Maria, secondo uno specifico ruolo, ha contribuito a creare le condizioni perché Gesù crescesse nella grazia fino al giorno della sua manifestazione. Tante volte la paternità è ridotta alla generazione carnale, san Giuseppe invece ci ricorda che la paternità è anzitutto una risposta alla chiamata di Dio.




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Giovanna Pauciulo

Sposa e madre di tre figli, insieme al marito Giuseppe è referente della Pastorale Familiare per la Campania, ha conseguito il Master in Scienze del Matrimonio e della Famiglia presso il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II. Conduce su Radio Maria la trasmissione “Diventare genitori. Crescere assieme ai figli”. Collabora con Punto Famiglia su temi riguardanti la genitorialità e l’educazione alla fede dei figli. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018).

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