Donne

Violenza ostetrica, quando la donna diventa solo un pezzo di carne

guanti

La violenza ostetrica c’è, esiste: inutile affermare il contrario. Quando io iniziai a interessarmene, non era un termine diffuso. Oggi sono molti i medici e le ostetriche che tentano di migliorare la situazione, ma fino a quando non sarà restituita la dignità alla donna e al bambino le cose non cambieranno.

Questa puntata de Le Iene, che racconta le vicende di un medico che è – sostanzialmente – un perverso, riferisce di una persona che semplicemente usa le sue armi per avere rapporti sessuali, orali e anali con delle donne. In realtà tutto questo non mi stupisce. Quando ero studentessa del Corso di Laurea in Ostetricia, c’era un medico che aveva una specializzanda come amante: non ci sarebbe stato nulla di male, se costui non avesse avuto una moglie e dei figli a casa. Moglie che fece assistere al parto dalla specializzanda medesima. Se non che quest’ultima rimase incinta del medico, e – che sappia io – dopo averle chiesto di abortire, l’abbandonò, sola con una bambina. Poi ci fu la storia del medico che – per “divertirsi” un po’ – ignorò i richiami dell’ostetrica che stava assistendo un parto complicato: siccome c’è sempre tempo per un cesareo d’emergenza, il bambino nacque spontaneamente, ma con lesioni cerebrali gravissime. Nei corridoi dell’ospedale si narravano altre storie di questo genere, fra le quali quelle di un professore che era piuttosto famoso, tra le ostetriche (sposate o meno), per le sue “prestazioni”. Nella narrazione vi è certamente quella di tutte quelle donne che, sotto anestesia, venivano osservate e prese in giro per la forma della loro vagina, oppure banalmente e volgarmente appellate. Per non parlare delle donne straniere che si ritrovavano nelle sale operatorie o nelle sale parto. 

Ricordo con estrema angoscia la povera pachistana forse appena maggiorenne che stava partorendo terrorizzata, circondata da un gregge di ginecologi, studenti e inservienti. Non capiva nulla di quello che le stavano dicendo. Iniziarono a urlarle «PUSH, PUSH» (spingi, spingi), quando stava per partorire e, approfittando del fatto di avere sotto le mani una donna giovane, sola e alla mercé delle loro grinfie, non si fecero mancare una manovra di Kristeller (nella quale si spinge fuori il bambino dal ventre materno, con una pressione fortissima sull’addome, con rischi enormi per la vita di madre e neonato), l’episiotomia senza anestesia (taglio del perineo che si effettua con delle forbici: è una manovra d’emergenza e si effettua sempre con l’anestesia locale perché è dolorosissima) e tutta una serie di epiteti aggressivi quando ella, dopo aver partorito un neonato del tutto traumatizzato dalla sua stessa nascita, le ricucirono la vagina sempre senza anestesia, urlandole ogni tipo di offesa (anche a sfondo razzista). Oppure la donna cinese accompagnata dal marito, che era lì per partorire il terzo figlio morto, a termine di gravidanza. I poverini piangevano la terza creatura che veniva al mondo senza vita: gli operatori (ostetriche e medici) non ebbero la voglia di farle almeno un’analgesia epidurale. Anzi, solo perché al medico di turno dava fastidio vedere un uomo in lacrime (disse proprio così), buttarono fuori malamente il papà, lasciando lei tredici ore in travaglio, da sola. Oppure potremmo parlare dell’ostetrica che si mise d’accordo con la studentessa di ginecologia per fare episiotomie a tutte le partorienti che si sarebbero presentate per partorire nel suo turno, di modo tale da far allenare la specializzanda all’episiorrafia (la sutura dell’episiotomia). Oppure potrei citare di quella volta che il Professore mi disse che mi avrebbe volentieri rispiegato la lettura della cardiotocografia (il cosiddetto “monitoraggio”), se solo io lo avessi baciato sulla bocca. E che dire del dirigente medico che durante la lezione alle studentesse del Corso di Laurea, nega il fatto che la contraccezione d’emergenza abbia conseguenze fisiche o psichiche, oppure che suggerisce il fatto che la spirale sia un ottimo mezzo per far interrompere la gravidanza dopo un rapporto “a rischio”? Mi pare una conclusione chiara, di questa orribile trafila.

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La perversione umana, ovvero la bruttura suscitata dal male che la mente umana riesce a pensare e progettare, è infinita: ogni azione depravata e ogni devianza dalla scelta verso il Bene, nutre il Male. Mi si potrebbe dire che sono passata dal raccontare meramente di uomini e donne la cui concupiscenza ha solo danneggiato la loro coscienza, a medici e ostetriche (uomini e donne, posso garantirlo) che usano la loro posizione per sfogare l’aggressività che tutti gli esseri umani covano nei meandri del loro essere. Potrebbe sembrare fuori luogo, o addirittura che i due argomenti non abbiano assonanze: lo credevo anche io. E invece, ce ne sono diverse. Perché quando il corpo è usato e abusato in modo vizioso, smette di avere una “funzione” nobile, per l’animo che riveste. Se un operatore sanitario (uomo o donna) è avvezzo al trattare la persona che ha di fronte come un oggetto, ogni persona sarà tale, sé stesso compreso. La donna non sarà più vista come espressione della potenza creatrice, ma solo carne da tagliare, penetrare, abusare. Nulla di più terribile, nulla di più lontano dal progetto divino che c’è sull’essere umano, nulla di meno dignitoso. Molto vicino al Male, al brutto, alla perfidia. 

La “violenza ostetrica” c’è, esiste: inutile affermare il contrario. Quando io iniziai a interessarmene, non era un termine diffuso. Intervistai una famosissima ostetrica che mi aiutasse nella stesura della mia Tesi e lei mi raccontò del medico di consultorio che sorprese a visitare le giovani donne senza guanti o di quel medico che si burlava della donna che urlava durante il travaglio: «Però quando sei rimasta incinta, urlavi perché ti piaceva, eh?!». 

Uscii dal mio Corso Universitario (raccapricciante definirlo tale, ma si vadano a chiedere racconti di questo tipo alle studentesse e agli studenti che vagano nelle corsie di tante cliniche sparse sul territorio italiano: si scoprirebbe un mondo ampio e buio come il virtuale deep-web) decisa a non avere tregua finché la “Violenza ostetrica” non fosse diventata la spada di Damocle sulla testa di ogni operatore sanitario (uomo o donna) che lavora in ambulatori, sale operatorie e sale parto. Col tempo la battaglia si è diffusa: solo per Grazia di Dio tanti medici e ostetriche (uomini e donne), hanno provato in tutti i modi al apportare migliorie in settori sanitari. Alcuni ci sono riusciti, altri meno, altri per niente. Ovviamente l’argomento è andato sulla bocca di tante persone, chi interessato ovviamente alla salute delle donne, chi interessato a portare avanti ideologie (vi è il problema “diritti riproduttivi”). Certo è, che pochi sanitari a tutt’oggi, non riescono a essere onesti fino infondo, quando si tratta di “violenza ostetrica”, perché il problema riguarda una sfera enorme della concezione sul femminile: se la donna è vista come un pezzo di carne senza dignità, se lo è pure il bambino ch’ella culla in grembo, la “violenza ostetrica” non avrà mai fine. 

E infatti il processo che cancella la donna e la sua dignità, sta trascinando nel baratro il livello professionale delle ostetriche che, in Inghilterra, non debbono più identificare la gravida, la partoriente, la puerpera e la nutrice, ma solo la “persona incinta, che gesta (se vogliamo anche introdurre l’uso dell’utero della donna per la compravendita di bambini), che partorisce, che nutre al petto”, mutazione linguistica iniziata col delineare l’embrione e il feto con la definizione “grumo di cellule”: tutto per cancellare la verità, tutto per poter compiere atti di violenza. 

Non è infatti un caso che per definizione, “violenza” significa grossomodo “azione fisica o psichica che ha come presupposto il fatto di annullare il corpo o l’animo di una persona, al fine di cancellarne la dignità fisica, spirituale e morale”: e che cos’è, di grazia, sfruttare la propria posizione per ricevere prestazioni sessuali? Che cosa muove il trattamento abominevole verso una persona che si trova in uno status di necessità? Che cosa provoca la cancellazione di un intero sesso con lo scopo di sfruttarne le funzioni?

Quando un’ostetrica si alzerà e deciderà di ridare dignità alla donna e al bambino nel grembo materno, il cambiamento si vedrà: ella si rifiuterà di trattare il nascituro e sua madre come un oggetto, ella combatterà perché la donna in attesa sia definita gravida, ella si rifiuterà di accettare colleghe che violentano l’intimità delle donne, ella denuncerà ogni singolo abominio morale verso le donne, ella s’impegnerà perché ogni singola bambina sia educata alla preziosità del suo corpo e del suo animo in modo tale che nessuno – per ideologia o concupiscenza – possa mutarne la dignità fisica e psichica. Il cambiamento si vedrà.




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