“Grazie mamma e papà, per avermi adottata”

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di Monica Vacca

Serena è una ragazza di 23 anni con uno sviluppo cognitivo pari a quello di un bambino di tre anni e mezzo, comunica solo con le immagini ed è non vedente ad un occhio. La sua è una disabilità molto grave, accompagnata da problemi sia cardiaci che alimentari. Eppure, quando ho avuto la possibilità di poterla vedere, ho notato una bambina che giocava beata, che si divertiva a suo modo ed era a proprio agio nel suo spazio. Tutto il resto è passato in secondo piano. 

La storia che oggi vi propongo è quella della famiglia Coppola, fondatrice della “Casa Famiglia Pollicino” di Imperia, che ha donato, attraverso l’Adozione, un’opportunità di vita alla piccola grande Serena. Ho un ricordo molto nitido del racconto di Nazareno, dalle sue parole traspariva un amore così forte da arrivare dritto al cuore. 

«Quando Serena è arrivata a casa aveva solo tre mesi. Inizialmente, l’accoglienza era formalmente definita come un affido familiare, temporanea. Tuttavia, verso i tre anni e mezzo, abbiamo ricevuto una telefonata dal Giudice: “Sareste disposti ad adottare Serena?”. Non nascondo la nostra titubanza iniziale. Non sapevamo, effettivamente, se la casa famiglia potesse essere il luogo maggiormente adatto per la crescita della piccola, in quanto ha difficoltà nell’instaurare relazioni, soprattutto con persone nuove. Quando, però, ci disse che nessuno era disposto ad adottarla e che, molto probabilmente, sarebbe stata affidata ad un’altra comunità…ho accettato subito. Lì è iniziata la nostra avventura». 

Serena è una ragazza di 23 anni con uno sviluppo cognitivo pari a quello di un bambino di tre anni e mezzo, comunica solo con le immagini ed è non vedente ad un occhio. La sua è una disabilità molto grave, accompagnata da problemi sia cardiaci che alimentari. Eppure, quando ho avuto la possibilità di poterla vedere, ho notato una bambina che giocava beata, che si divertiva a suo modo ed era a proprio agio nel suo spazio. Tutto il resto è passato in secondo piano. 

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«Il mondo della disabilità – mi spiega Nazzareno – era a me sconosciuto, l’ho sempre reputato distante. Non è stato semplice, infatti, affrontare tutte le sue problematiche. L’accoglienza è stata a tutti gli effetti un salto nel vuoto che, però, ha permesso a noi di abbattere ogni pregiudizio. Abbiamo imparato tanto da lei, abbiamo imparato a non giudicare, a dare una motivazione ad ogni cosa. La vita, infatti, può cambiare ogni progetto, è importante quindi saper imparare ad accettare il corso delle cose, tentare di dargli un significato, anche se è difficile. Tuttora ci sono delle difficoltà. Serena ha bisogno di un rapporto diretto e costante. Abbiamo assunto un’educatrice solo per lei, che le ha permesso di raggiungere molti traguardi importanti e di acquisire un minimo di indipendenza. La nostra è stata una scelta di Vangelo concreto ma è importante ribadire di non dover fare tutto da soli. Bisogna appoggiarsi e affidarsi a degli esperti, a delle associazioni, alle Istituzioni, per poter imparare».  

Dopo aver controllato che Serena fosse tranquilla, non intenta a combinare “una delle sue”, Nazzareno continua: «La trattiamo come gli altri, non le facciamo sconti. Il rapporto che abbiamo instaurato è naturale. Per certe scelte bisogna usare la testa, ma non troppo. La razionalità deve esserci… ma anche un pizzico di “sana pazzia”, altrimenti non si agisce. È normale avere paura, ma è proprio grazie a questa che si acquisiscono e mettono in atto gli strumenti per poter andare avanti. Di fronte a certe situazioni, escono delle energie che tu non pensi di avere. È un’esperienza arricchente, nelle mie zone direbbero che “È più quello che ti entra in tasca, che quello che esce” ». 

Arrivati a questo punto, iniziamo a parlare del futuro della piccola. Gli occhi di Nazzareno sembrano diventare lucidi, senza dubbio speranzosi: «Non riesco a immaginare il futuro di Serena, però siamo abbastanza positivi. Non ci fermiamo davanti all’incertezza, anzi…cerchiamo di prevenire e agire. A tal proposito, insieme ad altre quattro famiglie con figli giovani disabili, stiamo concretizzando l’idea di costruire una casa dove i nostri ragazzi andranno ad abitare quando noi non ci saremo. Il futuro non deve essere un ostacolo».

Con lo sguardo fiero ed orgoglioso, Nazzareno mi mostra una preghiera scritta per Serena, dal titolo “Grazie Signore per il dono di Serena”, così come “Una lettera per i miei genitori”, che racconta quello che, dal punto di vista dei genitori, potrebbe essere il pensiero della loro piccola. 

«Se inizialmente ci avessero descritto in dettaglio la gravità della sua disabilità, non escludo che avremmo potuto dir di no. Come ho detto in precedenza, mi sarei spaventato. Oggi, invece, siamo molto più preparati, sapremmo come comportarci se dovessimo accogliere una persona con le stesse problematiche. Tutto è collegato all’esperienza che man mano abbiamo vissuto. Tornassimo indietro, comunque, rifaremmo la stessa scelta. Ne è valsa la pena. Serena è nostra figlia a tutti gli effetti». 

L’amore di questa famiglia ha permesso a Serena di venire al mondo una seconda volta: la prima, quando è nata; la seconda, quando è stata adottata. L’esser circondata da persone che l’amano, ha permesso a lei di compiere, poco a poco, passi da gigante. Il diritto di avere una famiglia, soprattutto in casi così difficili, consente al bambino di vivere appieno la propria vita, nonostante i limiti che la natura ha loro imposto. 

Almeno una volta nella vita, quasi tutti si son ritrovati ad affrontare il tema della “Diversità”. Essendo altamente delicato, ha spesso indotto le persone ad assumere posizioni differenti e contrastanti in merito. Solitamente, infatti, vi è la tendenza ad attribuire al termine “Diverso” un’accezione alquanto negativa, che non solo differenzia le persone ma si discosta da ogni principio di equità. Eppure, ognuno di noi possiede caratteristiche che ci differenziano l’uno dall’altro, rendendoci unici. Ed è proprio qui, in realtà, che risiede la vera fonte di ricchezza della parola “Diversità”. Una ricchezza che ho visto appieno negli occhi di Nazzareno, che ha fatto della diversità una forza e della disabilità puro amore.Se questa testimonianza ha smosso il tuo interesse verso l’Adozione “Difficile” e vuoi saperne di più o se desideri dare la tua disponibilità per donare una chance ad un bambino con disabilità, chiamaci al numero verde 800.66.15.92.




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