“Alfonso, sordomuto, è stato una ricchezza per la nostra famiglia”

di Monica Vacca

Quando mi è stata presentata la storia di Zaira e Gianfranco, la voglia di conoscere la loro famiglia è stata irrefrenabile. Pensare che due genitori, nel loro piccolo, decidano di contribuire alla ricchezza emotiva di bambini e ragazzi che, per diversi motivi, sono stati privati del calore familiare è entusiasmante, oltre che bello. L’accoglienza di questa famiglia ha permesso ad Alfonso, un ragazzo sordomuto di 18 anni, di constare con i suoi occhi cosa vuol dire vivere in una vera “Famiglia”. 

«Abbiamo visto in parrocchia un manifesto che parlava di affido familiare – inizia così il loro racconto – Incuriositi, abbiamo chiesto informazioni in merito a dei nostri conoscenti e, successivamente, abbiamo deciso di partecipare a questi incontri formativi. È importante formarsi ed essere informati. Vivo era il nostro desiderio di voler aiutare un bambino e di accoglierlo temporaneamente a casa. Abbiamo anche pensato di intraprendere un percorso di adozione ma, ahimè, le tempistiche sono diverse e io ho già una certa età – afferma Gianfranco, abbozzando un sorriso.

«Abbiamo dunque seguito questo corso organizzato dai servizi sociali del Comune di Benevento. – proseguono – A Natale, poi, abbiamo avuto una grande sorpresa: ci è stato esposto il caso di un ragazzo sordomuto, Alfonso, temporaneamente appoggiato nell’istituto delle suore che frequentava da piccolo. Quest’ultime, durante il periodo natalizio, avevano organizzato un ritiro spirituale nella città di Bologna e, per questo motivo, avevano bisogno di una famiglia che ospitasse il ragazzo per una settimana o dieci giorni. Ovviamente, prima di accettare, abbiamo chiesto il parere dei nostri tre figli e, fortunatamente, hanno fin da subito dato il loro consenso. È una scelta che abbiamo fatto tutti insieme e che rifaremmo senza dubbi».

Alfonso è un ragazzo maggiorenne. Nel corso del tempo ha cambiato varie case famiglia e, ogni volta, ha portato con sé una passato turbolento e difficile. Le sue problematiche psicofisiche l’hanno indotto ad assumere, spesso, un comportamento irascibile. Grazie a questa famiglia, tuttavia, notevoli sono stati i miglioramenti: è diventato più maturo, sta coltivando i suoi interessi e sta imparando a gestire il tempo in modo costruttivo. 

«È stata un’esperienza particolare – mi racconta Gianfranco – non eravamo sicuri di essere all’altezza di fronteggiare situazioni derivanti dall’accoglienza di un ragazzo più grande dei nostri figli. Avevamo paura di non riuscire. Lui, invece, ci ha aiutato tanto. In quella settimana si è comportato più che bene, ha giocato con i ragazzi e siamo anche riusciti ad instaurare un dialogo, seppur lui non parlasse. Ci siamo compresi. Alfonso è stato un bel regalo di Natale, speriamo di esser stati lo stesso per lui. A casa ha trovato un ambiente familiare sereno, ha visto la nostra presenza con i bambini, si è reso conto di cosa significa essere amato». 

«Si è creato un bel rapporto. – proseguono sereni – Viene spesso a trovarci, che sia per un caffè, un pranzo o semplicemente per compagnia. Viene anche a trovarmi a lavoro. – aggiunge fieramente Zaira – Ci vediamo ogni settimana. Alla fine di quest’esperienza abbiamo capito che ciò che conta è il voler “accogliere” e, se siamo riusciti noi, possono farlo anche altre persone. È vero, possono presentarsi dei problemi…ma a chi non capitano? Succede anche con i propri figli. Non bisogna arrendersi alle difficoltà, queste vanno affrontate».

A questo punto, il tono di entrambi diventa più serio: «Speriamo che lui possa completare i suoi studi e realizzarsi lavorativamente. Attualmente sta facendo un tirocinio in ospedale, ma sappiamo che vorrebbe lavorare con i bambini. A giugno andrà a vivere per conto suo, non vuole tornare in un’altra casa famiglia. Ha una tutor che lo sta seguendo e che lo sosterrà in questo cambiamento. Tra l’altro – aggiungono poi commossi – ha iniziato a suonare la batteria. Ha un talento naturale in questo, si lascia trasportare in modo egregio dalle vibrazioni. Chissà che questo non possa essere per lui uno sbocco lavorativo, sarebbe un sogno». 

In questa splendida storia, le assistenti sociali hanno avuto un ruolo fondamentale: «Abbiamo ricevuto un supporto costante – proseguono – le abbiamo chiamate per qualsiasi consiglio, a qualsiasi ora. Sono state per noi essenziali. Ad oggi, abbiamo fatto richiesta anche di affido, siamo in attesa. Siamo felici di poter aiutare altri bambini».

Tanti sono i ragazzi che son cresciuti da soli, per quanto soli non si possa essere in una casa famiglia. Abituarsi al pensiero di altre persone non è semplice, il confronto con gli altri non è facile. Pian piano, però, come ci dimostra quest’esperienza, ci si comprende e si arriva a costruire un qualcosa di bello che può migliorare il quotidiano.  Se questa testimonianza ha smosso il tuo interesse verso l’Affiancamento Familiare e vuoi saperne di più o se desideri dare la tua disponibilità per donare un pomeriggio a settimana ad un ragazzo, chiamaci al numero verde 800.66.15.92 oppure clicca qui.




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