Maternità

Mamma e studentessa di medicina: “Rifarei tutto”. La storia di Dafne

Si avvicina la Giornata della Vita, che si celebra il 4 febbraio. Abbiamo pensato di raccogliere una testimonianza. Lei è Dafne, madre di un bambino di due anni. Ha scoperto di essere incinta al primo anno di università, dopo essere appena entrata a Medicina. Molti le dicevano che doveva scegliere: o lo studio o il bambino. Eppure, oggi è al quarto anno ed è una mamma felice.

“Scriviamo il tuo nome oppure no? Non è necessario, posso raccontare la storia in anonimato…”.

“Non mi piace stare al centro dell’attenzione o mettermi in mostra, ma il nome puoi metterlo. E anche una foto. Perché, vedendomi in carne ed ossa, forse, qualche ragazza impaurita può sentirsi meno sola… Io non facevo altro che cercare sul web storie come la mia, senza trovarle…”.

Inizia così la lunga chiacchierata con Dafne, giovane mamma e studentessa al quarto anno di medicina, che, quando ha scoperto la gravidanza, tre anni fa, è scoppiata in un pianto a dirotto. 

“Era gennaio, mi trovavo al primo anno di università e davanti a quel test positivo ho visto letteralmente volatizzarsi il camice, credevo che si stesse sgretolando il sogno di una vita. L’estate dopo le superiori avevo provato ad entrare a Medicina, ma non ce l’avevo fatta. Avevo vissuto malissimo quel fallimento. Ora che ci ero riuscita, dovevo rinunciare?”.

Intorno a lei, quasi tutti le dicevano che era impossibile proseguire gli studi. Aveva ancora tanti anni di intenso lavoro davanti e frequentava l’università in una città che distava circa due ore da casa. In modo più o meno velato le dicevano che doveva scegliere: o il bambino o la futura carriera

Residente nella provincia di Ancona, ma studentessa fuori sede a Bologna, dove frequentava la facoltà di Medicina in inglese, Dafne si sentiva spiazzata, terrorizzata, non sapeva che fare, aveva paura di deludere i suoi genitori, di aggiungere loro un peso, di non riuscire a concludere un percorso che tanto aveva desiderato intraprendere. 

Al tempo stesso, amava già la creatura che portava nel grembo.

Il fidanzato, Samuele, sette anni più grande di lei, laureato e con un buon lavoro, non si è tirato indietro: si è assunto le sue responsabilità e ha cercato di fare di tutto, fin da subito, per prendersi cura del bambino, aiutando al tempo stesso la ragazza che amava a coltivare la sua passione per la medicina.

La coppia non ha mai pensato di interrompere quella gravidanza, ma spesso Dafne piangeva e si chiedeva come avrebbe fatto. 

Ad accogliere le sue lacrime sono stati soprattutto i medici che la seguivano durante la gravidanza: “Guarda, che è molto meglio avere un figlio mentre studi, piuttosto che quando lavori, hai in realtà molto più tempo per stare a casa con lui quando è piccolo, puoi organizzarti, non preoccuparti, si può fare!”. 

Una dottoressa, in particolare, è stata decisiva nel darle forza, quando le ha confidato che, tornando indietro, avrebbe preferito di gran lunga avere un figlio a 20 anni, nel periodo dello studio, invece di concentrarsi solo sulla carriera fino ai 40.

Queste parole le hanno dato coraggio e, con l’aiuto delle famiglie, a poco a poco la ragazza è riuscita a trovare un suo equilibrio. 

A Bologna, una cara amica sposata, che studiava con lei, particolarmente credente e di animo generoso, le ha proposto di ospitarla gratuitamente quando c’era bisogno di rimanere stabilmente a Bologna, permettendole di non pagare un affitto, considerato che adesso c’era un bambino da mantenere. “Li chiamo gli angeli di Bologna – mi dice – hanno ricavato una stanzetta per me. Temevo di disturbare, di essere di troppo, e invece ogni volta fanno festa quando arrivo… Spesso, mi tengono anche il bambino…”. 

Le dico, sorridendo, che il Signore l’ha ripagata per aver accolto quella vita senza esitazione. Lei mi dice di sì, riconosce che Dio le è stato vicino dal primo istante, soprattutto nei momenti in cui era più spaventata.

L’arrivo del piccolo è stata una benedizione per tanti. Entrambe le famiglie dei due ragazzi stavano vivendo un momento difficile, per motivi diversi, e quel nipote ha donato a tutti tanta gioia, ha portato luce. 

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Il bimbo, che ora ha due anni e mezzo, è diventato la mascotte del gruppo dell’università: “A volte viene con me. I compagni di corso mi chiedono sempre di lui. Quando era piccolissimo lo portavo anche a lezione. Dovevo allattare, i professori erano disponibilissimi. Non mi hanno mai fatto storie per qualche pianto, mi dicevano di restare, che non era un problema e la lezione proseguiva tranquillamente… Ringrazio molto per la loro umanità”

Fa una pausa, poi riprende: “E soprattutto ringrazio i miei amici, che non mi hanno mai fatto sentire diversa o in difetto. So di università di medicina dove tra studenti c’è molta competizione, si scelgono le amicizie in base ai voti. In altri luoghi sarei stata forse presa a bersaglio, quasi volessi fare la wonder woman, che pensa di studiare e intanto essere anche madre. Tra noi non è così. Ci vogliamo bene, ci diamo una mano. Ognuno con la vita, con i tempi, con i voti che ha. Credo che anche entrare proprio in quella università, conoscere proprio quelle persone, sia stato provvidenziale…”.

Fondamentale, per Dafne, è stata la sorella, nonché madrina di Battesimo del bambino, che spesso, soprattutto all’inizio, la accompagnava a Bologna con il neonato, visto che i genitori ancora lavorano. “Senza di lei, non ce l’avrei fatta!”. 

Oggi capita che Dafne sia costretta a lasciare il figlio a casa, ai nonni. Questo le pesa. Però, fa di tutto per essere una mamma presente: “Al nido abbiamo trovato un accordo. Quando ho lezione il pomeriggio, lo porto più tardi la mattina – anche se non si potrebbe, da regolamento – per stare con lui tre ore prima di andare a prendere il treno, visto che poi torno molto tardi la sera”, mi confida. 

“Se ci sono le lezioni, – riprende – sto sul treno quattro ore al giorno, tra andata e ritorno. Se non fossi diventata mamma, ora starei in una stanza in affitto, come facevo il primo anno. La vita da pendolare a volte mi stanca, ma non cambierei nulla. Mio figlio è il dono più prezioso che ho ricevuto… Che poi, ‘dono di Dio’ è anche il significato del suo nome. So che c’è un disegno dietro a questa storia, perché ciò che più mi terrorizzava è ora la mia benedizione”.

Dafne, ventitré anni, ad aprile ventiquattro, a volte va in crisi – come tutte le mamme e tutte le studentesse di medicina – però può sempre contare sulla sua grande forza di volontà e sull’aiuto di tante persone. 

In primis, però, dell’uomo che ha accanto: “Samuele mi ripete spesso: ‘Dimmi come posso aiutarti. Ci organizziamo!’. Quando sono via per i tirocini, si dà tanto da fare. La mia laurea è diventata anche il suo sogno. Pensa, col fatto che a volte manco per dei giorni e deve cavarsela da solo col piccolo, ha imparato a cucinare. Addirittura, riconosce i panni sporchi da quelli puliti – mi fa notare, scherzando – se io non ci sono, è perfettamente autonomo, mi sento tranquilla”.

Sorride e aggiunge, orgogliosa di lui: “Quando sono in sessione d’esami, nel fine settimana, giocano tanto insieme, a volte lo porta fuori, per farmi studiare. Questa laurea la prenderemo in due, quando arriverà il giorno…”.

Oggi, Dafne, ha il volto sereno e vuole incoraggiare tutte le ragazze che si sentono combattute, che hanno paura di dire “sì” alla vita, perché temono che saranno infelici. “Un figlio non ti toglie nulla. – testimonia – Anzi, nel mio caso, mi ha dato tanti stimoli, mi aiuta a ottimizzare i tempi e le energie, mi ha cambiata in meglio. Non ho rimorsi, non mi sono pentita di nulla. Ho le mie fatiche, la stanchezza, i giorni no, come tutti, ma sono felice…”.

E si vede che dice la verità. 

“Rifaresti tutto?”, le domando, per averne conferma.Lei mi guarda negli occhi e, senza tergiversare, spontaneamente, con sincerità risponde: “Assolutamente sì…”.




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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