Dalla vedovanza alla consacrazione: la chiamata di Arianna
13 Ottobre 2026
KatarzynaBialasiewicz da Getty Images tramite Canva.com
Per la nostra rubrica “Il viaggio della vita. Testimonianze e riflessioni nel tempo della vedovanza”, questa volta ho incontrato Arianna C., di Torre del Greco. Arianna è una sposa vedova e una consacrata, pienamente impegnata nelle attività pastorali di una parrocchia e della diocesi napoletana. Ci siamo incontrati per caso, in occasione della celebrazione della solennità dell’Assunta dello scorso anno, e tra noi è nato subito un feeling particolare. La sua storia vocazionale ricorda, per molti aspetti, la mia e, anche per questo, le ho chiesto di condividere la sua testimonianza con i nostri lettori. Lei ha accolto volentieri l’invito e ha aperto il suo cuore: proviamo ad aprire anche il nostro!
Arianna scrive:
Tenendo conto della mia esperienza di vita, questa vocazione può apparire inusuale. Eppure, proprio grazie al mio percorso, ho maturato la ferma consapevolezza di questa chiamata del Signore, che dimostra quanto i Suoi progetti e le strade che Egli traccia siano infiniti e meravigliosi, nonostante le difficoltà e i dolori.
Il mio percorso di vita non è stato orientato fin dall’inizio alla consacrazione. Quando ero molto giovane, infatti, mi sono fidanzata con colui che sarebbe diventato mio marito, il mio Vincenzo. Con lui condividevo un progetto di lavoro, casa e famiglia. E così è stato, anche se, con il tempo, l’assenza di figli, secondo la volontà di Dio, ha dato una svolta diversa alle nostre vite, segnate da svariate difficoltà. In tutto questo, il Signore, nella Sua infinita misericordia, mi faceva già sentire, all’interno del matrimonio, la Sua divina presenza.
Per questo motivo, il desiderio di consacrazione è nato ancora prima della morte di mio marito, avvenuta nell’aprile del 2019. Avevo infatti intrapreso un cammino di fede e mi sentivo unita al Signore in maniera particolare.
Nel proseguire questo cammino è avvenuto gradualmente un cambiamento interiore che, inevitabilmente, si è riflesso anche esteriormente. Ho cominciato ad avvertire la necessità di partecipare quotidianamente alla celebrazione eucaristica e di approfondire la mia conoscenza attraverso la Sacra Scrittura, il Catechismo della Chiesa Cattolica e l’insegnamento del Magistero.
Poi, all’improvviso, è sopraggiunta la morte di Vincenzo: sono vedova! La mia vita si è completamente ribaltata, ma la grande sofferenza è stata sostenuta e lenita dall’abbondante grazia del Signore, che ha fasciato con amorevole cura le mie ferite.
Il dolore è stato il maestro che mi ha purificata dalla banalità e dalla superficialità, riportandomi all’interiorità, alla realtà che veramente conta, alla coscienza e al senso della mia vita.
Davvero, «i patimenti sono insegnamenti». Attraverso quel dolore, il Signore mi ha fatto il dono di “partorire” un amore immenso per l’Amore Trinitario, che mi aveva già rapita e che custodivo dentro di me come un germe.
Gesù mi ha fatto la grazia di essere scelta, e la gioia di poter essere totalmente Sua è inesprimibile.
È come se desiderassi avvicinarmi sempre più al Sole, fino a potermi fondere completamente in Lui, che è la Luce. Nell’ascoltare queste parole: «Alzati, amica mia, mia bella, e vieni! Perché, ecco, l’inverno è passato» (Ct 2,10-11), ho compreso come la mia vita abbia trovato in Lui la pienezza e la completezza. Egli continua a donarmi il Suo Amore e la Sua grazia, dei quali non posso fare a meno.
Forse il progetto del Signore su di me era proprio questo fin dall’inizio, e io non l’avevo compreso. Chissà!
A questo punto, grazie a un percorso di discernimento accompagnato dal mio padre spirituale, si è ritenuto opportuno valutare un’esperienza all’interno di un monastero, durata circa un anno.
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Sono entrata come postulante, ma, dopo qualche tempo, per motivi di salute incompatibili con lo stile di vita monastico, sono stata costretta a interrompere quell’esperienza. Nonostante ciò, è stata presa in considerazione un’altra forma di consacrazione riconosciuta dalla Chiesa: la consacrazione diocesana, ispirata al carisma di san Francesco d’Assisi.
Da quel momento, questa forma di consacrazione ha cominciato a prendere corpo, anche attraverso la conoscenza del Vescovo dell’Arcidiocesi di Napoli.
È nato così il desiderio di mettermi al servizio della parrocchia di appartenenza, dedicandomi alle attività parrocchiali e al catechismo dei ragazzi, ma anche di offrire il mio contributo alle realtà presenti sul territorio. In particolare, collaboro con i frati francescani nella Mensa Caritas della loro parrocchia.
Infine, da poco tempo, sono anche a disposizione della Segreteria episcopale.
Che dire… Non avrei mai immaginato che tutto questo potesse realizzarsi nella mia vita. Oggi posso soltanto dire:
«Eccomi, si compia in me la Tua volontà».
Basta mettersi in ascolto per scoprire che il Signore ha sempre in serbo, per ciascuno di noi, cose grandi.
Il commento di don Pino Cutolo
Grazie, cara Arianna, per questa tua «comunicazione di vita»! Eh sì, perché la vita appare sempre più profonda e misteriosa di quanto possiamo immaginare a prima vista, soprattutto quando rimaniamo impantanati nei mille condizionamenti dell’esistenza umana e negli eventi dolorosi che ci toccano.
Tu sei stata capace, con la grazia di Dio, di accogliere la novità dello Spirito Santo, che sempre bussa alla porta, ma non sempre trova un cuore pronto ad aprirsi.
La tua bella esperienza mi ricorda quanto la vita stessa sia una «vocazione», una chiamata all’Amore, a volte terribile e dolorosa. È quell’Amore che ci avvolge fin dal Battesimo e che, se siamo docili alla Sua azione, ci conduce, attraverso strade misteriose, fino alla piena immersione in Lui.
In questo senso, credo che le vocazioni particolari possano intrecciarsi ed evolversi, come è accaduto a te, che vivi — deliberatamente uso il verbo al presente e non al passato — la vocazione sponsale con il tuo Vincenzo e quella verginale, senza che l’una soppianti l’altra o faccia dimenticare l’altra.
Oggi sei una donna pienamente inserita nel tessuto ecclesiale, impegnata a contribuire alla costruzione del Regno e ad allargare, in tal modo, i paletti della tenda coniugale che, a suo tempo, avevi costruito con tuo marito.
E così, oggi, la vocazione sponsale, vissuta nel tempo provvisorio della vedovanza, intrecciandosi con quella verginale, diventa una testimonianza vivente per ogni credente in Cristo. È una testimonianza della salvezza generata dalla Sua Croce e della meta ultima che si staglia all’orizzonte della nostra esistenza, dando senso a ogni gioia e a ogni fatica umana.
Grazie, Arianna. Il Signore benedica te e il tuo servizio pastorale!
Testimonianze e riflessioni sul tempo della vedovanza
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