20 Ottobre 2026
La veste dell’amore
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12, 35-38
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».
Il commento
“Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese” (12,35).
In poche parole Gesù consegna un insegnamento quanto mai efficace. Il Maestro descrive l’identità del discepolo attraverso alcune immagini che appartengono alla storia d’Israele e che hanno trovato in Lui la piena manifestazione.
La prima immagine è quella delle “vesti strette ai fianchi” (12,35). Fa pensare ad un uomo che si prepara a partire: in quell’epoca, infatti, le vesti erano lunghe, cingerle garantiva maggiore libertà di movimento. Nella Bibbia le parole hanno un significato ben più profondo di qualunque traduzione letterale, fanno parte di una storia secolare e vanno comprese alla luce degli eventi già avvenuti.
L’immagine evangelica richiama la notte dell’esodo, quella in cui Mosè ordina agli israeliti di mangiare l’agnello “con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano” (Es 12,11). È il primo annuncio della Pasqua che da quel giorno lontano accompagna la vicenda d’Israele. Non si tratta perciò solo di mettersi in viaggio, in obbedienza alla chiamata di Dio, ma di rinnovare l’alleanza con Dio.
Al tempo stesso l’immagine rimanda ad un’altra pagina e ad un’altra notte, quella in cui Gesù “si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita” (Gv 13,4). Il gesto del Nazareno è chiaramente orientato alla nuova alleanza che egli si appresta a celebrare “nel corpo della sua carne mediante la morte” (Col 1,21). In questa luce l’esortazione del Vangelo acquista un significato ben più impegnativo in quanto chiede ai discepoli di fare della propria vita il sacramento dell’amore con il quale Dio ha salvato l’umanità.
Il battesimo ci ha resi conformi a Lui: “vi siete rivestiti di Cristo”, scrive l’apostolo Paolo (Gal 3,27). Siamo dunque chiamati a vivere come Lui, ad amare come Lui, ad essere un altro Cristo. È certamente una grande responsabilità ma, prima di tutto, è una grazia che Dio ha già seminato nella nostra vita. Impegniamoci a non sciuparla.
Briciole di Vangelo
di don Silvio Longobardi
s.longobardi@puntofamiglia.net
“Tutti da Te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno”, dice il salmista. Il buon Dio non fa mancare il pane ai suoi figli. La Parola accompagna e sostiene il cammino della Chiesa, dona luce e forza a coloro che cercano la verità, indica la via della fedeltà. Ogni giorno risuona questa Parola. Ho voluto raccogliere qualche briciola di questo banchetto che rallegra il cuore per condividere con i fratelli la gioia della fede e la speranza del Vangelo.
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stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).


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