Tumore

Morire per lasciar vivere

di Giovanna Abbagnara

Riproponiamo a distanza di dieci anni la storia di Tonia Accardo, una donna napoletana che rifiutò le cure per far nascere la sua bambina. Oggi una casa di accoglienza porta il suo nome. Da quel sacrificio tanto bene è germinato.

Siamo abituati a pensare che solo ciò che vediamo esiste, solo ciò che tocchiamo ha valore. Ma chi l’ha detto che la vista è tra i cinque sensi, quello più importante? C’è un miracolo, una meraviglia, una stupenda sinfonia che l’occhio nudo non può scrutare, c’è un grembo che nel silenzio custodisce e nutre una speranza capace di vincere ogni paura anche quella della morte. Questo miracolo oggi ha un nome grandioso, Sofia e due genitori speciali, Tonia e Nicola.

È il 19 marzo (2008), è la festa del papà. In un caldo pomeriggio, preludio della primavera ormai prossima, sono in viaggio con la mia amica Anna verso Torre del Greco (NA) per incontrare Nicola. Lo avevo ascoltato in un’intervista alla Tv, concessa a pochi giorni dalla morte di Tonia, sua moglie, e avevo subito pensato che questa straordinaria esperienza doveva essere raccontata tra le pagine della nostra rivista. Il perché non spetta a me dirlo, non mi sono ancora stancata di stupirmi dinnanzi ad ogni vita che nasce e non riesco ancora a comprendere quando ostinatamente si definisce “diritto”, l’azione di uccidere il proprio bambino. Di fronte a storie come queste non ci sono tesi che reggono, quando accogliere la vita significa rinunciare alla propria, a cosa vogliamo appellarci?

Quando arriviamo in questa tranquilla villetta immersa nel verde alle pendici del Vesuvio, c’è un grande silenzio e una pace incredibile. Nicola parla a voce bassa e si alza più volte per andare a controllare il riposo pomeridiano della sua piccola. Si affretta a precisare che Tonia ci teneva che la bambina avesse ritmi e orari tranquilli. È ancora molto provato, ma sereno e  prova a raccontarci gli anni meravigliosi trascorsi con Tonia. Si sono conosciuti molto giovani, il 24 novembre del 1990 e dopo 13 anni di fidanzamento, hanno coronato il loro sogno il 28 giugno del 2003 nella chiesa di San Felice in Felline, a Salerno. Nicola è commercialista mentre Tonia dopo essersi brillantemente laureata in Giurisprudenza ha scelto di diventare avvocato penalista. “Molto presto però, l’impatto con il sistema pieno di compromessi, lo aveva delusa al punto di chiedere la cancellazione dall’Albo degli avvocati”, ci racconta Nicola e così ha vinto un concorso presso lo Sportello unico ad Ercolano. I primi due anni di matrimonio trascorrono sereni e felici nel desiderio di avere presto un figlio.

Nell’agosto del 2005, in seguito ad un incidente stradale, Tonia scopre di avere un carcinoma alla ghiandola salivare sublinguale, un tumore molto raro che di solito si manifesta negli uomini dopo i 65 anni. Di fronte a questa notizia tutto sembra vacillare. Tonia è sostenuta da una grande fede, aveva voluto prepararsi con cura interiormente insieme a Nicola al loro matrimonio seguita da un sacerdote amico, don Luigi, ma di fronte a questo male che improvvisamente sconvolge la sua famiglia, Tonia è atterrita. “Mia moglie è sempre stata una donna allegra, solare, la notizia della malattia le fa perdere la gioia di vivere”. Nicola racconta i momenti terribili dell’incontro con la sofferenza, dell’inizio della radioterapia. Più volte mentre parla, noto che ricorda le date con estrema esattezza, sono segnate nel cuore, tracce di una vita vissuta con grande coraggio e un’immensa speranza. Arriva Natale e Tonia deve sottoporsi all’ennesima Tac per controllare lo stadio della malattia, ma decide di rimandare a dopo le festività. Una decisione provvidenziale. Tonia recandosi con Nicola dal suo ginecologo per un controllo scopre di essere in attesa. “Una luce improvvisa si riaccende negli occhi di mia moglie – racconta Nicola – quella luce che si era spenta alla scoperta della malattia, ecco ora illuminare nuovamente il suo sguardo”.

Non è mai stata necessaria nessuna parola, nessun ragionevole discorso del medico che vivamente le aveva sconsigliato una gravidanza nelle sue condizioni, Tonia sceglie la vita da subito, senza ripensamenti. Quella vita nascosta nel suo grembo ora è la sua speranza. “Mia moglie ha dato la vita a mia figlia, ma io sono sicuro che se non ci fosse stata Sofia, la mia Tonia sarebbe morta molto prima. Sofia era la sua ragione per lottare e per vivere”. Nicola insiste su questo punto, di fronte alla scelta pur nella consapevolezza del grave rischio che Tonia correva rimandando le cure chemioterapiche e l’operazione chirurgica, non hanno mai avuto dubbi, anzi “Tonia era convinta che la bambina sarebbe stata la medicina migliore contro il suo male”. Tonia rifiuta ogni genere di assistenza o cura che possa mettere in pericolo o danneggiare la sua bambina, è irremovibile. “Se sarà necessario, afferma, lascerò il mio posto su questa terra alla mia piccolina”, aveva detto.

Inizia allora un tempo particolare, da un lato la felicità per questo dono improvviso dall’altro la speranza che il male non si accorgesse di questo abbassamento di guardia. Ogni giorno una conquista in più, ogni giorno un passo verso la meta: la nascita della sua bambina. Al quinto mese di gravidanza i medici decidono che non si può aspettare, bisogna operare Tonia. Lei è incerta, non vuole mettere in pericolo la vita della sua bambina, si accerta che il reparto sia pronto a prestare tutte le cure possibili alla sua piccola nel caso l’intervento richiedesse un cesareo d’urgenza.  Il 10 maggio del 2006, Tonia viene operata nella Fondazione Pascale, l’Istituto dei tumori di Napoli dove c’è il reparto di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Maxillo facciale diretto da Franco Ionna. L’operazione dura nove ore. “Sono state ore piene di angoscia – ci confida Nicola- pregavo per le mie donne, il mio tesoro”. Tutto procede molto bene, la bambina regge all’operazione e continua a cullarsi e a crescere nel grembo della madre, quasi come una risposta di gratitudine. È forte perché è amata. Al settimo mese, i medici decidono per il cesareo. Non si può più aspettare, Tonia ha bisogno di iniziare la radioterapia già fin troppo rimandata. È l’8 giugno. Il parto era previsto per il 10 ma le condizioni della giovane mamma fanno anticipare il lieto evento e Tonia finalmente può contemplare la sua bambina, amorevolmente amata, custodita e difesa in quei lunghi mesi di gravidanza. Nell’ospedale evangelico “Villa Betania”, a Napoli, nasce Sofia, ha 33 settimane e un chilo e 800 grammi di peso, ma sta bene e Tonia e Nicola non riescono a nascondere la gioia per questo grande miracolo. “L’abbiamo chiamata Sofia, come la Loren, perché desideriamo che diventi una donna forte, volitiva come la grande attrice italiana” dichiara Tonia dopo il parto.

La notizia fa il giro del mondo, le immagini di Tonia che felice stringe a se la sua bambina riempiono le pagine di molti settimanali. L’amore vince la sfida contro la paura della morte. Il 4 luglio Tonia e Nicola portano a casa la loro bambina. È la serata della semifinale tra Italia e Germania. Ed è un giorno speciale. Ancora oggi la suoneria del cellulare di Nicola quando squilla ripercorre la telecronaca del goal di Fabio Grosso che permise all’Italia la qualificazione alla finale. È stata una giornata meravigliosa e indimenticabile! Il cardinale Sepe battezza Sofia nel duomo di Napoli e poco dopo papa Benedetto accarezza Tonia e la sua bambina a piazza Plebiscito. Dopo la nascita della piccola, Tonia inizia la sua personale battaglia contro il cancro, si sottopone a nuovi cicli di radioterapia, viene nuovamente operata. Suo marito Nicola, non si arrende mai, contatta i centri idonei, la porta anche in Germania. Tonia vuole vivere, vuole vivere per la sua bambina, è felicissima di essere madre. Le è concesso di vedere la sua bambina imparare a camminare, sentirla chiamare mamma, festeggiare il suo primo compleanno. Purtroppo però il male avanza inesorabile e la consuma giorno per giorno. Tonia si aggrappa alla preghiera, ha una fede immensa. Alla fine di gennaio l’ultimo viaggio a Berna, ma dopo tre giorni dal suo rientro a casa le sue condizioni si aggravano notevolmente e il 3 febbraio 2008 Tonia conclude la sua vita terrena circondata dall’amore di Nicola e di Sofia e dall’immenso affetto della sua famiglia. È domenica e Nicola scoprirà dopo che è il giorno in cui la Chiesa italiana celebra la Giornata per la Vita.

È tardi, ci siamo già prolungate troppo, Nicola deve ritornare a lavoro, ma dalla finestra arriva una vocina squillante, ci affacciamo ed eccola Sofia correre allegramente per il giardino a giocare con i cani sotto lo sguardo vigile e amorevole dei nonni, i genitori di Tonia. Sorride felice e Nicola la guarda con estrema dolcezza, la prende in braccio e Sofia ci osserva un po’ imbronciata ma poi riprende a giocare e a correre serena. La vita vale sempre la pena di essere vissuta…

 




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