Esultanza e senso di libertà: è finito il giogo della Roe vs Wade durato quasi 50 anni!

Dopo oltre 63 milioni di bambine e bambini degli USA non nati a causa dell’aborto, tra il 1973 ed oggi, si riparte dal diritto alla vita. Da venerdì 26 giugno 2022 l’aborto non è più un diritto negli USA e ogni singolo stato sarà libero di legiferare in materia di interruzione volontaria della gravidanza. Ma quanti sono gli stati che chiuderebbero le porte all’aborto?

Libere dalla Roe vs Wade, le donne. Liberi tutti. Una sentenza storica quella di venerdì scorso, festa del Sacratissimo Cuore di Gesù, che ha ribaltato la sentenza Roe vs Wade che nel 1973 aveva introdotto l’aborto negli USA, imponendolo come diritto.

Da venerdì 26 giugno 2022 l’aborto non è più un diritto negli USA e ogni singolo Stato sarà libero di legiferare in materia di interruzione volontaria della gravidanza. Una sorta di ola mondiale di gioia pura (soprattutto di donne) si è levata in giro per il mondo. La giustizia è possibile.

Dopo oltre 63 milioni di bambine e bambini degli USA non nati a causa dell’aborto, tra il 1973 ed oggi, si riparte dal diritto alla vita.  L’aborto rimane, ma sarà possibile per gli stati mettere limiti. E a quanto pare gli stati pro vita sono la maggioranza. Secondo la mappa preparata dal Center for Reproductive Rights, pro aborto, in caso di “caduta” di Roe vs Wade, sarebbero 17 gli stati che proteggono l’aborto sui 50 totali. Gli altri 37 non lo proteggono ,o sono ostili, o lo ritengono illegale (https://reproductiverights.org/maps/what-if-roe-fell/).

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A confermare che gli americani preferiscono il diritto alla vita rispetto all’aborto è anche un nuovo sondaggio, riportato da Heartbeat International, pubblicato in questi giorni da Americans United for Life: «Quasi il 90% degli intervistati … afferma che i bambini non ancora nati diventano “persone” prima della nascita, per la maggioranza al momento del concepimento. La stessa percentuale afferma che i bambini non ancora nati hanno il diritto di essere protetti dalla violenza e l’80% afferma che hanno il diritto di nascere».

Vincono i diritti umani annichiliti totalmente dall’avere definito “diritto” l’aborto che impedisce di vivere ad un bambino/a. Che non esista un diritto di aborto è di semplice comprensione. Tutto sta nel dire chi è l’embrione umano, il grande assente dai main stream media e lo sconosciuto dai vari governanti.

Che l’embrione umano è vita, è essere umano, ce lo dice una semplice ecografia già nelle prima settimane. Si vede. Ce lo dice in modo più compiuto la scienza, in particolare l’embriologia. Ce lo dice ogni mamma che riconosce immediatamente, anche se inconsciamente, che il bambino è nato nel suo grembo e prepara il suo corpo per accoglierlo. Non è un’opinione. Per questo abortire significa terminare la vita di una persona. Questo non è e non può essere un diritto. È invece una violazione grave, inaccettabile di ogni diritto.

Le minacce ai giudici e al popolo pro-life sono state pesanti, soprattutto dopo che è trapelata la notizia del possibile ribaltamento della sentenza. Lo riporta Heartbeat International, la prima associazione pro vita degli USA. “I giudici che sostenevano l’opinione maggioritaria si sono trovati persone che protestavano fuori dalle loro case, sono stati oggetto di minacce” e un giudice (Kavanaugh) ha subito un tentativo di omicidio da parte di un uomo poi arrestato.

Heartbeat ha condotto un’indagine informale sui centri per la vita a metà giugno e ha scoperto che più di 1 organizzazione su 6, in oltre 20 stati, ha segnalato un aumento delle aggressioni. Gli incidenti andavano da false recensioni online ad atti di vandalismo, inclusa la distruzione di proprietà” scrive Lisa Bourne di Heartbeat International.

Per non parlare della Risoluzione del Parlamento Europeo del 9 giugno scorso su “Minacce al diritto all’aborto nel mondo: la possibile revoca del diritto all’aborto negli Stati Uniti da parte della Corte suprema”, che invitava i giudici a non revocare il “diritto” di aborto e auspicava che l’UE introducesse un “diritto” di aborto.Sicuramente una strada ancora lunga, come è stato per l’abolizione della schiavitù, ma questa volta ha vinto la vita. Per questo si gioisce. E si gioisce per le donne che ritornano, con la sentenza del 24 giugno, ad essere accettate nella loro femminilità, nella loro fertilità, diversa da quella di un uomo, libere nel loro corpo. Magnificat, dunque!




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