L’arte di ricucire e rammendare un amore, anzi l’amore

coppia

Sempre più coppie scoppiano e l’estate si conferma la più alta stagione in tema di separazioni. Negli ultimi anni i divorzi sono quadruplicati e la cosa interessante, se vogliamo usare questo aggettivo, è che si divorzia in età avanzata, cioè tra i 55 e i 64 anni, come se ci fosse sempre tempo, sempre spazio, sempre modo, per rompere una relazione e fare del male a qualcuno che dicevamo di amare. Sempre meno giovani hanno fiducia nel matrimonio e optano per la convivenza. Il tasso di natalità è crollato vertiginosamente. Dati che singolarmente andrebbero analizzati ma c’è certamente qualcosa che ci sfugge come condizione essenziale. C’è sempre meno pazienza, meno voglia di fare un passo indietro, di sopportare quel piccolo difetto o quella abitudine sbagliata dell’altro. Si esasperano e si ingigantiscono le difficoltà.

Ero sdraiata sulla mia stuoia in riva al mare domenica scorsa, una calda giornata di inizio ottobre, e stavo leggendo le ultime pagine di un appassionato romanzo attendendo mio marito impegnato in una gara ciclistica. Un’esperienza di solitudine che mi rigenera come poche: sole, mare, spiagge vuote e un buon libro. La ricetta della mia giornata de-compressione. Ogni tanto mi fermavo nella lettura e sonnecchiavo o mi divertivo ad osservare gli altri amanti del mare autunnale, quando la mia attenzione è stata completamente rapita da una coppia che stava alla mia destra. 

L’accento chiaramente del nord, abbronzatissimi e discutevano sul fatto che a dicembre per il loro anniversario di matrimonio volevano organizzare una cena con tutti i figli ma diceva lei “dobbiamo dirlo per tempo a Laura e Fabio, (i loro nipoti certamente) devono tornare dall’Erasmus”. Io dico che festeggiavano un bel po’ di anni. A prima vista erano certamente ultrasettantenni. Una bella coppia longilinea e soprattutto adorabili nel modo in cui si relazionavano l’uno all’altro. Il mio romanzo ha finito per perdere tutto il suo appeal. Era attratta da loro. Forse non è conveniente dirlo così spudoratamente ma ho trascorso l’ora successiva a spiarli di sottecchi. 

Lei che gli spalmava la crema da sole sulla schiena, lui che le dava da mangiare una pizzetta aspettando che finesse prima di trangugiare anche lui. Poi hanno cominciato a discutere sulla partenza. Lei riteneva che l’orario più adatto fosse intorno alle 10 del mattino, lui insisteva su una partenza all’alba in modo che per l’ora di pranzo potevano tranquillamente essere a casa. Alla fine, lui ha fatto capolino forse più per non ascoltare lei che si dibatteva in una serie di ragionevoli motivazioni sulla partenza ritardata. Ad un certo punto si sono dati la mano e avventurati in un mare bellissimo ma agitato, tra le onde, come due giovani diciottenni e ridevano a squarciagola mentre io quasi non deglutivo dalla paura perché le onde alte mi ricordano un trauma vissuto qualche anno fa. Ritornati a riva, lui corre a prendere il telo sotto l’ombrellone per avvolgere lei che tremava per il vento che tirava forte. E poi la stretta a sé in un interminabile e tenerissimo abbraccio. 

Sarà che sono sempre la solita e inguaribile romantica ma scene del genere fanno tanto bene al cuore. Ho ripensato a quanto i matrimoni oggi spesso si basano su equilibri sottili e spesso fragili. Basta un nulla e un semplice litigio si trasforma in una somma di reciproche recriminazioni fino allo sfinimento e alla rottura sempre più spesso totale e definitiva. Il naufragio di una famiglia è una grande sconfitta per tutti. 

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Sempre più coppie scoppiano e l’estate si conferma la più alta stagione in tema di separazioni. Negli ultimi anni i divorzi sono quadruplicati e la cosa interessante, se vogliamo usare questo aggettivo, è che si divorzia in età avanzata, cioè tra i 55 e i 64 anni, come se ci fosse sempre tempo, sempre spazio, sempre modo, per rompere una relazione e fare del male a qualcuno che dicevamo di amare. Sempre meno giovani hanno fiducia nel matrimonio e optano per la convivenza. Il tasso di natalità è crollato vertiginosamente. Dati che singolarmente andrebbero analizzati ma c’è certamente qualcosa che ci sfugge come condizione essenziale. C’è sempre meno pazienza, meno voglia di fare un passo indietro, di sopportare quel piccolo difetto o quella abitudine sbagliata dell’altro. Si esasperano e si ingigantiscono le difficoltà. 

Non si esercita più l’arte di ricucire, di rammendare con amore e tenerezza. L’arte di prenderci cura dell’altro, di fare quei piccoli gesti che fanno sentire la persona che amiamo accolta e amata. La gentilezza nella relazione coniugale si nutre di azioni fatte con amore. Gesti che indicano quanto sia necessario che la relazione sia nutrito. Quando ero fidanzata con mio marito lui un giorno mi disse: “Sai cosa mi piace molto di te? È che ti lasci proteggere”. Ed io che non capivo bene cosa volesse dire, gli chiesi: “In che senso?”. E lui mi rispose: “Aspetti che ti apro la porta e che ti lascio entrare per prima, non ti lanci tra i campi come le tue amiche spavalde del pericolo, quando ti verso dell’acqua a tavola mi ringrazi sempre con un sorriso”. E io gli risposi: “Anche a me piace molto che tu mi prendi la mano quando c’è da attraversare la strada, o ti lanci a togliermi da mano una bagaglio pesante, o ti togli la giacca se il vento si alza durante una passeggiata di sera”. La gentilezza, nelle relazioni di coppia, si misura su questi gesti e talvolta si appanna con l’usura dell’abitudine che ci porta a dimenticarla. Ed invece dobbiamo ricercarla e desiderarla. Sopportare qualche volta con amore e imparare a non recriminare continuamente. La dolcezza disinnesca un sacco di mine vaganti sotterrate nel percorso di un matrimonio. Ed è una attitudine che rimette la coppia in comunicazione anche dopo un grande litigio. Ma soprattutto ci fa uscire dall’inganno di essere felice solo se assecondo le mie emozioni, i miei desideri, le mie prerogative, le mie idee. 

La fede ci aiuta a capovolgere questo modo di pensare. Noi siamo seguaci di un Dio che non solo non ha pensato a sé ma ha offerto il suo Figlio per amore. Io ogni volta che penso a questo sacrificio mi tremano le gambe e quando sono tentata di recriminare qualcosa per me, prego di darmi un briciolo del suo grande cuore. Occhi per non appropriarmi del mio sposo, o di mio figlio, mani aperte in segno di accoglienza. Nei fatti spesso sono molto lontana da questo ideale ma so che la strada è quella giusta. E tanto basta per continuare il cammino. 

Esistono centinaia di manuali per le relazioni di coppia, su come salvare un matrimonio e come reggere allo stress di una lunga convivenza. Tutti inutili. Molto meglio, invece, tornare al Vangelo, tornare a quell’amore che tutto spiega. A partire dalla gentilezza. Ricordiamoci che il sopportarsi e il sostenersi a vicenda fa parte della promessa d’amore scambiata assieme agli anelli nuziali. Nella gioia e nel dolore non significa solo superare le avversità economiche o di salute. In quella promessa noi riceviamo la direzione giusta e anche la forza per camminare mano nella mano, per sempre. 

Scrivimi se vuoi: giovanna.abbagnara@gmail.com 




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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).




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