UDIENZA DEL PAPA

Il Papa all’udienza: “Hai sbagliato tutto e non vali niente? Pensieri falsi”. E rende omaggio a Benedetto XVI

Foto Papa Francesco: (Foto: giulio napolitano / Shutterstock.com)

Papa Francesco all’udienza: “Vorrei che ci unissimo a quanti, qui accanto, stanno rendendo omaggio a Benedetto XVI”, poi continua sul tema del discernimento e invita a lasciarsi accompagnare nel cammino di fede. “Ho sbagliato tutto, non valgo niente, nessuno mi capisce”. Per il pontefice sono “pensieri falsi e velenosi, che il confronto con l’altro aiuta a smascherare”.

Nella mattina di mercoledì 4 gennaio, mentre fiumi di pellegrini continuano ad arrivare a san Pietro per rendere omaggio alla salma di Papa Benedetto, Papa Francesco si appresta a iniziare, come consuetudine di ogni mercoledì, l’udienza generale, nell’aula Paolo VI. Il suo pensiero, però, non può che andare subito al predecessore, i cui funerali saranno celebrati proprio dal pontefice in carica domani, giovedì 5 gennaio: 

“Prima di iniziare questa catechesi, vorrei che ci unissimo a quanti, qui accanto, stanno rendendo omaggio a Benedetto XVI e rivolgere il mio pensiero a lui, che è stato un grande maestro di catechesi. Il suo pensiero acuto e garbato non è stato autoreferenziale, ma ecclesiale, perché sempre ha voluto accompagnarci all’incontro con Gesù. Gesù, il Crocifisso risorto, il Vivente e il Signore, è stata la meta a cui Papa Benedetto ci ha condotto, prendendoci per mano. Ci aiuti a riscoprire in Cristo la gioia di credere e la speranza di vivere”. 

Soltanto dopo questo affettuoso ringraziamento per la vita di Benedetto, Francesco ha iniziato l’ultima catechesi sul tema del discernimento, soffermandosi su come sostenere il processo di discernimento. Per Francesco è essenziale l’accompagnamento spirituale, “importante anzitutto per la conoscenza di sé, che abbiamo visto essere una condizione indispensabile per il discernimento. Guardarsi allo specchio, da soli, non sempre aiuta, perché uno può alterare l’immagine. Invece, guardarsi allo specchio con l’aiuto di un altro, questo aiuta tanto perché l’altro ti dice la verità – quando è veritiero – e così ti aiuta”.

Poi, ha proseguito il papa “La grazia di Dio in noi lavora sempre sulla nostra natura. Pensando a una parabola evangelica, la grazia possiamo paragonarla al buon seme e la natura al terreno (cfr Mc 4,3-9). È importante anzitutto farsi conoscere, senza timore di condividere gli aspetti più fragili, dove ci scopriamo più sensibili, deboli o timorosi di essere giudicati. Farsi conoscere, manifestare sé stesso a una persona che ci accompagni nel cammino della vita. Non che decida per noi, no: ma che ci accompagni”. 

Leggi anche: Papa all’udienza: “Indossiamo maschere anche con noi stessi: impariamo a scavarci dentro” (puntofamiglia.net)

Spesso rifuggiamo le nostre fragilità, invece per il santo Padre “la fragilità è, in realtà, la nostra vera ricchezza: noi siamo ricchi in fragilità, tutti; la vera ricchezza, che dobbiamo imparare a rispettare e ad accogliere, perché, quando viene offerta a Dio, ci rende capaci di tenerezza, di misericordia e di amore. Guai a quelle persone che non si sentono fragili: sono dure, dittatoriali. Invece, le persone che con umiltà riconoscono le proprie fragilità sono più comprensive con gli altri. La fragilità – io posso dire – ci rende umani”. “Guardiamo il presepio che arriva in una fragilità umana grande. Lui ha condiviso la nostra fragilità”.

L’accompagnamento spirituale, se è docile allo Spirito Santo, “aiuta a smascherare equivoci anche gravi nella considerazione di noi stessi e nella relazione con il Signore”. Il papa mostra alcuni esempi del vangelo in cui Gesù aiuta delle persone a fare verità sulla propria vita: pensiamo alla Samaritana, a Zaccheo, a Nicodemo e ai discepoli di Emmaus. “Le persone che hanno un incontro vero con Gesù non hanno timore di aprirgli il cuore, di presentare la propria vulnerabilità, la propria inadeguatezza, la propria fragilità. In questo modo, la loro condivisione di sé diventa esperienza di salvezza, di perdono gratuitamente accolto”.

Insiste allora Francesco: “Raccontare di fronte a un altro ciò che abbiamo vissuto o che stiamo cercando aiuta a fare chiarezza in noi stessi, portando alla luce i tanti pensieri che ci abitano, e che spesso ci inquietano con i loro ritornelli insistenti. Quante volte, in momenti bui, ci vengono i pensieri così: Ho sbagliato tutto, non valgo niente, nessuno mi capisce, non ce la farò mai, sono destinato al fallimento?”. “Pensieri falsi e velenosi, che il confronto con l’altro aiuta a smascherare”. “Scopriamo con sorpresa modi differenti di vedere le cose, segnali di bene da sempre presenti in noi”. “L’accompagnatore spirituale, che noi chiamiamo direttore spirituale – non mi piace questo temine, preferisco accompagnatore spirituale, è meglio – è quello che ti dice: Va bene, ma guarda qui, guarda qui” “ti aiuta a capire meglio i segni dei tempi, la voce del Signore, la voce del tentatore, la voce delle difficoltà che non riesci a superare. Per questo è molto importante non camminare da soli”. Poi cita un detto africano: “Se tu vuoi arrivare in fretta, vai da solo; se tu vuoi arrivare sicuro, vai con gli altri. Vai accompagnato, vai con il tuo popolo”.

E non può mancare un riferimento a Maria: “La Vergine Maria è maestra di discernimento: parla poco, ascolta molto e custodisce nel cuore (cfr Lc 2,19)”. 




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