FESTIVAL DI SANREMO

Giovanni Allevi a Sanremo parla degli “inaspettati doni” della sua malattia

Foto derivata da screenschot video https://www.youtube.com/watch?v=swl_-gtLfaU (Rai)

Musicista malato di cancro porta la sua testimonianza di amore per la vita al Festival di Sanremo. Già lo aveva fatto con i suoi fan, attraverso i vari canali social, ma nella serata di mercoledì 7 febbraio Giovanni Allevi ha potuto condividere, sul palco dell’Ariston, i doni ricevuti dalla sofferenza: “Con la malattia ho perso tutto, – ha affermato – ma il dolore mi ha donato tanto”.

Può capitare anche questo: che sul palco di Sanremo, tra gang, monologhi, canzoni più o meno orecchiabili, salga, per suonare il pianoforte, una persona malata, la quale teme di non poter più vincere la sua battaglia contro il cancro, ma che ha la luce negli occhi e vive già da risorta. 

Una persona che di musica se ne intende, ma che forse ne sa ancora di più sulla vita. Stiamo parlando di Giovanni Allevi, artista di successo e con una spiccata sensibilità, che negli ultimi anni sta combattendo contro un tumore aggressivo, che gli ha tolto molte energie fisiche, ma non gli ha impedito di custodire la sua interiorità, al punto di diventare un esempio sia per la tenacia e l’umiltà di fronte al male, sia per il grande amore che nutre per la vita.

Se già lo aveva fatto con i suoi fan, attraverso i vari canali social, nella serata di mercoledì 7 febbraio ha potuto condividere la sua testimonianza sul palco dell’Ariston, a Sanremo: “Con la malattia ho perso tutto, – ha affermato – ma il dolore mi ha donato tanto”, questo il messaggio principale del suo intervento. 

Prima di esibirsi al pianoforte con “Tomorrow”, un brano scritto durante i ricoveri in ospedale, dove spesso si trova per curare un mieloma multiplo, ha voluto condividere la sua storia.

“All’improvviso mi è crollato tutto. – racconta – Non suono più il pianoforte davanti a un pubblico da quasi due anni. Nel mio ultimo concerto, alla Konzerthaus di Vienna, il dolore alla schiena era talmente forte che sull’applauso finale non riuscivo ad alzarmi dallo sgabello. E non sapevo ancora di essere malato. Poi è arrivata la diagnosi, pesantissima. Ho guardato il soffitto con la sensazione di avere la febbre a 39 per un anno consecutivo”.

Eppure, il male non ha vinto: “Ho perso molto, il mio lavoro, ho perso i miei capelli, le mie certezze, ma non la speranza e la voglia di immaginare. Era come se la malattia mi porgesse, assieme al dolore, degli inaspettati doni.”    

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Il primo è stato quello di apprezzare di più ciò che la vita offre: “Non molto tempo fa, prima che accadesse tutto questo, durante un concerto in un teatro pieno, ho notato una poltrona vuota. Come una poltrona vuota?! Mi sono sentito mancare! Eppure, quando ero agli inizi, per molto tempo, ho fatto concerti davanti ad un pubblico di quindici, venti persone ed ero felicissimo! Oggi, dopo la malattia, non so cosa darei per suonare davanti a un pubblico di quindi persone. I numeri con contano!”

Poi si rivolge al pubblico (sia quello che si trova in platea, sia a chi lo ascolta da casa), ammettendo: “Sembra paradossale detto da qui. Però ogni individuo, ognuno di noi, di voi, è unico, irripetibile e a suo modo infinito”.

Un altro dono è stato la gratitudine nei confronti della bellezza del Creato: “Non si contano le albe e i tramonti che ho ammirato da quelle stanze d’ospedale”. E un altro ancora “La riconoscenza per il talento dei medici, degli infermieri, di tutto il personale ospedaliero, per la ricerca scientifica, senza la quale non sarei qui a parlarvi. La riconoscenza per l’affetto, la forza, l’esempio che ricevo dagli altri pazienti: i guerrieri, così li chiamo. E lo sono anche i loro familiari. Lo sono anche i genitori dei piccoli guerrieri.”

Allevi ci tiene a mostrare come il successo, la fama, il parere degli altri, alla fine dei conti, non siano così importanti: “Quando crolla tutto e resta solo l’essenziale, il giudizio che riceviamo dall’esterno non conta più”.

Il musicista ha poi dichiarato: “Voglio accettare il nuovo Giovanni” e ha espresso solidarietà a quanti si trovano nella sua stessa lotta: per loro, “per dare forza e speranza alle persone che come me lottano contro la sofferenza, suonerò il pianoforte”.

Sa di non essere più quello di un tempo, ha problemi alle dita, non ha più la perfezione nei movimenti e allora: “Non potendo più contare sul mio corpo, suonerò con tutta l’anima”.

Allevi non nasconde di essere provato, stanco, ma la vita, per lui, è un mistero che non può esaurirsi in un male senza senso, nel qui ed ora di una malattia che toglie il respiro e conclude con un augurio che suona più come una promessa: “Ci sarà sempre un giorno più bello ad attenderci”. 




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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