Amoris Laetitia, dieci anni dopo: la Chiesa si interroga sulla Pastorale familiare

Foto: U.S. Department of State / Freddie Everett, foto pubblica

Dal 7 al 14 ottobre il Papa riunisce in Vaticano i Capi delle Chiese Orientali e i Presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo. Al centro dell’incontro, a dieci anni da Amoris Laetitia, l’esperienza delle Chiese locali e le nuove sfide per annunciare il Vangelo alle famiglie e con le famiglie.

A dieci anni dalla pubblicazione di Amoris Laetitia, la Chiesa torna a interrogarsi sul cammino compiuto e, soprattutto, sui passi ancora da compiere. Dal 7 al 14 ottobre, il Santo Padre Leone XIV ha convocato in Vaticano i Capi delle Chiese Orientali e i Presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo per un tempo di ascolto, confronto e discernimento dedicato alla famiglia.

Sono circa 250 le persone coinvolte nell’incontro, tra vescovi, famiglie ed esperti, con una particolare attenzione alla varietà delle situazioni pastorali e culturali presenti nei diversi continenti.

L’appuntamento era stato annunciato dallo stesso Papa Leone XIV il 19 marzo scorso, in occasione del decimo anniversario dell’Esortazione apostolica postsinodale di Papa Francesco. In quella circostanza il Pontefice aveva espresso la volontà di «procedere, nell’ascolto reciproco, a un discernimento sinodale sui passi da compiere per annunciare il Vangelo alle famiglie oggi, alla luce di Amoris Laetitia e tenendo conto di quanto si sta realizzando nelle Chiese locali».

Non si tratta, dunque, semplicemente di celebrare un anniversario né di sottoporre il documento a un bilancio accademico. Il cuore dell’incontro è l’esperienza maturata in questi dieci anni: ciò che ha funzionato, le difficoltà incontrate, le esperienze pastorali nate nei diversi territori e, soprattutto, ciò che lo Spirito Santo sta suscitando nella vita concreta delle famiglie e delle comunità cristiane.

Non un bilancio, ma un discernimento

A spiegare il significato dell’appuntamento è il Rev.mo Padre Giacomo Costa, che definisce l’incontro, in qualche modo, come «una sorta di assemblea di valutazione», utilizzando un’espressione già entrata nel linguaggio della fase attuativa del Sinodo 2021-2024.

Il punto di partenza è una convinzione profondamente sinodale: un processo ecclesiale non termina con l’approvazione di un documento. «Un Documento non è il punto di arrivo», ha spiegato Padre Costa. Deve invece «entrare nella vita della Chiesa e lasciarsi mettere alla prova dall’esperienza». 

È questa la prospettiva con cui viene vissuto anche il decennale di Amoris Laetitia. Non si tratta di stabilire se il testo debba essere semplicemente esaltato o criticato, ma di «imparare dall’esperienza maturata dopo la sua pubblicazione».

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La famiglia non è soltanto destinataria della pastorale

La Prof.ssa Gabriella Gambino, riprendendo il discorso pronunciato da Leone XIV il 19 marzo, sottolinea l’importanza di questo tempo come occasione per «fermarsi a riflettere e ascoltare i Vescovi sul cammino che le Chiese locali stanno percorrendo con le famiglie».

Il contesto nel quale questo discernimento avviene è tutt’altro che semplice. Le rapide trasformazioni culturali e sociali rendono sempre più difficile, per molte famiglie, vivere e trasmettere la fede. In società segnate da una crescente secolarizzazione, diventa allora urgente aiutare soprattutto i giovani a riscoprire «la bellezza della vocazione matrimoniale», per vivere l’amore coniugale in Cristo, testimoniarlo e trasmetterlo ai figli.

La questione riguarda tutti i continenti, ma assume forme differenti a seconda delle culture e delle situazioni sociali. «La realtà della pastorale familiare nei cinque continenti è quanto mai articolata», osserva Gambino, e si confronta con problematiche diverse in materia di matrimonio e famiglia.

Esiste però un elemento comune: la consapevolezza del ruolo insostituibile della famiglia nella vita della Chiesa e nella costruzione di una società rispettosa della persona umana.

Famiglie capaci di trasmettere la fede sono necessarie per il futuro stesso della Chiesa. È attraverso di esse che la fede può continuare a essere generata, vissuta e trasmessa nella quotidianità e che possono maturare nuove vocazioni e una presenza cristiana capace di raggiungere i diversi ambienti della società.

Da qui nasce una domanda decisiva: che cosa intendiamo davvero per “pastorale familiare” quando accompagniamo le famiglie?

È una domanda che attraversa tutta la riflessione ecclesiale degli ultimi decenni. Amoris Laetitia, sulla scia di Familiaris Consortio, ha ribadito infatti che le famiglie cristiane, proprio in forza della grazia ricevuta nel sacramento del matrimonio, non sono semplicemente destinatarie della pastorale familiare, ma ne sono protagoniste e soggetti principali.

«Anche il matrimonio è una vocazione»

La centralità della vocazione matrimoniale è stata sottolineata dallo stesso Leone XIV lo scorso giugno, in Spagna, durante una veglia di preghiera con i giovani.

«Anche il matrimonio è una vocazione. Non abbiate paura di sposarvi e di formare una famiglia!», aveva detto il Papa.

È un invito che si inserisce pienamente nel cammino che la Chiesa sta compiendo: parlare ai giovani della famiglia non soltanto in termini di accompagnamento alle difficoltà, ma anche come di una possibile via vocazionale, una chiamata alla santità e alla missione.

In questa prospettiva, il Summit di questi giorni assume un significato particolare. Perché ascoltare soprattutto i Capi delle Chiese Orientali e i Presidenti delle Conferenze Episcopali?

Gambino offre una risposta: a loro è affidata la responsabilità di promuovere e sostenere l’azione pastorale nei rispettivi Paesi e nelle Chiese locali. Sono quindi in una posizione privilegiata per conoscere le trasformazioni che stanno interessando le famiglie, le difficoltà che esse incontrano e i temi che richiedono maggiore attenzione. Il Papa desidera ascoltarli direttamente e dialogare con loro nel discernimento.

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La voce delle famiglie al centro

C’è però un elemento particolarmente significativo nell’impostazione dell’incontro: insieme ai responsabili delle Chiese saranno presenti anche alcune famiglie.

Sono state scelte da alcuni vescovi tenendo conto della varietà delle provenienze geografiche. Cinque coppie, in particolare, porteranno la propria testimonianza, che entrerà a pieno titolo nel percorso di ascolto di questi giorni.

I loro nomi non saranno resi pubblici, per discrezione e per tutelare la privacy delle testimonianze personali e familiari.

È una scelta significativa. Se il tema dell’incontro è il modo in cui la Chiesa può annunciare il Vangelo alle famiglie e con le famiglie, la voce delle famiglie non può rimanere sullo sfondo.

Per sette giorni, dunque, preghiera, ascolto reciproco e dialogo accompagneranno la ricerca dei passi da compiere. Non soltanto per le famiglie, ma anche con le famiglie.

Dieci anni di creatività pastorale

Un altro contributo introduttivo è quello della Prof.ssa Orietta Rachele Grazioli, secondo la quale il decennale di Amoris Laetitia rappresenta una «feconda opportunità per mettere sempre più a fuoco la famiglia come importante luogo e soggetto di evangelizzazione».

Dieci anni, osserva, sono un periodo abbastanza lungo per poter riconoscere ciò che si è consolidato, ma anche sufficientemente vicino per cogliere le trasformazioni ancora in atto.

In questi anni, infatti, non sono mancati percorsi nuovi e forme creative di accompagnamento delle famiglie, sviluppatisi in maniera differente nelle varie regioni del mondo.

Ed è proprio questa creatività che può diventare una risorsa per la Chiesa universale. «La creatività di molte famiglie, sperimentata in questi dieci anni, aiuta loro stesse e la Chiesa intera nel compito missionario di annuncio e testimonianza», sottolinea Grazioli.

Non è possibile evangelizzare senza confrontarsi con i contesti concreti nei quali le famiglie vivono e operano, né senza riconoscere i doni di grazia che scaturiscono dal sacramento del matrimonio.

Una Chiesa che ascolta le famiglie del mondo

Tra i partecipanti e i relatori figurano personalità provenienti da diversi continenti e con esperienze pastorali e accademiche differenti.

Interverranno, tra gli altri, il Cardinale Pablo Virgilio Siongco David, vescovo di Kalookan nelle Filippine e vicepresidente della Federazione delle Conferenze Episcopali dell’Asia; il Cardinale Protase Rugambwa, arcivescovo di Tabora in Tanzania e dottore in Teologia pastorale; la Prof.ssa Julie Hanlon Rubio, dagli Stati Uniti; la Sig.ra Véronique Martin Lonchamp, della diocesi di Châlons-en-Champagne, da anni impegnata nella pastorale familiare della Conferenza episcopale francese e nell’educazione affettiva e relazionale dei giovani.

Tra gli altri contributi sono previsti quelli del Prof. Vincenzo Rosito, docente della cattedra «Famiglia e apprendimento sociale» presso il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia di Roma, dove ricopre anche l’incarico di vicepreside; di S.E. Mons. Timothy Costelloe S.D.B., arcivescovo di Perth, in Australia; del Cardinale José Cobo Cano, arcivescovo di Madrid e membro dei Dicasteri per i Vescovi e per i Laici, la Famiglia e la Vita; di S.E. Mons. Stephen Fernandes, vescovo ausiliare di Bombay, in India; e della Prof.ssa María Marcela Mazzini, originaria di Buenos Aires, dottore in Teologia e con un master in spiritualità transculturale.

La composizione dell’incontro riflette così la volontà di mettere in dialogo competenze, esperienze pastorali e provenienze geografiche differenti.

I partecipanti sono complessivamente 187. A questi si aggiungono altre 64 persone che compongono lo staff del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita e quello della Segreteria Generale del Sinodo, oltre agli assistenti, compresi quelli per la liturgia, ai 23 esperti e ai 16 facilitatori.

Guardare al futuro partendo dalla vita

Ascoltare ciò che accade nelle Chiese locali, mettere in comune le esperienze, riconoscere le difficoltà, valorizzare la creatività pastorale e lasciarsi interrogare dalla testimonianza delle famiglie: è questo il percorso che, in questi giorni, la Chiesa universale è chiamata a compiere.

Perché il futuro della pastorale familiare non si costruisce soltanto attraverso nuovi programmi o nuovi documenti. Si costruisce soprattutto ascoltando le famiglie, accompagnandole nella loro vocazione e aiutandole a riscoprirsi ciò che Amoris Laetitia aveva indicato con chiarezza: non semplicemente destinatarie dell’evangelizzazione, ma protagoniste dell’annuncio del Vangelo.

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