Giuseppe, sposo per sempre: la storia del primo presbitero della Fraternità di Emmaus

C’è un paradosso solo apparente nella storia di Giuseppe Cutolo, 59 anni, di Torre del Greco (NA), vedovo e padre di due figli, che il 7 dicembre sarà ordinato sacerdote per la Diocesi di Pompei: il primo presbitero della Fraternità di Emmaus — realtà ecclesiale di ispirazione coniugale-familiare — è uno sposo. Uno sposo che resta tale, anche mentre riceve l’ordine sacro. Questo dato, che potrebbe stupire a uno sguardo superficiale, rivela in realtà la profondità del carisma di Emmaus, che da sempre riconosce nella reciprocità vocazionale il cuore di una nuova forma di presenza nella Chiesa: uomini e donne che, pur attraversando vicende diverse, vivono la propria storia d’amore come un luogo teologico, un dono che non si spezza neppure di fronte al dolore estremo.

La storia di Giuseppe nasce negli anni Novanta, quando incontra Giusy in un gruppo giovanile francescano. È un amore limpido, deciso, vissuto senza esitazioni: nel 1994 si sposano, costruendo quella che lui definisce “una vita semplice e profondissima”, completata dalla nascita dei due figli. Una famiglia ordinaria e bella, come tante. Poi arriva il terremoto.

Nel 2003, dopo la nascita del secondogenito, a Giusy viene diagnosticato un linfoma non Hodgkin. Seguiranno anni di lotta, di paura, di speranza strappata e riconquistata. Il 5 giugno 2009, la morte di Giusy spezza ogni equilibrio. Giuseppe si ritrova solo, padre di due bambini di sei e undici anni. «Tutto ciò che avevo immaginato — racconta — è crollato. Solo dopo ho compreso che in quel dolore Dio stava lavorando silenziosamente nella mia vita». È in quel vuoto che prende forma una chiamata. Misteriosa all’inizio, poi sempre più luminosa.

Un seme, piantato anni prima, torna alla memoria: la Fraternità di Emmaus. Giuseppe rintraccia un membro, si confida, e viene accompagnato fino all’incontro con don Silvio Longobardi. Da lì inizia un cammino spirituale pensato proprio per gli sposi vedovi — un’intuizione nuova, profetica, che riconosce come la fedeltà matrimoniale non si interrompa con la morte, ma si compia in Dio.

Eppure, non è ancora abbastanza. «Dopo un anno e mezzo — ricorda — avevo un’inquietudine profonda». Così intraprende con l’aiuto di don Silvio il precorso per diventare consacrato della Piccola Famiglia accogliendo la chiamata a seguire Cristo povero, casto ed obbediente pur rimanendo in una realtà in cui la principale preoccupazione è, ancora per un certo tempo, la cura dei figli e l’impegno del lavoro. Si sforza di vivere le due vocazioni – matrimonio e verginità – provando ad intrecciarle costantemente. «È quello che vuole esprimere l’anello che mi è stato consegnato come segno della consacrazione: le due fedi nuziali intrecciate, la mia e quella di mia moglie, tenute unite da un giglio a rappresentare la verginità».

Non basta ancora. Attraverso un discernimento più radicale verifica la chiamata al sacerdozio. Con la guida dell’arcivescovo Tommaso Caputo, con il sostegno dei figli ormai adolescenti e dei suoceri, Giuseppe intraprende il percorso verso il presbiterato. Non lo fa da uomo “solo”: lo fa da sposo fedele sostenuto da una comunità che vive la reciprocità vocazionale come criterio di appartenenza e di autenticità.

Oggi, alla vigilia dell’ordinazione, Giuseppe non ha alcun imbarazzo a dirlo: «Io e Giusy siamo ancora uniti in Dio. Lei vive nell’eternità, io cerco di raggiungerla camminando nella fedeltà e nella donazione al Signore».

Questa storia, che potrebbe sembrare eccezionale, è invece un dono per la Chiesa intera. Ricorda che il sacerdozio non cancella la storia di un uomo, ma la porta a compimento; che il dolore, se abitato dalla grazia, può diventare luogo di chiamata; che la vocazione non è mai esperienza solitaria ma frutto di relazioni, di sostegno familiare, di comunità che accompagna e discerne.

La Fraternità di Emmaus, nel ricevere il suo primo presbitero, conferma la forza del suo carisma: il matrimonio come strada di santità che continua oltre la morte; la reciprocità vocazionale come forma concreta di comunione; la possibilità che un uomo, ferito ma fedele, diventi padre per molti proprio perché ha amato profondamente una sola donna. «Spero che Giusy dal Cielo — dice Giuseppe — benedica i miei passi da presbitero perché portino frutti di amore, soprattutto verso i più dimenticati». È questo il desiderio di un uomo che non smette di essere sposo neppure mentre diventa sacerdote. Ed è, per tutti noi, una testimonianza che illumina e consola.




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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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