“Breadcrumbing”: quando fuggi dalla responsabilità di una relazione vera
Foto: shisuka tramite Canva.com
Di Giada Moneti (@nesentilavoce)
Impegnarsi a intermittenza e fuggire le questioni importanti: anche nella coppia può accadere. Facciamo vacanze, cambiamo casa e cose, ci impegniamo in tanti, tantissimi, servizi, eppure abbiamo smesso di comunicare davvero. Ci diamo briciole quando avremmo bisogno di saziarci: di stare insieme, condividere, sognare in grande per noi e per la nostra relazione. Ci accontentiamo di pochissimo quando il Signore desidera donarci cose grandi.
“Breadcrumbing”: letteralmente, “seminare briciole di pane”, come i piccoli Hansel e Gretel – ma non per evitare di perdersi, stavolta. Nella pratica, il comportamento di chi lancia segnali positivi, tiene sulla corda, mantiene viva l’attenzione di qualcuno ma senza impegnarsi mai in modo concreto. Dietro questa buzzword c’è un meccanismo potente e rischioso, il cosiddetto rinforzo intermittente: si crea uno stato di costante attesa per l’imprevedibilità dell’interlocutore, il desiderio di ricevere i segnali di interesse (le briciole, crumbs) e una certa difficoltà nell’allontanarsi, per la dipendenza che questo meccanismo crea – al pari delle slot-machine.
I picchi di dopamina che arrivano, intermittenti, gratificano chi li riceve ma senza mai arrivare ad una destinazione precisa, un incontro o una relazione. Un like, un messaggio, un commento sui social… appena si palesa l’occasione di fissare un appuntamento, ecco mille scuse e altrettanti impegni.
Il breadcrumbing è insidioso. Come può serpeggiare anche nella nostra relazione di coppia? Quando uno dei due non cerca realmente il dialogo, il confronto, ecco che questo meccanismo può prendere piede: sostanzialmente, il coniuge riceve briciole di appagamento, attenzione, cura, che nascondono la paura di entrare davvero nel merito delle questioni e degli impegni. Quando uno dei due rifiuta o fugge l’intimità, quando non desidera affrontare discussioni spinose, quando la fuga diventa preferibile al confronto schietto e sincero… ecco che le difficoltà, anziché essere risolte insieme, vengono rimandate, posticipate, al “giorno del Mai” e “nel mese del Poi”.
Quando dobbiamo riordinare la stanza, occorre che ogni cosa abbia il suo posto in cui tornare: se ci limitiamo a spostare un oggetto qua e là, non stiamo realmente facendo ordine, ma ritardiamo e tergiversiamo la sua destinazione.
Anche nella coppia può accadere: facciamo vacanze, cambiamo casa e cose, ci impegniamo in tanti, tantissimi, servizi, eppure abbiamo smesso di comunicare davvero.
Ci diamo briciole quando avremmo bisogno di saziarci: di stare insieme, condividere, sognare in grande per noi e per la nostra relazione. Ci accontentiamo di pochissimo quando il Signore desidera donarci cose grandi.
La difficoltà nello svincolarsi da questo meccanismo può risiedere nell’apparente sicurezza che esso dà: le gratificazioni, i piccoli segnali positivi, le distrazioni sono, in fondo, comode.
Ci evitano la parte difficile, il dialogo, lo scontro magari. Ci evitano le fatiche emotive di una relazione vera e responsabile. Il breadcrumber è un fuggitivo: non vuole davvero arrivare, da solo o insieme, a risolvere un problema, a incontrare l’altro, a cambiare qualcosa. Chi lascia cadere qualche briciola, come Hansel, non sa dove sta andando e non gli interessa saperlo:
preferisce il limbo di una relazione fumosa, del non-detto, della fuga.
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Occorre, soprattutto fra sposi, uscire da questa dinamica il prima possibile. Si rischia di accorgersi tardivamente della distanza che si è creata, rendendo più difficoltoso lo sciogliersi della matassa. Il coniuge non merita briciole, e dunque fame: il banchetto nuziale, iniziato nel giorno delle nozze, va gustato quotidianamente con gesti, cura, attenzioni. Si parla spesso di “mensa celeste”, di una festa nuziale che il Signore vuole godere con noi. Questa mensa non è povera cosa, non è un raffazzonato apericena sui Navigli. Si tratta, piuttosto, di cibarci di un cibo che non muore, che non marcisce, e gustare una sazietà che non è di questo mondo.
Un assaggio del Regno è già qui, nella nostra casa di sposi! Liberati da catene e nodi irrisolti, è possibile già adesso gustare una pienezza senza pari. Certamente non semplice, perché si tratta di smettere di scappare. Che sia da una responsabilità, da una paternità o maternità, dalle proprie origini, dai propri doveri anche coniugali… occorre fermarsi, anche quando non vorremmo, e guardarci con onestà.
Da cosa stiamo scappando, singolarmente o insieme? Ci lanciamo vicendevolmente briciole per non prendere realmente in mano la nostra vita, la nostra missione nuziale?
Quali briciole sto dando, magari inconsapevolmente, al mio coniuge? Quale responsabilità ho timore di affrontare?
Si parte da qui. Da un ascolto, dallo Shemà – come sempre. In questo caso, di noi stessi e di coppia, ma soprattutto del Signore. Perché là dove ho paura, ecco l’occasione di incontro con Dio – e dunque anche con il mio sposo o sposa.
Non c’è strada che spaventi Dio. Siamo noi i timorosi di perdere – le nostre sicurezze, i nostri comfort, la nostra routine prevedibile. Le nostre vie non sono le Sue e Lui certamente non ci darà mai briciole: vuole saziarci, dissetarci, con qualcosa di nuovo che non abbiamo mai sperimentato. Come si fa a lasciarGli il timone? Smettendo di fuggire, di seminare briciole per scappare, e accogliendo la Sua Parola nella nostra vita di coppia; reimparando a dialogare (seriamente) laddove si è persa l’abitudine; cercando vie nuove davanti agli ostacoli, riconoscendo i nostri errori reciproci. Con il perdono – questa è la chiave che apre il cuore a Dio – che possiamo reciprocamente donarci, con nuovi strumenti e attingendo alla grazia del Sacramento delle nozze… ecco che le briciole saranno solo un lontano ricordo.
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stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).












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