Marcia per la vita
La Marcia per la Vita: quando la vita è un dono e la verità ci commuove ancora
Foto derivata da: Eric Martin and Rick Johnson, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Da oltre 50 anni gli americani si riuniscono a Washington DC, per la più grande manifestazione annuale al mondo per i diritti umani, per affermare una convinzione fondamentale: ogni vita umana, nata e non ancora nata, ha una dignità intrinseca e un valore incommensurabile e merita protezione e sostegno nelle nostre leggi, nelle nostre comunità e nelle nostre famiglie. Quest’anno si è svolta il 23 gennaio (la data è solitamente vicina all’anniversario della storica sentenza Roe v. Wade, 22 gennaio 1973, che sancì l’aborto in tutti gli USA)
Da sempre il dibattito sull’aborto si è svolto sui fatti. E i fatti sono convincenti. La scienza dimostra che la vita umana inizia con il concepimento. Da quel primo momento esiste un nuovo essere umano, con un DNA geneticamente unico. Entro le sei settimane, si può rilevare il battito cardiaco. È, inequivocabilmente, quello del bambino e non della madre.
Entro le dodici settimane, gli organi si sono formati, emergono le impronte digitali e i bambini spesso si succhiano il pollice, a volte preferendo una mano rispetto all’altra. Entro le quindici settimane la scienza indica che i bambini non ancora nati possono sentire dolore.
Gli aborti chimici rappresentano ormai più della metà di tutti gli aborti negli Stati Uniti, nonostante le crescenti prove che i farmaci abortivi rappresentino gravi rischi per la salute delle donne.
Uno studio importante ha scoperto che circa l’11% delle donne che assumono mifepristone manifesta complicazioni gravi o potenzialmente letali: una cifra molto più alta di quanto spesso viene detto alle donne e che sicuramente non sarebbe tollerata per quasi nessun altro tipo di farmaco.
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Perché la Marcia per la Vita continua, dopo così tanti anni ?
Perché i movimenti alimentati principalmente dalla rabbia tendono a esaurirsi. La rabbia non è sostenibile. Però la gioia sì, perché il richiamo al bene, al bello e al vero non stancano e non annoiano.
Chiunque abbia partecipato ad una Marcia lo sa.
Il volto della Marcia per la Vita non è rabbia o risentimento, ma gioia, canto, energia, amore per la madre e per il figlio. Sono migliaia le persone, molte delle quali giovani, unite, al freddo, per testimoniare pacificamente la vita.
Questa presenza giovanile è particolarmente evidente in un momento in cui l’autoidentificazione pro-life della Generazione Z è in aumento e la disponibilità della Generazione Z ad accettare l’aborto su richiesta durante la gravidanza sta crollando, secondo un sondaggio Gallup della scorsa estate.
Il mondo continuerà a cambiare, la politica cambierà, i venti culturali soffieranno, ma la missione della Marcia per la Vita rimane salda: affermare il valore inestimabile di ogni vita umana, sostenere una maggiore protezione per i più piccoli, sostenere donne e famiglie e rendere gioiosa testimonianza alla verità.
Indipendentemente dalle circostanze, la vita è un dono. Questa verità parla al cuore di ogni essere umano. Ed è per questo che continuiamo a marciare.
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Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).












1 risposta su “La Marcia per la Vita: quando la vita è un dono e la verità ci commuove ancora”
Ogni donna ha il diritto di decidere se portare avanti o interrompere una gravidanza, soprattutto in caso di stupro, grave malformazione o patologia del feto e rischio di morte per lei stessa.