Tempo di Quaresima, pregando ripenso alla mia esperienza di madre affidataria

madre e figlia

di Simona Arcidiacono

I figli non sono fotocopie dei genitori. Spesso ne ereditano dei tratti, apprendono comportamenti e somigliano loro in qualcosa. Eppure, quante volte i genitori scoprono che il figlio o la figlia possiedono un carattere diverso, un modo unico e imprevedibile di essere! Quante volte devono umilmente imparare a conoscerli come persone distinte, con un universo interiore irripetibile.

Se questo accade con i figli naturali, perché non dovrebbe accadere con i figli non biologici accolti in una Casa-famiglia? Simona Arcidiacono lo ha sperimentato: ha fatto i conti una diversità che l’ha messa in crisi, ma che – con l’aiuto di Dio – non ha impedito l’incontro. E poi ci sono i riti… come quello della pizza…

Buongiorno Vita, tempo di Quaresima e tempo di sentieri e occhi nuovi, tempo anche di rallentare e godersi, nel silenzio dell’adorazione eucaristica, i momenti di alti e bassi vissuti per arrivare fino a qui.

Durante il deserto, i miei pensieri sono andati al periodo in cui ebbe inizio la nostra avventura umana e spirituale. L’allargare i nostri cuori e non solo a dei giovani adolescenti di una casa-famiglia. La nostra avventura con la Casa-famiglia Simpatia è iniziata sette anni fa ed è stata una strada in salita. 

Per iniziare ci è stata affidata una ragazza. E pensare che io prediligo i maschi! A differenza di mio marito Andrea, non avevo nulla in comune con questa ragazza, neanche l’interesse per una serie tv su Netflix!

Alice è entrata nelle nostre vite come un temporale estivo, inaspettatamente

Mi sono sempre chiesta, anche scherzando con lo psicologo della Casa-famiglia che ci ha seguiti, come mai, dopo tutte quelle sedute, mi fosse stata affidata proprio una persona che caratterialmente distava anni luce da me. Io e lei siamo come il giorno e la notte, nel vero senso dell’espressione. 

È stato faticoso entrare in relazione con lei, inoltre, non solo per le sue ferite da sanare, ma anche perché sette anni fa avevamo alla porta la Pandemia.

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Entrare in relazione proprio durante quel periodo è stato veramente arduo: solo Dio sa come ci siamo riuscite. 

Il mondo della casa-famiglia è un mondo particolare e meraviglioso. È paragonabile ad un oratorio parrocchiale. Una volta varcata la soglia ne esci cambiata. È paragonabile all’esperienza di un cammino di conversione.

Intraprendere il cammino della genitorialità ti porta ad aprire il cuore e a superare tutti i tuoi limiti. 

Ti aiuta a superare le delusioni e le aspettative. 

Ti insegna l’educazione del cuore, l’arte di custodire ogni segreto o confidenza ricevuti da questi ragazzi. 

Ti insegna a maneggiare con cura le loro fragilità e ad accoglierle. 

Ti insegna ad amare ogni ferita interiore che portano dentro di loro, con la speranza di vederla risanata. 

Ci vogliono tempo e amore: un amore puro e sincero come quello del Piccolo Principe per la sua volpe. 

Il legame nasce con la costanza e la presenza. E ci vogliono i riti. 

Il nostro rito preferito era – ed è ancora! – quello di ritrovarsi davanti una pizza. La pizza ci ricorda che ognuno di noi è fondamentale… con il suo ingrediente particolare e unico!

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