Ai ragazzi della Maturità: una lettera per la notte prima degli esami
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Ci siamo. Giovedì suonerà l’ultima campanella, quella che non segna la fine di un trimestre, ma l’inizio di una nuova fetta di vita. L’esame di maturità è alle porte e, lo sappiamo, l’ansia da prima prova si fa sentire.Tra i riassunti dell’ultimo minuto, il “tototracce” che rimbalza sulle chat di classe e le tazze di caffè che non bastano mai, c’è un momento in cui bisogna fermarsi e respirare. Questa lettera è per voi, cari maturandi.
Ognuno di noi ci è passato e lo sa: quella notte non si dimentica. Non si dimentica il profumo dell’estate che entra dalla finestra, il silenzio insolito dei libri chiusi e quella canzone di Antonello Venditti scritta apposta per accompagnare come un mantra le ultime febbricitanti ore.
L’esame di maturità, in fondo, assomiglia a un antico rito di passaggio: il momento esatto in cui siete chiamati a rispondere all’appello. Il futuro non risponde se non c’è qualcuno che ha il coraggio di dire: “Presente!”.
Nel vostro futuro ci sono desideri diversi: sicurezza, indipendenza, successo, libertà. Ma noi sappiamo che la vera domanda è un’altra. Un desiderio è solo un’idea finché non ha un volto. Se volete fare i medici, gli ingegneri, gli scrittori o gli artigiani, la domanda da porvi la notte prima degli esami è: per chi lo fate? Per amore di chi volete che si realizzi il vostro sogno?
Nella logica del Vangelo, i talenti non sono proprietà privata da accumulare solo per orgoglio personale, ma un dono d’amore da far fruttare per gli altri. La maturità non è solo un voto su un pezzo di carta; è l’inizio di una vocazione. Rispondere “Presente” significa mettere questi cinque anni di studio al servizio di un progetto più grande. Trovare questo senso profondo in ciò che farete da venerdì in poi è l’unico modo per trasformare il vostro futuro in un capolavoro.
Finora la penna l’hanno tenuta i vostri genitori, i vostri insegnanti, o l’hanno tenuta insieme a voi. Da giovedì la penna passa ufficialmente nelle vostre mani. Non cambiate il quaderno: continuate a scrivere sulla vostra storia, ma fatelo con il vostro stile.
“Non abbiate paura del futuro perché il futuro siete voi!” (Giovanni Paolo II)
A volte lo zaino con cui vi presentate all’esame sembra pesante, pieno di ansie, di insicurezze o di ferite. Ma ricordatevi che, agli occhi del Padre, le nostre ferite possono diventare feritoie: punti di luce da cui guardare il mondo con più sensibilità e compassione. Non abbiate paura di quel foglio bianco. Gesù un giorno ha detto ai suoi discepoli: “Duc in altum”, che significa letteralmente prendi il largo. Lo ripete anche a voi: non abbiate paura di lasciare le rive sicure ma strette dell’adolescenza per navigare nel mare aperto della vita.
Immaginate allora questo esame come un grande appello finale. Quando sentirete pronunciare il vostro nome davanti alla commissione, non abbiate paura. Voi non siete un numero, siete un nome pronunciato e amato da sempre. Alzatevi in piedi. È il gesto di chi dice: “Ci sono, sono presente, e inizio a camminare con le mie gambe”.
Ragazzi, è arrivato il momento di spegnere i computer. È il tempo di fare un bel respiro profondo e scoprire dove il bagaglio di questi anni vi porterà. Affidate le vostre fatiche e le vostre speranze in una piccola preghiera prima di chiudere gli occhi. Da oggi tocca a voi imparare a stare in piedi, a testa alta, con lo sguardo dritto e aperto verso il cielo, dove sono custoditi i vostri desideri più nascosti e i sogni che Dio ha per ciascuno di voi.
Buona Maturità a tutti. Noi tifiamo (e preghiamo) per voi.
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Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).












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