Semi dell’amore sponsale nelle canzoni. “Sei la strada che porta alla vita”
Foto ritagliata e adattata da: Zdravkopetrov, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Sono ancora qui, con la mia rubrica “Semi di Teologia del corpo”, per sorprendervi con accostamenti inaspettati. Dopo aver esaminato il brano “Nient’altro che noi”, di Max Pezzali, oggi vi propongo di leggere “Piccola stella”, del giovane cantante che si fa chiamare Ultimo. Non abbiamo alcuna prova che il cantante volesse, di proposito, tradurre in un suo brano la visione cristiana dell’amore sponsale. Eppure, in un certo senso, lo fa. Se un giovane ama “Piccola stella”, infatti, probabilmente sogna proprio un amore fedele, totale, libero, fecondo, che punta al per sempre.
Niccolò Moriconi, in arte Ultimo, è un giovane cantante di origine romane. Un millennial, classe 1996, che da alcuni anni riempie gli stadi nei suoi concerti. Di recente, è conosciuto anche come il papà del piccolo Enea.
Questo articolo non vuol essere un elogio all’artista, né all’uomo che c’è dietro. Tantomeno, si vuol parlare strettamente di musica e gusti musicali. A noi preme riconoscere semi di verità sull’amore sponsale, per trovare spunti utili per dialogare con i giovani.
Prendiamo il brano “Piccola stella”. Non lo riporteremo tutto (chi vuole, può trovarlo qui). Ci soffermeremo sulle frasi più significative e più evocative… eccole di seguito.
- “Sei la cosa più bella che indosso. Sei risorsa, sei il cielo e sei il mondo”
È chiaro che chi presenta questa dedica non si sta riferendo a un “vestito”, come se la donna fosse “un oggetto”, sta parlando di qualcosa di molto più profondo. Sta dicendo che l’amore, quando è tale, ci fonde in una nuova realtà, tanto che la pelle dell’altro diventa la nostra. “E i due saranno una sola carne”, frase della Genesi ripresa da Gesù nel Vangelo, potrebbe essere letta anche così: “I due saranno una sola pelle”. Cioè così vicini, così uniti, così visceralmente legati, che ci si tocca nei luoghi più profondi della propria umanità. I vestiti ci avvolgono, ma non possono entrare dentro la carne. L’amore, invece, supera quella barriera, fondendo due corpi in uno solo, due vite in una nuova, intimamente condivisa.
Sei risorsa. L’amore, quando è vero, non toglie energie vitali, non chiude, non fa appassire l’altro, lo fa sbocciare. L’acqua è risorsa per la pianta, l’amore vero è risorsa per la persona.
Sei il cielo. Il cielo, qui, è da leggere in modo fisico, per la sua bellezza ed immensità, ma anche in modo metaforico, per ciò che da sempre rappresenta: ovvero una vita che va oltre noi, che va oltre la materialità, che supera i confini del visibile, del tempo, dello spazio.
Sei il mondo. Può sembrare esagerato. E in effetti, questa, è un’iperbole. Può una persona essere “il mondo”? Eppure, quando una coppia gode di autentica comunione, nasce una dimensione nuova. Ciò non deve portare ad assolutizzare l’amato, a chiudere gli occhi davanti alle sue fragilità, né a isolarsi. Il punto è che si scorge nell’altro qualcosa di prezioso, tanto che la sua esistenza rende più bello il mondo intero.
Leggi anche: Semi di Teologia del corpo nelle canzoni: Nient’altro che noi
- “Sei la strada che porta alla vita”
L’amore sponsale è fecondo e genera sempre, non solo dal punto di vista biologico.
L’amore è generativo in tutti i sensi. Se una coppia non gode insieme della vita, se chiude le porte alla vita, se ciascuno non porta l’altro “alla vita”, sta sperimentando un amore ferito e depotenziato.
- “Sei la piccola stella che porto nei momenti in cui non ho luce”
L’altro non può essere l’unica ragione della nostra esistenza. Non possiamo “aggrapparci” a qualcuno, perché viva al posto nostro. Non possiamo rubare la sua bellezza interiore, perché noi non ne abbiamo.
Eppure, una relazione è autentica quando chi ci è accanto si fa luce nelle nostre fatiche; ha a cuore il nostro futuro, quando si interessa della direzione che prendiamo, dei periodi difficili che attraversiamo, dei momenti di smarrimento. Chi ci ama non può e non deve risolvere tutto, ma può portare speranza, stare accanto, abitare insieme anche quei momenti dolorosi.
- “Questo tempo trascorso non è mai abbastanza. Te che dei miei occhi ne sei la sostanza”
Quando viviamo qualcosa di bello, il tempo che passa non ci appesantisce. Anzi, abbiamo come la sensazione di volerne di più. C’è chi crede che lo scorrere delle stagioni sia nemico dell’amore, ma non vale per chi si appartiene davvero.
L’amore, col passare dei giorni, dei mesi, degli anni, cresce. Due persone che si amano non si stancano l’uno dell’altra, perché, mentre le farfalle sullo stomaco volano via, il rapporto scende a un livello di conoscenza e di comunione così profondo, che si può gustare in modo sempre più autentico la presenza dell’altro nella propria vita.
- “Sei l’immenso di un attimo andato. Sei quel vento che soffia da sempre, ma che riesce a non farmi cadere”
L’amore sostiene, non affossa. L’amore spinge avanti, come il vento, ma non spinge a terra, come fa invece la violenza. Ecco, allora, cosa significa essere vento: motivare l’altro, farlo progredire, incoraggiarlo, come un vento che dà forza, ma non aggredisce.
Il tempo passa, gli attimi se ne vanno, ma chi ama custodisce “l’immenso” che è stato regalato. C’è una scintilla di eternità nell’amore, qualcosa che è destinato a rimanere. Ecco perché gli attimi “andati”… non sono “perduti”.
Questa canzone offre spunti preziosi sull’amore sponsale: ci conduce oltre le barriere della materia e dello spazio. Ci parla di «vita», di «luce», facendoci sognare quel «per sempre» che non si presenta come un dovere imposto, ma come necessità. Quando si ama, infatti, il tempo non è mai abbastanza. L’amore, quando è vero, può essere contenuto soltanto dall’eternità.
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