Spesso si prende in mano magari distrattamente, mentre si cammina, si guida, si aspetta qualcuno, si sta accanto a un malato. Poi ci si accorge che quelle Ave Maria, ripetute una dopo l’altra, hanno cominciato a mettere ordine là dove noi non riuscivamo più a farlo. È il Rosario, da molti anni compagno fedele delle mie turbolente giornate. Una delle scuole di preghiera privilegiate accanto all’adorazione eucaristica. Mi ricorda la ferialità, l’amore per le piccole cose, la necessità di scandire il tempo con una supplica continua a Dio.
Mi fa pensare a una madre che, mentre prepara la cena, conta i grani del Rosario perché suo figlio è uscito e non risponde al telefono. Non ha soluzioni da offrirgli, non può proteggerlo da ogni cosa, non può sapere che cosa gli stia accadendo. Può soltanto affidarlo. Penso a chi accompagna il coniuge o una persona cara ad una visita medica e, nella sala d’attesa, fa scorrere il pollice sulla corona senza riuscire quasi a pronunciare le parole. Non sta solo chiedendo necessariamente che tutto vada come desidera ma sta rinunciando, almeno per quei minuti, all’illusione di poter controllare l’esito perché è tutto nelle mani di Dio. Il Rosario diventa allora una piccola scuola di abbandono.
E penso a chi lo recita per una persona con cui ha litigato. Qui il Rosario diventa persino scomodo. Perché dire «prega per noi peccatori» mentre si pensa a quella persona significa ammettere che il peccatore non è soltanto l’altro. E quando, dopo dieci Ave Maria, ci si accorge che la richiesta più difficile non è più «fa’ che cambi lui», ma «fa’ che cambi il mio sguardo», forse la preghiera ha già cominciato a fare il suo lavoro.
Il Rosario non è una fuga dalla realtà. È, al contrario, un modo per entrarvi senza esserne divorati. Un po’ mi rattristo quando viene liquidato come una preghiera ripetitiva. Certo, ripetiamo le stesse parole. Ma anche gli innamorati ripetono le stesse parole, e nessuno pensa che dicano «ti amo» una volta sola perché dopo sarebbe inutile. La ripetizione, quando è abitata, non impoverisce il significato: lo approfondisce. Un bambino può chiedere cento volte alla madre «mi vuoi bene?» perché in qualche modo sta cercando una certezza da cui poter ripartire.
Il Rosario allora ci obbliga a tornare alle cose essenziali. Una madre, una casa, un bambino, una promessa, una croce, una tomba vuota. E mentre il mondo ci bombarda di informazioni, Maria ci insegna a custodire. «Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore». Credo ci sia una differenza enorme tra recitare un Rosario e pregare il Rosario. Nel primo caso possiamo arrivare alla fine contando cinquanta Ave Maria. Nel secondo possiamo arrivare alla fine con qualcosa che è cambiato dentro di noi. A volte sarà una decisione. A volte un perdono. A volte una telefonata da fare. A volte la capacità di non rispondere a una provocazione. A volte semplicemente la pace necessaria per andare a dormire senza continuare a rimuginare. Il Rosario non cambia magicamente le circostanze. Cambia, lentamente, la persona che attraversa quelle circostanze.
Quel piccolo oggetto che teniamo in tasca, nel comodino, accanto al letto o appeso allo specchietto dell’auto smette di essere semplicemente una corona di grani. Diventa una specie di àncora. Ci ricorda che, mentre noi attraversiamo la giornata, c’è un filo che continua a ricondurci al Vangelo. Una Ave Maria dopo l’altra, fino a Gesù.
Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.
Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!
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stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).



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