La “tenerezza delle madri” e “l’infantilismo aggressivo” della guerra

Le ultime parole del Santo Padre richiamano i bambini (maschi) quando giocano alla guerra con le armi giocattolo. Nel gioco sono “aggressivi” e crudeli e fanno piazza pulita del “nemico” che spesso è il fratellino o un amichetto. Sono senza pietà e dicono spesso “se non ti arrendi sei morto”. Nella loro fantasia parlano di “nemici” e di “morte”. È un gioco appunto, il gioco della guerra. E Papa Francesco paragona l’aggressore della guerra in Ucraina ad un “bambino che gioca alla guerra”.

Papa Francesco non risparmia aggettivi nel descrivere ciò che accade nel mondo e non nasconde, anche fisicamente e con l’espressione del viso, la sua preoccupazione. Nel recente viaggio a Malta “cuore del mediterraneo” ha usato la metafora della rosa dei venti che le immagini cartografiche del tempo antico ponevano accanto all’isola dove San Paolo approdò per un naufragio della nave che lo portava a Roma. 

Venti e bufere che imperversano sul “mare nostrum” e l’Europa e «le tenebre della guerra» che arrivano da Est: «Pensavamo che invasioni di altri Paesi, brutali combattimenti nelle strade e minacce atomiche fossero ricordi oscuri di un passato lontano. Ma il vento gelido della guerra, che porta solo morte, distruzione e odio, si è abbattuto con prepotenza sulla vita di tanti e sulle giornate di tutti».

«Mentre ancora una volta – dice con piglio Papa Francesco – qualche potente, tristemente rinchiuso nelle anacronistiche pretese di interessi nazionalisti, provoca e fomenta conflitti, la gente comune avverte il bisogno di costruire un futuro che, o sarà insieme, o non sarà. Ora, nella notte della guerra che è calata sull’umanità, non facciamo svanire il sogno della pace».

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Nel Palazzo del Gran Maestro a La Valletta ha detto: «La tenerezza delle madri, che danno al mondo la vita, e la presenza delle donne sono l’alternativa vera alla logica scellerata del potere, che porta alla guerra. Di compassione e di cura abbiamo bisogno, non di visioni ideologiche e di populismi, che si nutrono di parole d’odio e non hanno a cuore la vita concreta del popolo, della gente comune». Francesco ha citato la «voce controcorrente di Giorgio La Pira» che si levò «più di sessant’anni fa, in un mondo minacciato dalla distruzione, dove a dettare legge erano le contrapposizioni ideologiche e la ferrea logica degli schieramenti», per denunciare «l’incredibile infantilismo» dei potenti: «Sono parole attuali: quanto ci serve una “misura umana” davanti all’aggressività infantile e distruttiva che ci minaccia, di fronte al rischio di una “guerra fredda allargata” che può soffocare la vita di interi popoli e generazioni!».

Colpiscono i termini “incredibile infantilismo” e “aggressività infantile e distruttiva”. Richiamano i bambini (maschi) quando giocano alla guerra con le armi giocattolo. Nel gioco sono “aggressivi” e crudeli e fanno piazza pulita del “nemico” (che nel gioco spesso è il fratellino o un amichetto). Sono senza pietà e dicono spesso “se non ti arrendi sei morto”. Nella loro fantasia parlano di “nemici” e di “morte”. È un gioco appunto, il gioco della guerra. E Papa Francesco paragona l’aggressore ad un “bambino che gioca alla guerra”. Una guerra con armi «preparate da tempo» che seminano vera morte e vera distruzione.

Papa Francesco ricorda anche un’immagine antica che raffigura Irene, la Pace, come una donna che ha in braccio Pluto, la ricchezza e nel Palazzo del Gran Maestro di La Valletta contrappone all’infantilismo aggressivo la «tenerezza delle madri, che danno al mondo la vita, e la presenza delle donne sono l’alternativa vera alla logica scellerata del potere, che porta alla guerra». Papa Francesco si commuove spesso quando parla dei bambini e delle madri e preghiamo perché il suo grido squarci il buio delle coscienze ottenebrate.




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Gabriele Soliani

Gabriele Soliani, nato a Boretto (Reggio Emilia) il 24-03-1955. Medico, psicoterapeuta, sessuologo, adolescentologo, giornalista pubblicista iscritto all’Ordine. Libero professionista. Ha collaborato per 9 anni al Consultorio Familiare diocesano di Reggio Emilia. Sposato con Patrizia, docente di scuola superiore. Vive a Napoli dal 2015. Ministro della Santa Comunione e Lettore istituito.

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