Inghilterra. Arrestata perché pregava in silenzio. Storia vera di una volontaria pro-vita

Foto di João Saplak on Pexels

Ci sono storie che segnano un’epoca e che costringono una società a guardarsi allo specchio. Isabel Vaughan-Spruce è una volontaria per la vita inglese, è co-direttrice della March for Life UK, ed è oggi uno dei simboli di quella che possiamo definire una persecuzione nei confronti dei pro-life, una delle lotte più evidenti e drammatiche nel Regno Unito; una lotta per la libertà di pensiero, di coscienza e di religione che interessa tutto il mondo occidentale. Quale è stata la sua “colpa”? Avere stazionato in piedi, in totale silenzio e in uno spazio pubblico, pregando nell’intimo del proprio cuore nei pressi di un centro abortivo.

Nessun cartello, nessun megafono, nessuna ostruzione, nessuna parola pronunciata. Soltanto una presenza pacifica. Eppure, per questo semplice atto di fede e di testimonianza per la vita, Isabel è diventata la prima persona ad essere incriminata penalmente in Gran Bretagna in base alle recenti leggi nazionali sulle cosiddette buffer zone (“zone di rispetto”). 

E dopo di lei ce ne sono state altre, alcune delle quali ancora sotto processo. Persone comuni, impegnate per la cultura della vita.

In realtà, ad essere attaccata è la libertà di pensiero, di coscienza e di religione nel mondo occidentale. 

La cronistoria 

La vicenda di Isabel ha inizio nel 2022 – fine 2023, quando pregava abitualmente in modo pacifico vicino a una clinica di Birmingham. Nel dicembre 2022 viene arrestata per la prima volta per aver pregato in silenzio all’interno di una buffer zone locale (istituita tramite ordinanza municipale), persino mentre la struttura era chiusa. Nel febbraio 2023 viene totalmente assolta dal tribunale per assenza di reato. Ciò nonostante, solo poche settimane dopo, nel marzo 2023, viene arrestata una seconda volta nello stesso luogo per i suoi soli pensieri silenziosi. 

Nell’Agosto 2024, dopo un’azione legale sostenuta dall’organizzazione ADF International, la Polizia delle West Midlands riconosce l’illegittimità dei due arresti e versa a Isabel un risarcimento di 13.000 sterline. Sembra la vittoria del buon senso. 

Nell’ottobre 2024 entra ufficialmente in vigore la legge nazionale sulle buffer zone (sezione 9 del Public Order Act 2023), che proibisce qualsiasi condotta atta a “influenzare” le decisioni nel raggio di 150 metri dalle cliniche abortive. 

Nel marzo 2025 la polizia informa Isabel di essere nuovamente sotto indagine per aver pregato in silenzio vicino a un centro il 27 gennaio 2025 e in altre date successive. Il 16 dicembre 2025, dopo quasi un anno di incertezza legale, viene ufficializzata la nuova incriminazione penale. 

Isabel si dichiara “non colpevole” nel gennaio 2026.

Presso la Birmingham Magistrates’ Court si tiene un’udienza preliminare fondamentale tra il 6 e in 9 ottobre 2026. È un punto di svolta. La difesa denuncia un palese abuso di processo (abuse of process) e una violazione dei diritti umani fondamentali (Articoli 9 e 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo). 

Il giudice Tan Ikram rileva che le accuse originarie della procura non erano formulate correttamente, ricordando che la norma richiede un “atto” concreto e scandendo un principio chiaro: «Stare in piedi non è un reato… Non importa quante volte lo si faccia, la semplice presenza non è sufficiente». 

Ciononostante, il 7 ottobre 2026, il giudice concede alla pubblica accusa di presentare cinque nuovi capi d’imputazione (uno per ciascuna occasione in cui Isabel è rimasta in piedi a pregare silenziosamente). Isabel si dichiara ancora una volta non colpevole. 

Leggi anche: I genitori scelgono l’aborto per lei: “Non volevo, ma non mi hanno dato scelta”

Il processo penale è stato ora fissato per la settimana dal 25 al 29 gennaio 2027. 

La vicenda di Isabel Vaughan-Spruce travalica l’ambito della sola testimonianza pro-life: riguarda direttamente i diritti civili di ogni cittadino. Come denunciato dai legali di ADF International, la procura ha attuato un trattamento discriminatorio: la presenza e il silenzio di Isabel sono stati perseguiti unicamente perché è noto che la donna custodisce ed esprime convinzioni pro-life. Se una persona estranea si fermasse nello stesso identico luogo a pensare ai propri affari, non verrebbe mai incriminata. 

Processare qualcuno per ciò che pensa o crede nel proprio cuore dentro un determinato perimetro geografico significa istituire un vero e proprio “reato di opinione”. Se persino il silenzio e la preghiera intima possono diventare un reato, allora il concetto stesso di democrazia e di libertà d’opinione crolla rovinosamente. 

Inoltre, in seguito all’approvazione del recente Crime and Policing Bill, che ha portato alla depenalizzazione dell’aborto per le donne che lo praticano al di fuori dei limiti di legge e per qualsiasi motivo, si è creato un altro contrasto nel sistema giuridico inglese.

La ratio data per giustificare la depenalizzazione dell’aborto per le donne è la volontà di evitare ulteriore sofferenza emotiva, medica o giudiziaria alle donne che affrontano un momento così drammatico, risparmiando loro indagini, procedimenti o incriminazioni.

Dall’altro lato, ci si chiede: perché questa stessa empatia e tutela giuridica non viene applicata a donne, come Isabel, che senza compiere reati, fanno volontariato per sostenere le donne incinte in difficoltà?

In concreto per chi si spende gratuitamente per proteggere la vita nascente e sostiene le madri in difficoltà, si spalancano le porte dei tribunali, le indagini estenuanti, le accuse penali e il rischio di condanna. 

Sembra essere una disparità di trattamento basata unicamente sull’ideologia. Una persona comune, pacifica e operosa viene trasformata in un “criminale” solo perché la sua visione del mondo disturba l’ortodossia cultura dominante. 

Isabel Vaughan-Spruce non ha cercato il clamore giudiziario, ma non si è tirata indietro. Con mitezza, dignità e fermezza continua a ripetere: «Stare in silenzio e custodire determinate convinzioni in uno spazio pubblico non dovrebbe mai essere un reato». 

Mentre si avvicina l’anniversario dell’introduzione dell’Abortion Act e la March for Life si prepara alla testimonianza pubblica del 27 ottobre a Parliament Square a Londra, la storia di Isabel ci ricorda che gli eroi della vita non portano elmi o corazze, ma scelgono di stare in piedi, a volte a mani giunte, difendendo la verità e la libertà di tutti e la dignità di ogni persona. 




Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia

Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).

CONTINUA A LEGGERE



ANNUNCIO


ULTIMI COMMENTI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per commentare bisogna accettare l'informativa sulla privacy.