14 Giugno 2022

I genitori di figli con “genere creativo”, l’ennesima conquista di modernità

Ho sempre pensato che essere genitore è uno dei compiti più difficili del mondo. Da quando lo sono diventata confermo senza ombra di dubbio che non c’è nulla al mondo di più bello ma anche di più scarnificante di essere mamma, di essere papà. Siamo spinti da tante buone intenzioni, condizionati dal contesto familiare, di gioia o di restrizione in cui siamo vissuti, dal profilo culturale…Insomma ci sono tante varianti. Tutte degne di attenzione tranne una: la moda, seguire una forma di pensiero “adeguata ai tempi”; utilizzare i propri figli per partecipare a quella transizione sociale tanto auspicata. E poi esserne così fieri da presentarla come la normalità.

Cecilia, torinese traduttrice e interprete, tra le pagine del Corriere di Torino, si definisce “la mamma di una personcina di genere creativo”. Suo figlio ha 9 anni e da quando ne ha 3 non è d’accordo a considerarsi un maschio come risulta in anagrafe. Dunque cosa si fa se a 3 anni un figlio ti dice: “Mamma io non mi riconosco nel genere che ho?”. Lo si aiuta a diventare gender fluid! A tre anni?

Ammesso che un figlio sappia formulare a questa età un concetto ed un bisogno così chiaro da un punto di vista antropologico e di identità sessuale – cioè collega il suo essere maschio con il fatto che non vuole essere maschio – un genitore cosa fa? Aumenta la confusione del proprio figlio. Quali sono i segnali che dai tre anni ai nove hanno convinto questa mamma? Lo dice lei stessa nell’intervista: “Ad esempio la mia creatura porta i capelli lunghi e usa un abbigliamento ambiguo”. Tutto qui? Ma basta al mondo di oggi per dire ad un figlio che se si sente femmina lei, la madre, lo considererà tale.

Tutto basato sulle percezioni. Non capisco però se sono percezioni più della madre che del figlio che per ora “ha mantenuto il suo nome e usa il bagno dei maschi, non mi ha chiesto di cambiare malgrado la disponibilità della scuola”. Tutti d’accordo chiaramente, anche la scuola. Nessuno che osa obiettare. Se lo si fa, chiaramente sei “fuori moda”.

Ed ecco che arriva ad un certo punto la domanda del giornalista su quale sarà il percorso di queste creature. «Da grandi saranno quello che vorranno, i bambini “gender creative” sono chiamati anche “gender explorer” perché esplorano il mondo dei generi e non è detto che alla fine si identifichino come persone transgender».

Insomma nell’età dei giochi più belli, delle amicizie più spensierate, delle estati al mare e delle cadute dalle biciclette perché non lasciamo a questi figli di vivere la loro infanzia? Perché ci adoperiamo a tirare fuori da un bambino di tre anni la sua identità di genere? Ma la vogliamo finire di fare le nostre battaglie personali sulla loro carne?


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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