20 Novembre 2023

Filippo, i maschi e i nostri figli orfani di padri

Alla fiaccolata per Giulia c’era anche Nicola, il papà di Filippo Turetta. Qualche fonte racconta che lontano dalle telecamere lui e Gino, il papà della ragazza uccisa barbaramente e buttata in un fosso dal figlio 22enne, si siano abbracciati. Non ne siamo certi ma la sola presenza indica una vicinanza doverosa. Ai giornalisti papà Nicola ha dichiarato: “Io da padre ho pensato che fosse un figlio perfetto, perché non mi aveva dato mai nessun problema, né a scuola né con i professori, mai un litigio con qualche compagno di scuola o che altro. Mai. Con il fratello più piccolo, neanche una baruffa. Trovarmi con una cosa del genere, voi capite che non è concepibile, ci dev’essere qualcosa che è entrata in lui”.

Un padre che aveva cercato di dare tutto ad un figlio, si sveglia un giorno e non lo riconosce più. Quel figlio ora è definito da tutti un mostro, un assassino, un prepotente maschilista. Il linciaggio mediatico che si attua in queste circostanze è terribile. Rispondere alla violenza inconcepibile e brutale di Filippo nei confronti di Giulia con la stessa violenza verbale è sintomo di una incapacità di affrontare la realtà. Comprendo che abbiamo bisogno di dare un volto a tanta brutalità ma la denuncia e l’indignazione si deve tradurre in una precisa consapevolezza della realtà e in un cambiamento di rotta.

Sono anni che inneggiamo contro il maschio violento e sopraffattore ma intanto quali azioni si mettono in campo? La politica risponde a modo suo, c’è bisogno di leggi più severe e di inasprire la pena. D’accordo. Le agenzie educative come la scuola riconoscono che l’educazione affettiva e sessuale deve cominciare fin dalla scuola primaria. D’accordo. Ma qual è esattamente il fenomeno culturale che si vuole contrastare?

Si inneggia al maschio violento e possessivo. Ma i maschi non sono tutti così. Generalizzare è sbagliato e controproducente. Piuttosto dovremmo riconoscere con grande onestà che negli ultimi decenni abbiamo uomini sempre più fragili e deboli. La maggior parte di coloro che si suicidano sono maschi. Cosa è accaduto? Individuo diversi fattori che hanno un comune denominatore: la solitudine generata dal narcisismo, la tecnomediazione della relazione, l’amicizia light, a portata di “click” e di Facebook, le relazioni virtuali nelle loro varie declinazioni ambigue, l’ipersessualizzazione dell’infanzia e il mostruoso incremento della cyberpornografia, intere generazioni crescono con i video games, la ricerca di emozioni forti, la velocità estrema. Ma a questo mix va aggiunta la spinta a rinunciare ad una identità stabile, per entrare nell’unica dimensione possibile secondo i guru della postmodernità: quella della liquidità, ovvero quella dell’identità mutevole, difforme, dissociata e continuamente ambigua di chi è e al tempo stesso non è.

La crisi dell’identità maschile ha una enorme conseguenza. Se all’uomo d’oggi è precluso il raggiungimento di una identità stabile, che si articola e si declina nelle varie dimensioni, come in quella psicoaffettiva e psicosessuale, la conseguenza prima è che l’“esserci-con” (per esempio la coppia) assume nuove e multiformi manifestazioni, fino a dissolversi impietosamente. L’“esserci-con” non è più il reciproco relazionarsi fra identità complementari sul quale costruire dimensioni progettuali ma si riduce all’occasionale incontro tra bisogni individuali che vanno reciprocamente a soddisfarsi, per un tempo minimo, al di là di impegni reciproci e di progetti che superino l’istante. È il trionfo dell’individualismo.

In tutto questo chi insegna al figlio maschio il senso del limite, la capacità di sacrificio, la fortezza d’animo? Il padre. Purtroppo viviamo in una società senza padri. Il padre ha la funzione di consegnare le regole della vita sociale, i limiti entro i quali muoversi e, in questo senso, anche gli spazi di libertà consentiti. Il figlio ha bisogno del “no” del padre perché la sua crescita si ordini sulla realtà, rallentando così la corsa adolescenziale del “tutto è possibile”. La mancanza della figura paterna genera maschi insicuri e incapaci di gestire i propri desideri e le proprie pulsioni. Tutto questo purtroppo non si insegna con una lezione a scuola. Abbiamo bisogno di recuperare l’autorevolezza paterna. Basta con papà concentrati sul proprio divertimento, sulla forma fisica, o sulla mutevolezza dei sentimenti. Non voglio generalizzare ma certamente abbiamo molto da lavorare e da riflettere se davvero vogliamo dare una risposta sociale a tanto dolore.


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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