La mamma: “Gesù dice di amare anche i nemici”. La bambina: “E perché?”

Qualche giorno fa leggevamo il Vangelo del giorno a casa: veniva proposto il brano in cui Gesù invita ad amare i nemici. Questo insegnamento è entrato nella nostra cultura. O siamo d’accordo e ci proviamo, o ci voltiamo dall’altra parte, dando a Gesù le nostre motivazioni. I bambini, invece, che scoprono il Vangelo per la prima volta, hanno una reazione diversa… Vi racconto cosa è successo a noi.

Abbiamo preso un’abitudine in famiglia: ogni mattina, a colazione, leggiamo il Vangelo del giorno. Non importa se siamo un po’ assonnati e di fretta: cerchiamo, il più possibile, di rispettare questo appuntamento. È un momento prezioso di riflessione e di dialogo anche con i figli. Vogliamo che la prima parola sulla nostra giornata ce l’abbia Gesù.

Durante questo tempo di Quaresima, la liturgia ci ha fatto meditare il brano più esigente di tutto l’insegnamento di Cristo:

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano» (Mt 5,43-48).

Dopo aver annunciato questa parte, ho spiegato ai miei figli che Gesù insegna esattamente quello hanno appena sentito, anche se forse può stridere alle nostre orecchie, soprattutto se siamo feriti. L’hanno già capito che non è facile cercare il bene di chi non ci sta simpatico, pregare per chi ci ha fatto un dispetto, non rispondere al male con altro male. La vendetta ci viene istintiva, mentre amare i nemici no. 

Mi ascoltavano attentamente. Poi, mia figlia, riemergendo dalle sue riflessioni, mi ha chiesto: 

E perché?”.

Non ha detto: “Come si fa?” o “Troppo difficile!”. Non ha obiettato neppure che non ne aveva voglia. 

Voleva capire perché dovesse farlo, perché dovesse essere gentile proprio con il bambino che le ha conficcato una matita sulla mano lasciandole una profonda cicatrice o con il bambino che le fa i versi al momento di uscire da scuola.

Non ha molto senso, no?

La sua domanda mi ha stupita e ancor di più mi ha stupito che il brano evangelico proseguisse in modo esatto e puntuale con la risposta alla sua domanda:

Affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli (Mt 5,43-48).

Gesù ci sta dicendo di amare i nemici non per sentirci bravi, ma perché amare, senza tornaconto, senza interessi egoistici, senza condizioni, senza che l’altro lo meriti, ci unisce a Dio, ci fa gustare l’essenza stessa di Dio, che è Amore.

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Ho pensato che noi adulti, spesso, ci fermiamo alla fatica. I bambini hanno ancora quello sguardo limpido e “filosofico” sulla realtà che fa cercare, in ogni cosa, il perché, il senso, la ragione profonda.

Ho pensato anche che il cristianesimo non è moralismo sterile, ma libertà.

Amare in modo radicale ci fa liberi, ci dona pace, la stessa pace di Dio. Sembra eroismo, sembra quasi ingiusto: in realtà è la via per assomigliare al Padre!

La prima domanda, allora, non è su quanto sia difficile, e nemmeno su quanto sia “giusto” ma… riguarda, piuttosto, quanto ci interessa assomigliare a Dio. Voglio partecipare al Suo modo di essere? Voglio amare senza calcoli, per respirare la stessa vita divina?

È faticoso. Rinnegare il proprio rancore non è facile. Il cristianesimo punta molto, molto in alto e spesso è impossibile senza un cammino, fatto di cadute; senza una comunità che accoglie e condivide la nostra difficoltà. Eppure, se capiamo “il perché”, se capiamo che così facendo avremo la gioia di Dio in noi, tutto cambia.

Non ci avevo mai pensato, o forse non ricordo di averlo fatto. Eppure, quel “perché?”, pronunciato da una bambina, mi ha fatto recuperare il senso del mio essere cristiana.

Non lo faccio per sentirmi dire “brava” o perché sono ormai incastrata, per abitudine, in una morale troppo difficile. Mi fido di Gesù e chiedo a Lui di dilatarmi il cuore, per avere la vita stessa di Dio.




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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  1. Gentile Dottoressa, lei ha scritto una bellissima frase "Le famiglie non sono perfette. Non lo sono mai state e non…

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