I Centri per la Famiglia: ad Angri la rivoluzione parte dalle relazioni

Lo scorso 15 maggio si è tenuto ad Angri, nella cornice della Cittadella della Carità “Don Enrico Smaldone”, un importante momento di incontro e confronto in occasione della Giornata Internazionale della Famiglia e della Giornata Regionale del Figlio. Istituzioni, associazioni e tantissimi giovani a confronto per tracciare il futuro delle politiche familiari in Campania e in Italia.

Una sala gremita di volti, autorità, associazioni e, soprattutto, tantissimi giovani. È questa la fotografia del convegno svoltosi lo scorso 15 maggio ad Angri (SA), presso la sede operativa della Federazione Progetto Famiglia e della Fraternità di Emmaus. Un incontro inserito all’interno della settimana del Diritto alla Famiglia, nato non solo per celebrare la Giornata Internazionale della Famiglia e la neonata Giornata Regionale del Figlio (istituita dalla Regione Campania con L.R. 4/2023), ma per fare il punto su una vera e propria svolta culturale: il ruolo e lo sviluppo dei Centri per la Famiglia.

A fare gli onori di casa è stata Giovanna Abbagnara, presidente di Progetto Famiglia, che ha ricordato le radici del luogo che ha ospitato l’evento, nato nel dopoguerra dall’instancabile carità di don Enrico Smaldone.

“L’accoglienza non è un gesto straordinario per pochi, ma qualcosa di connaturale all’essere famiglia”, ha ricordato Abbagnara. “La forza della solidarietà sta nella coscienza di non essere soli. La rete e la comunità sostengono le famiglie e permettono di affrontare insieme ogni fragilità”.

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Il focus del dibattito, moderato da Nino Di Maio (Presidente del Forum delle Associazioni Familiari della Campania), si è concentrato sulla necessità di superare la logica delle politiche sociali frammentate.

“Non dobbiamo più pensare a politiche separate per disabili, giovani o anziani”, ha evidenziato Di Maio. “Dobbiamo guardare alla famiglia a 360 gradi, nella sua totalità e complessità. La famiglia non è un problema, è il più grande ammortizzatore sociale che abbiamo”.

Particolarmente coinvolgente è stato l’intervento di Pinella Crimì, vicepresidente nazionale del Forum delle Associazioni Familiari e insegnante, che ha messo in guardia da una deriva oggi molto comune: confondere l’educazione con la performance.

“Viviamo nell’epoca del funzionamento e del voto, ma educare significa aiutare qualcuno a crescere in umanità”, ha spiegato Crimì, sottolineando il dramma dello spopolamento delle aree interne del Sud e l’importanza di ricostruire quel “villaggio educativo” capace di sconfiggere la solitudine dei genitori e dei giovani.

Un concetto ripreso con forza da Andrea Morniroli, Assessore alle Politiche Sociali e alla Scuola della Regione Campania. Morniroli ha proposto una parola chiave: alleanza.

“La rete è un luogo tecnico, l’alleanza presuppone una prospettiva condivisa in cui ognuno mette in discussione un pezzetto di sé nel rispetto delle differenze”, ha dichiarato l’Assessore. Nel sottolineare l’importanza di combattere le disuguaglianze di partenza e le povertà educative, Morniroli ha ribadito che i Centri per la Famiglia devono essere spazi pubblici ad accesso gratuito e senza barriere, pronti ad accogliere la pluralità delle forme familiari del nostro tempo senza giudicare.

Il cuore tecnico e politico dello sviluppo dei centri è stato tracciato dalla professoressa Assuntina Morresi, Vice Capo di Gabinetto del Ministero della Famiglia, della Natalità e delle Pari Opportunità. La Morresi ha spiegato la strategia della ministra Eugenia Roccella: non ingabbiare le regioni in rigide strutture burocratiche, ma finanziare funzioni precise.

Sono ben 11 i milioni di euro stanziati in Italia per il potenziamento dei Centri, fondi già stanziati che serviranno a coprire servizi essenziali: dal supporto nei primi 1000 giorni di vita all’educazione digitale, dal counseling per adolescenti al sostegno a adozioni e affido.

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Al di là delle definizioni burocratiche, la Morresi ha lanciato una vera e propria sfida culturale, proponendo di guardare a queste strutture non semplicemente come a dei Centri “per” la famiglia, ma come a dei Centri “della” famiglia. Non si tratta, dunque, di uffici assistenziali calati dall’alto, ma spazi abitati e gestiti in prima persona da reti di famiglie che si aiutano tra loro.

Per spiegare questo concetto di protagonismo – che in termini tecnici viene definito empowerment – la dottoressa Morresi ha tradotto efficacemente richiamando la cultura rurale marchigiana e il concetto di “prendere possesso” dei propri mezzi. I Centri finanziati dal Ministero devono servire proprio a questo: non a fare assistenzialismo, ma a rendere le famiglie consapevoli del proprio valore e delle proprie risorse. Solo così i cittadini smettono di essere utenti passivi e diventano soggetti attivi, capaci di creare reti solidali sul territorio.

Al dibattito ha portato il proprio saluto anche don Gianni Branco, delegato regionale per la pastorale familiare della Conferenza Episcopale Campana, ricordando come le parrocchie rappresentino da sempre sul territorio un presidio unico, strutturato e totalmente gratuito. “Noi siamo ’senza soglia’”, ha evidenziato don Gianni. “Raccogliamo in prima battuta ogni emergenza, dalla solitudine all’aiuto materiale. Sarebbe fecondo che la politica valorizzasse questa presenza viva nel progettare i servizi futuri”.

A conclusione del convegno, la Federazione Progetto Famiglia ha conferito il 12º Premio “Ambasciatore della Famiglia” al Ministro Eugenia Roccella, per “il costante e qualificato impegno istituzionale e culturale profuso nella promozione della famiglia quale fondamento della società, per l’attenzione alle politiche di sostegno alla natalità e alla genitorialità, e per la determinazione con cui ha contribuito ad alimentare il dibattito pubblico sui valori sociali ed educativi che sostengono il tessuto familiare”.

Il premio è stato ritirato in sua vece da Assuntina Morresi, che ha invitato ufficialmente la Federazione a Roma per consegnarlo direttamente nelle mani della Ministra.




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